Categoria: FCP Assoquotidiani

  • Dati Osservatorio Stampa FCP Novembre 2017

    Dati Osservatorio Stampa FCP Novembre 2017

    L’Osservatorio Stampa FCP ha raccolto i dati relativi al periodo Gennaio-Novembre 2017 raffrontati con i corrispettivi 2016.
    Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -7,6%.

    In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano un andamento negativo sia a fatturato -8,3% che a spazio -3,6%.
    Le singole tipologie segnano rispettivamente:
    La tipologia Commerciale nazionale ha evidenziato -10,1% a fatturato e -7,3% a spazio.
    La pubblicità Commerciale locale -4,6% a fatturato e -2,1% a spazio.
    La tipologia Legale ha segnato -12,1% a fatturato e -11,8% a spazio.
    La tipologia Finanziaria ha segnato -13,8% a fatturato e -11,8% a spazio
    La tipologia Classified ha segnato -5,3% a fatturato e -4,2% a spazio.

    I periodici segnano un calo sia a fatturato del -6,4% che a spazio del -3,4%.
    I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato del -4,9% che a spazio del -3,7%.
    I Mensili segnano un calo a fatturato -7,6% e a spazio -2,7%.
    Le Altre Periodicità registrano -14,5% a fatturato e -5,7% a spazio.

    FCP - icona per file EXCEL XLSXTavola 1_Novembre 2017

  • Mercato UPA rivede le stime 2017 al +1%, Sassoli anticipa un analogo trend per il 2018 e “lancia” le celebrazioni per i 70 anni dell’associazione

    DailyMedia 20/12/2017

    In dirittura d’arrivo della fine dell’anno e in base ai dati consolidati relativi ai primi 10 mesi, il presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi rivede le stime di UPA sulla chiusura degli investimenti per il 2018, ritoccandole al 1+% (circa) rispetto al precedente +1,8%. E, in questa intervista esclusiva a DailyMedia, spiega questa revisione come frutto non di una causa precisa e prevalente, ma come il combinato disposto di tanti fattori che stanno generando un “momento di sospensione” che caratterizza il sistema-Paese, dalla politica al clima di fiducia, dal sentiment e relativi comportamenti d’acquisto dei consumatori a quelli delle aziende, dalle tensioni all’interno del mercato dei mezzi alle conseguenze anche concrete della non partecipazione della nostra Nazionale ai Mondiali di calcio 2018. «Con search e social – spiega Sassoli – il periodo gennaio-ottobre si è chiuso al -0,4% e al -3,1% senza le stime Nielsen relative a Google e Facebook. Novembre e dicembre evidenzieranno un risultato migliore, ma settembre e ottobre sono stati sotto le aspettative, e la survey interna che abbiamo appena concluso ci ha portati a rivedere il tasso di crescita atteso. Non ci sono motivi precisi, ma sta di fatto che, mentre crescono settori come l’auto e il farma-cura della persona, ci sono tagli, tra gli altri, da parte di alimentare – che è il comparto leader per investimenti -, