Categoria: News

  • Media La Stampa: in corso l’integrazione con il Gruppo L’Espresso, la raccolta nazionale è affidata a Manzoni

    DailyMedia, 10/02/2017

    Alle celebrazioni per i 150 anni de La Stampa, ieri a Torino, c’erano tutti: John Elkann, Carlo De Benedetti e Carlo Perrone, i tre editori che stanno per unire le forze in vista della fusione tra Gruppo Editoriale L’Espresso e Itedi, quest’ultima protagonista di una precedente alleanza con l’imprenditore cui fa capo il quotidiano genovese Il Secolo XIX. L’accordo tra Elkann e De Benedetti, siglato la scorsa estate, sta per diventare operativo: il termine è fissato per il 31 marzo, al netto di eventuali slittamenti legati alle pronunce delle autorità competenti. Il processo di integrazione è però già in atto, a cominciare dal fronte pubblicitario con il trasferimento della raccolta della pubblicità nazionale dalla RCS, che l’aveva in carico, alla Manzoni, la concessionaria del Gruppo L’Espresso, a partire dal 1° gennaio 2017. Per quanto riguarda la locale, attualmente gestita da PK, è in corso un’indagine dell’Antitrust. La festa per il quotidiano torinese è iniziata a Palazzo Madama con l’inaugurazione della mostra “La Stampa fotografa un’epoca – scatti che raccontano 150 anni della nostra storia”, curata dall’art director Cynthia Sgarallino, che documenta in circa 500 immagini fotografiche la storia del quotidiano. Alla cerimonia erano presenti il Sindaco di Torino Chiara Appendino, il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, il presidente di Itedi John Elkann e il direttore del quotidiano Maurizio Molinari. «Gli scoop degli ultimi giorni (i commenti sulla giunta Raggi dell’assessore all’Urbanistica di Roma Paolo Berdini e la pubblicazione dei compensi Rai, ndr) dimostrano la grande vitalità del giornale – ha detto Elkann -. Un giornale molto legato al suo territorio e amato dai suoi lettori». Il direttore Molinari ha ribadito il forte legame di appartenenza de La Stampa con l’area geografica di riferimento, Torino e il Nord Ovest, e con la comunità dei suoi lettori; il suo ruolo di interprete dello spirito repubblicano; la sua vocazione europea e atlantica. Nella stessa occasione sono intervenuti Michelangelo Pistoletto, che ha realizzato l’opera “Il mondo della Stampa”, ripresa dal francobollo commemorativo realizzato da Poste Italiane rappresentate dal suo presidente Luisa Todini. Inoltre, è intervenuto anche Valerio Castronovo che ha presentato il suo libro “La Stampa 150 1867-2017. Un giornale, la sua epoca, il suo futuro. Articolo dopo articolo un secolo e mezzo di fatti raccontanti dal quotidiano”. Nel pomeriggio di ieri, invece, presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Centro Congressi Lingotto si è tenuto un incontro alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il quale è stato proiettato il corto “la Stampa, 150 anni” diretto da Davide Ferrario. Successivamente, il vice direttore vicario del quotidiano Luca Ubaldeschi ha moderato un dibattito con i sette direttori viventi: Paolo Mieli, Ezio Mauro, Carlo Rossella, Marcello Sorgi, Guido Anselmi, Mario Calabresi, Molinari e un contributo video di Arrigo Levi.

  • Concessionarie Rai Pubblicità mira a un +3% nel 2017, pari a oltre 680 milioni di euro

    DailyMedia 9/02/2017

    Dopo il significativo +7,8% registrato da Rai Pubblicità a fine 2016, pari a 702 milioni di euro, Fabrizio Piscopo, amministratore delegato della concessionaria, prevede per l’anno appena iniziato una crescita del 3% e una chiusura 2017 pari a 680 milioni. Considerando che le previsioni di crescita del mercato pubblicitario per il 2017 non superano il 2%, Piscopo stima dunque per Rai Pubblicità un dato che ancora una volta conferma l’eccezionalità della concessionaria, capace di raggiungere performance migliori rispetto all’andamento generale del mercato. L’amministratore delegato annuncia un +3%, valore che corrisponde pienamente a quanto messo a budget. Una crescita moderatamente positiva che ovviamente tiene conto della mancanza in palinsesto di Top Event quali UEFA Euro 2016 e Olimpiadi che sono stati estremamente rilevanti nel bilancio 2016. Piscopo, nel corso di una videointervista disponibile sul sito web di Rai Pubblicità, sottolinea come il termine innovazione sia la vera parola chiave di questo trend molto positivo. Un’innovazione prima di tutto editoriale, come dimostra l’introduzione di 52 nuovi programmi nel palinsesto Rai, che rafforza e consolida ulteriormente l’offerta commerciale della concessionaria e che non appartiene ai principali competitor.

  • Analisi Ad Blocking: fenomeno stabile con bassa penetrazione sul mobile in Italia

    DailyNet 08/02/2017

    Giunge alla sua seconda edizione l’indagine nata per monitorare il fenomeno dell’ad blocking nel nostro Paese: “Lo stato dell’arte dell’Ad blocking in Italia”, promossa dalle principali associazioni rappresentanti la industry: Assocom, FCP-Assointernet, Fedoweb, IAB Italia, Netcomm e UPA, coordinata da GroupM e commissionata a comScore e Human Highway. Il progetto nasce per comprendere quanto e quale valore dell’attuale modello della pubblicità digitale potrebbe essere messo a rischio o quali nuove opportunità potrebbero nascere da un’evoluzione del sistema. Realizzata nel novembre 2016, l’indagine mostra rispetto alla prima wave (maggio 2016) come l’incidenza dell’ad blocking in Italia rimanga contenuta e il fenomeno sia sostanzialmente stabile: il numero degli utenti unici che hanno installato sul proprio PC un ad blocker resta fermo al 13%, al 15% le pagine bloccate (panel meterizzato). Tre diverse fonti di dati ma un unico risultato in cui tutto il mercato si riconosce: un unicum italiano. Va ricordato che l’indagine si basa su tre diverse fonti di dati. Un unicum anche rispetto alle altre ricerche internazionali sull’ad blocking. • Panel meterizzato comScore: quantificazione di utenti unici e pagine viste con ad blocker installato su PC. • Indagine CAWI su panel Human Highway: quantificazione degli utilizzatori di ad blocker da mobile e da qualsiasi device nonché analisi dettagliata di motivazioni e modalità di utilizzo degli ad blocker. • Dati censuari forniti dagli associati FCPAssointernet per la quantificazione delle pagine con ad blocker attivo. I numeri chiave della CAWI Anche in questo caso si confermano i dati della prima wave: 22,2% è la percentuale degli utenti che hanno dichiarato di aver installato un ad blocker su almeno un dispositivo di accesso ai servizi online. Il dato va interpretato alla luce delle seguenti considerazioni: • Non tutti i dispositivi utilizzati dagli utenti sono stati dotati di un ad blocker. • Non tutti i browser installati sui device degli utenti sono dotati di ad blocker. • Non tutte le pagine web chiamate dai browser con ad blocker sono prive di pubblicità. Ne deriva che la maggior parte (65,7%) degli individui online (PC + smartphone) che utilizza un ad blocker lo fa in maniera tattica, ovvero configurando whitelist o mettendolo in pausa per accedere a pagine e siti di proprio interesse, selezionando i browser e i device su cui applicarlo. L’incidenza dell’ad blocking in Italia viene così ricondotta alla percentuale rilevata dal panel meterizzato: il 13% di utenti che utilizza sul proprio PC un ad blocker e il 15% delle pagine adblockate rappresenta la reale dimensione del fenomeno nel nostro Paese (dato confermato dalla indagine interna FCP-Assointernet, che misura un 12,5% di pagine ad-blockate da desktop sul perimetro delle concessionarie che hanno partecipato all’indagine). Tra gli utenti di smartphone l’incidenza si riduce all’8%. Profilo dell’utenza e motivazioni dell’installazione Rispetto alla prima wave si conferma il profilo degli user di ad blocker: prevalentemente maschile (65,3%), giovane (la fascia con maggiore incidenza è 25-34 anni col 25,9%), con elevato livello d’istruzione. Il fenomeno inizia a interessare le donne (34,7%). Per consentire una evoluzione del sistema e un contenimento del fenomeno l’indagine ha approfondito le ragioni per cui l’utente decide di installare un ad blocker su PC. L’ad blocker si conferma la risposta a una user experience negativa: formati giudicati troppo invasivi (50,7%) e eccessivo affollamento (47,2%) sono le due cause principali, a cui segue l’eccessiva frequenza (36,3%), il rallentamento dei tempi di caricamento dei siti (35,2%), una pubblicità non in linea con gli interessi degli utenti (23,1%). Negli smartphone la ragione principale dell’installazione è il rallentamento dei tempi di caricamento dei siti (40%), ma preoccupa anche il consumo del traffico dati (37,8%). Consapevolezza della pubblicità La seconda wave conferma come rimanga significativa la conoscenza del cosiddetto patto pubblicitario, ovvero la consapevolezza da parte dell’utente della pubblicità come fonte di finanziamento di contenuti free: 42,7% tra gli utilizzatori di ad blocker. Sale dal 50,8% al 56% la quota degli utenti “recuperabili”, cioè di coloro che avendo installato un ad blocker sarebbero disposti a rinunciarvi a fronte di un ambiente online più user friendly. Focus su utenti ecommerce Rispetto alla prima wave è stato aggiunto un focus sugli utenti ecommerce, un’utenza generalmente più matura nella fruizione di internet, su cui l’indagine ha confermato un’incidenza maggiore del fenomeno: il 27,9% degli acquirenti online utilizza un ad blocker. Tra gli utenti di smartphone l’incidenza si riduce all’8,9%. Conclusioni L’indagine inter associativa sull’ad blocking proseguirà nei prossimi mesi con successivi aggiornamenti, per monitorare il fenomeno e settare eventuali contromisure. In particolare le associazioni promotrici dell’indagine stanno lavorando su Tavoli ad hoc non solo per quantificare e comprendere il fenomeno, ma per realizzare uno sforzo comune finalizzato al miglioramento del sistema. Vale a dire recepire e soddisfare con sempre maggiore puntualità le istanze dell’utente, sensibilizzandolo nel contempo al rispetto del “patto pubblicitario” su cui la industry del web si basa. Giovanna Maggioni, UPA Dalla ricerca emerge anche che due tra le principali motivazioni per attivare l’adblocking sono il rallentamento nel caricare i siti, dovuto alla pesantezza di alcuni oggetti pubblicitari, e il consumo eccessivo di traffico dati a causa della medesima ragione. «Due indicazioni molto significative, e importanti per noi – spiega Giovanna Maggioni, direttore generale di UPA -. Questi dati confermano che il consumatore attiva l’adblocking non tanto perché infastidito dalla pubblicità, ma perché l’adv troppo pesante influisce negativamente sulla sua esperienza in internet. Questo ci permette anche di dare suggerimenti alle aziende sull’utilizzo di creatività digitali più fruibili». UPA partecipa alla ricerca per avere informazioni approfondite anche sui profili degli utenti dell’ad blocking. Infatti, una ulteriore informazione che UPA giudica fondamentale è quella relativa ai target. «I dati sui target – dice ancora Maggioni – ci consentono di capire in che modo e che tipo di penetrazione ha l’utilizzo del blocco della pubblicità sulle diverse categorie di consumatori». Daniele Sesini È soddisfatto dei risultati della ricerca Daniele Sesini, direttore generale di IAB Italia: «Siamo contenti nel commentare un fenomeno che non si sta ampliando. Non c’è incremento né nel tasso di penetrazione né in termini di fruizione. La paura, peraltro giustificata, che tutti gli operatori avevano riguardo una possibile crescita della pratica dell’ad blocking è stata in qualche modo bilanciata da risultati stabili e in linea con la maggior parte dei mercati esteri». «Un dato particolarmente positivo riguarda la consapevolezza della pubblicità come fonte di finanziamento per chi produce e veicola gratuitamente i propri contenuti, che è in aumento. Gli utenti stanno acquisendo consapevolezza del patto. E soprattutto la quota di recuperabili è in ascesa. Penso che queste due tendenze siano la conferma del lavoro che stiamo svolgendo a livello inter associativo tanto in Italia quanto a livello globale, per esempio con la Coalition for Better Ads». «I temi dell’advertising di oggi sono diversi e li stiamo trattando e approfondendo con impegno ed un elevato livello tecnico. Parliamo di trasparenza, misurazione, brand safety e viewability, tutti fenomeni che stiamo monitorando con grande attenzione. Tornando all’ad blocking voglio porre l’attenzione sul mobile: il tasso di dispositivi bloccati è molto basso e penso che questo sia un’opportunità per proseguire il lavoro svolto fino a ora ed evitare che errori commessi in passato su desktop si ripetano. In sintesi, occorre costruire ambiente pubblicitario di valore per utenti, editori e inserzionisti».

  • Mercato ADS: è stato approvato il nuovo regolamento, i primi dati sulle copie multiple digitali a partire da maggio 2017

    DailyMedia 06/02/2017

    Si è finalmente conclusa con l’approvazione del nuovo regolamento di ADS la vicenda relativa alla tracciabilità delle copie digitali multiple che per qualche mese ha bloccato la pubblicazione dei dati di diffusione delle stesse. Il CdA della società presieduto da Carlo Mandelli ha infatti deliberato all’unanimità lo scorso venerdì a favore del nuovo regolamento per la certificazione delle copie digitali multiple, che determina alcune procedure informatiche per identificare l’utente finale e verificare la sua esplicita volontà di fruizione. Gli editori sono tenuti a dotarsi di sistemi tecnologici in grado di controllare e comprovare la reale attivazione dell’abbonamento digitale. Per dare a tutti gli operatori il tempo di adeguare i propri sistemi, si stima che i primi dati non saranno disponibili prima di maggio di quest’anno, e che saranno poi pubblicati a luglio. Questi sistemi, sostanzialmente, dovranno tracciare tutti i passaggi, dall’attivazione dell’abbonamento attraverso una mail o altro strumento, alla verifica tramite codice captcha, alla identificazione dell’indirizzo IP da cui proviene la richiesta. Questo, per stabilire che l’utente sia una persona e non un robot. Anche le società di intermediazione dovranno dotarsi dei medesimi sistemi, e gli stessi intermediari saranno anche sottoposti a procedure di validazione da parte della Commissione Lavori di ADS, così come già accade per le società che effettuano le certificazioni delle diffusioni per conto degli editori, le quali devono essere approvate dal Consiglio. A queste società spetterà ovviamente il compito di certificare anche le diffusioni digitali multiple. Il nuovo regolamento emenda quello del 2015 che introduceva per la prima volta il tema delle copie digitali ma che non prevedeva, per esempio, la figura dell’intermediario per le copie multiple, ne era in grado di garantire l’unicità dell’utente finale. Il regolamento approvato venerdì nasce con il beneplacito di Antitrust e AgCom, e in effetti non ha incontrato opposizione dal parte di alcun membro del Consiglio, né editori, né rappresentanti del mercato. Il Consiglio ha inoltre rilasciato i certificati relativi alle diffusioni 2015 deliberando, coerentemente con le decisioni prese nel 2016, la temporanea sospensione della certificazione delle copie digitali multiple. Il CdA ha infine rinviato il rilascio del certificato relativo alla diffusione 2015 della testata Il Sole 24 Ore in attesa della documentazione e dei chiarimenti richiesti all’editore stesso in merito alle differenze emerse tra dati a suo tempo dichiarati e dati accertati.

  • Convegno FIEG. Sassoli (UPA): “Contro le ‘fake news’ un’Authority europea e il controllo IAP su tutta la comunicazione, coinvolgendo anche l’editoria online”

    ADXExpress 03/02/2017

    “L’impatto dei social sulle nostre vite, sulla società e sul mercato in generale è tale da rendere indispensabile l’adozione di  codici di comportamento responsabili e  trasparenti . Anche i new media hanno bisogno di nuove regole per essere efficaci nel tempo, e noi aziende crediamo non sia possibile uno sviluppo senza regole condivise e un approccio responsabile anche nel mondo della comunicazione digitale. Per questo l’UPA lancia una duplice proposta: creare un‘Authority Europea contro le fake news e le distorsioni dell’informazione negli ultimi tempi abbastanza invasive sul web ed estendere l’autodisciplina, dello IAP dalla pubblicità commerciale a tutto il sistema della comunicazione, coinvolgendo anche gli operatori della rete, come editori online e Over the top, per eliminare notizie false o denigratorie attraverso istruttorie che diano ragionevoli certezze”.

    Lo ha dichiarato ad ADVexpress il presidente dell’UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, intervenuto oggi a Roma al convegno FIEG dal titolo  “Dalle black box alle legal box: digitale tra ambiguità e responsabilità”.

    “L’autodiscipliina, come avviene in pubblicità,  è uno strumento efficiente, veloce, economico e democratico che crediamo debba essere esteso, attraverso lo IAP, dalla comunicazione commerciale all’informazione tour court – ha aggiunto Sassoli de Bianchi  –   Oggi chi, come persona o azienda, si sente colpito o denigrato da un’informazione diffusa sul web, potrebbe rivolgersi allo Iap che avrebbe il vantaggio di essere ‘un organismo terzo’, evitando quel processo di autoregolamentazione in materia messo in atto ad esempio dagli Over the top”.

    “Internet è una grande opportunità – ha affermato Sassoli de Bianchi durante il convegno Fieg -, gliinvestimenti pubblicitari sul web rappresentano il 25% del totale, 2 miliardi su 8 complessivi. Ma – ha aggiunto Sassoli – nasconde anche delle insidie: l’indebolimento dei corpi intermedi: la politica, le associazioni, le stesse ‘marche’. Se viene meno la credibilità delle marche in questa entropia comunicativa dove non si distingue più il vero dal falso, questo è un problema. Ma anche l’assenza di trasparenza, la mancanza di una informazione veritiera e corretta che in realtà costituirebbe un diritto garantito dallo stesso articolo 21 della Costituzione dove si afferma non solo il diritto alla libertà di informare, ma anche quello di essere informati. E poi l’anonimato in Rete, l’assenza di responsabilità di chi vi opera”.

    La proposta dell’Associazione che riunisce le principali aziende investitrici del mercato, anticipa il presidente ” è stata accolta con interesse da tutti i relatori presenti al convegno FIEG’.

    All’incontro, moderato da Maria Latella hanno preso parte anche il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, il presidente della Fieg Maurizio Costa e il direttore del Corriere della sera Luciano Fontana.

    Maria Latella,  ha posto l’accento sulla necessità – forse compresa in altri Paesi prima che nel nostro – di rispettare delle regole che consentano la sostenibilità della produzione e diffusione dei contenuti editoriali, garantiscano una competizione alla pari dei players dell’informazione e prevengano o pongano rimedio ai danni derivanti alla reputazione e alla privacy da un uso improprio della Rete.

    Ruben Razzante ha lanciato un appello al Governo per l’avvio di un tavolo di consultazione tra tutti gli operatori della filiera di produzione e distribuzione delle notizie e dei contenuti in Rete. Un tavolo che possa condurre alla definizione di linee guida per arginare il fenomeno delle fake news, regolare lo sviluppo della Rete e valorizzare l’informazione di qualità. Per Razzante è essenziale ricollocare al centro dell’agenda politica il tema della democrazia e del ruolo degli Over The Top, con i quali rispetto a qualche anno fa il rapporto è senz’altro cambiato, anche grazie alla ricerca di collaborazioni commerciali come quella con Google avviata da Fieg, ma con i quali va raggiunta una sintesi tra le esigenze di tutti gli operatori. “Le fake news rappresentano un rischio per la democrazia perché abbassano il livello dell’informazione e della necessità di ripristinare una gerarchia e verificabilità delle notizie devono invece – ha concluso Razzante – essere consapevoli tutti coloro che operano in Internet”.

    “Il labile confine tra regolazione e censura nella percezione dell’opinione pubblica – ha ricordato Maria Latella nel dare la parola al Garante Antitrust – è alla base delle polemiche suscitate da una recente dichiarazione di Giovanni Pitruzzella sulla necessità di un organismo di vigilanza sulle notizie a livello europeo allo scopo di contrastare tutti quei movimenti che rischiano di inquinare il naturale dibattito democratico, alimentando campagne di paura e odio a colpi di notizie fraudolente”:

    Pitruzzella ha ribadito oggi che la sua presa di posizione, con la recente intervista al Financial Times, nasceva dalla volontà di porre l’accento sulla “necessità, non solo per il mondo dell’informazione e della comunicazione, ma più in generale, di un confronto improntato alla trasparenza e alla correttezza, essenziali per lo svolgimento stesso della vita democratica”. “Di fronte alla quarta rivoluzione industriale – ha aggiunto Pitruzzella – e alle sue conseguenze, tra cui la cancellazione di posti di lavoro e la decentralizzazione dell’informazione con la sua scia di insidie per i fruitori delle notizie, è necessario immaginare regole nuove. Quelle vecchie non bastano. E non si tratta di censura – ha aggiunto – ma di tutelare i diritti delle persone. Non tutto quello che circola in Rete infatti, un esempio per tutti gli ‘hate speeches’, ricade nella cosiddetta libertà di informazione”.

    A Luciano Fontana è stato chiesto come è vissuto dall’interno di un giornale come il Corriere della Sera, per il quale parole come fiducia e responsabilità appaiono scontate, il cambiamento. “In questo profondo progetto di trasformazione – ha detto Fontana – dove non si ha nemmeno un’esatta coscienza del campo di gioco, non valgono le sole regole della deontologia professionale. I social network sono essi stessi fonti. La responsabilità degli Over The Top è enorme, non sono solo dei mezzi tecnici. Google dovrebbe assumersi le stesse responsabilità di ciò che divulga degli editori”. “In un mondo in cui domina la velocità, in cui le persone per la maggior parte non si fermano certo ad incrociare le informazioni per farsi un’idea, è ancora più importante e necessario – ha detto Fontana – il ruolo di una professione che produca un giornalismo – anche se l’espressione è forse abusata – ‘di qualità’: che selezioni le notizie, fornisca un’agenda definita, offra garanzie per quanto possibile di oggettività, sia capace di correggersi velocemente”.

    Maurizio Costa, nel tirare le fila degli interventi, ha concluso come anche per l’informazione in Rete ci si debba basare su trasparenza, correttezza, responsabilità. Occorre perciò superare l’asimmetria che non prevede oggi la stessa responsabilità anche per chi opera nel web. E quindi definire un sistema di regole trasparenti e condivise che garantiscano tutti i soggetti in termini di concorrenza, fiscalità, privacy e tutela del diritto d’autore.

  • Editoria Sport Network e NTV insieme per il nuovo magazine “Italo. I Sensi del Viaggio”

    DailyMedia 03/02/2017

    Un incontro importante segna l’inizio del 2017: Sport Network e NTV insieme per il nuovo magazine “Italo. I Sensi del Viaggio”. Contenuti di tendenza e una veste grafica completamente nuova sono i tratti distintivi della nuova rivista di Italo che ha debuttato in questi giorni a bordo treno e nelle Lounge Italo Club. Attuale, completo e ricco di approfondimenti, il nuovo magazine di Italo guiderà il viaggiatore alla scoperta delle meraviglie del nostro Paese nel campo dell’arte, della moda, del design e del gusto in un viaggio ispirato ai 5 sensi umani. Vista, udito, gusto, tatto e olfatto saranno, infatti, le bussole che orienteranno il lettore tra le pagine di questo nuovo magazine. A Sport Network saranno affidate la realizzazione dei contenuti editoriali e la raccolta pubblicitaria. Articoli, reportage, interviste saranno curati da una redazione di esperti del mondo del lifestyle. I contenuti All’interno di “Italo. I sensi del Viaggio” ampio spazio sarà dedicato, ovviamente, al viaggio e alla scoperta delle meravigliose città italiane che di mese in mese saranno raccontate dalla prospettiva di un turista curioso e attento ai dettagli. Consigli di viaggio, itinerari e appuntamenti da non perdere verranno segnalati di volta in volta per permettere al viaggiatore di vivere questi fantastici luoghi a 360 gradi. Un occhio di riguardo sarà anche riservato alla cultura enogastro- nomica del nostro Paese, apprezzata in tutto il mondo non solo per i suoi ottimi prodotti dalle innumerevoli varianti regionali ma anche per la maestria dei nostri chef stellati, veri e propri ambasciatori dell’eccellenza italiana nel mondo. E poi ancora approfondimenti sui film in programmazione al cinema, ricche selezioni sulle serie tv più seguite e sui programmi televisivi da non perdere. Ogni mese non mancheranno poi gli appuntamenti con la cultura e con i grandi eventi della musica italiana e internazionale, senza dimenticare le ultime tendenze di benessere e hi-tech. Il progetto editoriale del nuovo magazine di Italo è stato curato da Andrea Brambilla, Direttore Editoriale di Conti Editore. I commenti Il Presidente di NTV Andrea Faragalli Zenobi dichiara: “L’attenzione verso il viaggiatore e l’eccellenza del servizio sono i principi alla base della nostra filosofia aziendale e questa rivista ne vuole essere un ulteriore esempio”, e aggiunge: “la utilizzeremo per raccontarvi le nuove sfide e i nuovi obiettivi di un anno molto importante per tutti noi: azionisti dipendenti e viaggiatori. Saranno tante le novità che abbiamo in serbo per voi e che vi anticiperemo su queste pagine per garantirvi una prospettiva privilegiata”. Paolo Posteraro, Direttore di “Italo. I Sensi del Viaggio” commenta: “Con “Italo. I sensi del viaggio” accompagneremo i viaggiatori in giro per l’Italia, tenendogli compagnia quando sono sul treno e facendogli scoprire le bellezze italiane” La distribuzione “Italo. I Sensi del Viaggio” sarà disponibile, in versione cartacea, a bordo di tutti i treni Italo e nelle Lounge Italo Club di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina, Firenze Santa Maria Novella e Napoli Centrale, in versione digitale all’interno del portale di bordo Italolive e sul sito www.ntvspa.it

  • Rilevazioni FCP-Assointernet: l’online perde il 2,3% nel 2016 e chiude a 457 mln

    ADVExpress 03/02/2017

    Dopo il calo dello 0,7% nel 2015, il perimetro delle concessionarie FCP-Assointernet lascia per strada un altro 2,3% nel 2016 chiudendo a 457,7 milioni di euro. Un calo rispetto ai 468,6 milioni dell’anno prima, che conferma quello che sapevamo già: al netto di Facebook e Google, non misurati da FCP-Assointernet, l’offerta perde quote di mercato. Anche online. La tendenza al consolidamento, dunque, prosegue in un contesto in cui gli investimenti complessivi incrementano, ma a una sola cifra grazie agli OTT. Concentrazione e mobile Insomma Facebook e Google, come nel resto del mondo, stanno facendo il vuoto dietro a sé. Soprattutto su mobile dove le concessionarie FCP mostrano segnali di sofferenza: è vero, da una parte è il segmento a maggiore crescita, a +98,6% per una raccolta sul mezzo di 44,11 milioni; ma dall’altra questo valore sembra ancora modesto se si considerano i dati del Politecnico che parlano di un giro d’affari mobile pari a 700 milioni (anche se la metodologia di ricerca non è la medesima, il gap dà l’idea di quanto gli OTT siano dominanti). E c’è ancora un dislivello tra il valore degli investimenti mobile e lo spostamento dell’audience sul mezzo. La concorrenza con latelevisione e la necessità di fare sistema Alla base del risultato a due velocità di internet vi è sicuramente la concorrenza della tv: il piccolo schermo rimane centrale nel nostro Paese e i grandi eventi sportivi come Olimpiadi ed Europei, nonostante il grande seguito online, hanno spinto la raccolta della televisione più che quella dei mezzi digitali, anche grazie a sconti nei prezzi degli spot. Insomma in Italia la tv ha ancora il 50% del mercato e ciò rappresenta inevitabilmente un freno alla spesa sui canali online, dove molti inserzionisti ormai si fidano soprattutto dei dati altamente qualitativi di Facebook e Google. Una soluzione, paventata più volte dagli attori della industry, è quella di creare una sorta di alleanza tra editori, in grado di scalare l’audience e di valorizzarne le informazioni. Ma per adesso esperimenti del genere, vedi Gold 5, non hanno dato i risultati sperati e la forchetta tra OTT ed editoria tradizionale si sta progressivamente allargando.

    Il programmatic Come dichiarato da Giorgio Galantis, presidente di FCP-Assointernet, nel commento che ha accompagnato la nota sulle performance delle concessionarie, pesano anche i fee tecnologici del programmatic: “Nei report dell’Osservatorio FCP-Assointernet i due mesi più importanti per volume di fatturato, novembre e dicembre, chiudono rispettivamente a +1% e -1,2% verso il 2015, determinando una chiusura complessiva del 2016 a 458 milioni di euro e limitando la flessione al -2,3% rispetto all’anno precedente. A tale flessione hanno contribuito due differenti aspetti. Da un lato e in quota parte i costi tecnologici connessi alla crescita della componente programmatic direttamente ‘detratti alla fonte’ dai fatturati delle concessionarie, dall’altro l’impatto di eventi come Europei e Olimpiadi che hanno determinato una diversa allocazione dei budget pubblicitari. Rileviamo infine come nel 2016 il fatturato ‘mobile’ sia raddoppiato rispetto all’anno precedente anche come quota di mercato raggiungendo un’incidenza sul totale investimenti del 10% circa, dal 4,7% al 9,6%”. Editori e piattaforme terze Sarà anche importante vedere la relazione tra editori e piattaforme terze, con tutti i punti di domanda legati alla monetizzazione delle stesse e la perdita del controllo nella gestione del processo di monetizzazione dei contenuti. Secondo Digital Content Next, negli Stati Uniti un editore premium genera mediamente il 14% dei propri ricavi da piattaforme terze. I numeri FCP del 2016 Tornando ai numeri rivelati da FCP-Assointernet nella giornata di ieri, nel 2016 le concessionarie FCP-Assointernet hanno raccolto 458 milioni, di cui 44 milioni, mostrando ancora una volta una centralità del segmento Web, a circa il 90% della spesa totale per un giro d’affari di 407 milioni, in discesa del 7,5% sull’anno prima. Residuale la quota dei Tablet, in crescita a oltre 4 milioni, e Smart Tv/Console, poco più di 1,1 milioni, ma in contrazione del 33,1%. I numeri FCP di dicembre 2016 Dicembre, invece, si è chiuso a -1,2%. Giù Web (-5,1%) e Smart Tv/Console (-28,2%). Trend positivi, invece, per Mobile (+44,9%) e Tablet (+35,6%). In totale, nel mese è stato perso l’1,2% rispetto a dicembre dell’anno prima per un totale di 51,7 milioni. <

  • Analisi PageFair: ad blocking al 17% su desktop e all’1% su mobile in Italia; nel mondo adv bloccata su 615 mln di device

    DailyNet 02/02/2017

    Non si arresta l’ascesa della pratica dell’ad blocking, a +30% nel 2016 su scala globale. A rilevarlo è PageFair, secondo cui l’anno scorso ben 615 milioni di device, di cui 308 milioni da mobile, hanno attivato filtri per bloccare la pubblicità. La simile ripartizione di quote tra desktop e mobile non deve però ingannare: il 94% dei dispositivi mobili equipaggiato con ad blocking è situato in Apac. Non c’è stata invece un’impennata nell’uso dell’ad blocking in Nord America ed Europa: il pericolo, in questo caso, è che le aziende produttrici possano preinstallare software ad blocking sui telefonini, provocando una conseguente accelerazione nell’adozione di sistemi anti-advertising. In Italia la penetrazione dell’ad blocking è al 17% su dekstop e all’1% su mobile. Particolarmente interessante è il motivo principale per cui gli americani intervistati da PageFair decidono di scaricare un ad blocker: non la pubblicità ma per rimanere al sicuro da malware (30%), appena sopra ai formati pubblicitari interruptive (29%). Solo il 14% ha citato i troppi annunci in pagina come motivazione. Insomma è la privacy la ragione per cui si scaricano gli ad blocker e gli scandali emersi in casa Yahoo sui furti di dati sensibili non fanno altro che alimentare una preoccupazione di per sé già concreta. Secondo Johnny Ryan, head of ecosystem di PageFair, la colpa è di tutta l’industry, rea di non aver seriamente preso in considerazione il tema della privacy. A livello socio-demografico, il fenomeno è prevalentemente maschile ed è più comune tra le fasce più giovani della popolazione. Ciò non è una sorpresa, anche se ormai l’ad blocking, spiega PageFair, è una questione trasversale a età e sesso. Insomma, l’ad blocking ha raggiunto un certo livello di maturità. Un altro tema affrontato dal report è relativo alle modalità con cui gli editori hanno provato a combattere il problema e le diverse vie intraprese dal comparto media per convincere gli utenti a disinstallare l’ad blocker o mettere in white list i propri siti. Erigere muri non è una soluzione funzionante. Al 90% degli utenti intervistati è stato chiesto di disattivare l’ad blocker altrimenti l’accesso ai contenuti sarebbe rimasto interdetto. E il 74% di questi ha deciso di chiudere la pagina e andare da un’altra parte: per Ryan, intervistato da Business Insider, non tutti i publisher hanno contenuti esclusivi da giustificare un paywall. Ryan consiglia di aprire un dialogo con il proprio pubblico al fine di individuare le ragioni che dettano l’uso di strumenti per bloccare la pubblicità, e cercare di risolvere il problema offrendo una soluzione. Facebook ha intrapreso un’azione simile l’anno scorso: ha interrogato i suoi utenti e aggiornato i tool di preferenza degli annunci per fornire agli stessi maggiore controllo sulla tipologia di ads da distribuire. Nel redarre l’indagine PageFair ha intervistato 4,626 utenti oltre a utilizzare dati provenienti da StatCounter, Internet Live Stats, eMarketer, e US Census Bureau.

  • Concessionarie WebAds lancia ufficialmente il suo nuovo logo : “WebAds The Publishers Network’”

    DailyNet 1/02/2017

    Il 2017 di WebAds si apre con un Rebranding. Abbandonata la storica ‘swirl’ di colore viola WebAds abbraccia un logo dal design arrotondato, elegantemente nero, che simboleggia una nuova era dell’azienda che, pur portando con sé i valori che l’hanno fatta apprezzare in oltre dieci anni di presenza sul mercato – internazionalità, innovazione, dinamismo – entra nel pieno della sua maturità. Il nuovo payoff di WebAds Il nuovo payoff The Publishers Network riassume la visione che WebAds ha del mercato digital attuale, un mercato che evolve in una direzione sempre più tecnologica, ma deve ricordare di porre sempre al centro gli editori, con la propria identità e i propri contenuti. L’essenza del Brand WebAds in poche semplici parole ‘ We simply add up’ ovvero il valore aggiunto dato dai talenti, il know how, la tecnologia, le competenze che WebAds ha maturato negli anni. Tutto ciò per dare all’editore la libertà di lavorare al proprio prodotto, mentre WebAds si dedica alla massimizzazione dei ricavi pubblicitari sotto l’aspetto sia commerciale sia tecnologico. L’editore al centro L’editore al centro della propria strategia diventa quindi una garanzia anche per l’inserzionista, che grazie a WebAds raggiunge audience certificate di altissima qualità. ‘’Tecnologia e dati sono temi imprescindibili sul mercato attuale, WebAds già da tempo si è mossa in questa direzione, ma vogliamo sempre ricordare che senza il grande lavoro che gli editori impiegano a perfezionare il proprio prodotto, anche la qualità dell’investimento pubblicitario è minata”, ha commentato Constantijn Vereecken, managing director WebAds Italy.

  • Media RCS: un “buon momento” grazie agli investimenti di Urbano Cairo, in attesa di Gramellini e del nuovo Corriere Economia

    DailyMedia 1/02/2017

    RCS è in un “buon momento” grazie agli investimenti messi a disposizione dal nuovo editore Urbano Cairo, che hanno portato una serie di novità e ancora ne porteranno, soprattutto al Corriere della Sera con l’arrivo, il 14 febbraio, di Massimo Gramellini con una rubrica quotidiana e, nei primi quindici giorni di marzo, con il lancio del nuovo Corriere Economia. «Il Corriere sta andando molto bene, siamo i primi per diffusioni in edicola», commenta Raimondo Zanaboni, Direttore Generale Advertising & Communication Solutions di RCS. Aumentato anche l’impatto sulle diffusioni del settimanale Oggi, grazie al riposizionamento dello scorso autunno e agli investimenti sul restyling dell’allegato Cucino. «Il momento è positivo per noi, compatibilmente con le condizioni del mercato di riferimento, e con il rallentamento testimoniato dai dati Nielsen in chiusura 2016», dice ancora Zanaboni, intervenuto al convegno “Newsbrand” organizzato da GroupM con Manzoni, System24, Piemme e RCS ieri a Milano. «La ricerca presentata oggi (ieri, ndr) è importante per ribadire ancora una volta il valore dei brand editoriali in questo momento in cui si parla tanto di fake news. Con tutta la spazzatura che gira, in rete e su tutte le piattaforme, abbiamo l’opportunità di dimostrare che i brand sono fondamentali e certificano la qualità. Infatti, la pubblicità digitale veicolata attraverso brand editoriali genera risultati migliori di quella su siti non accreditati».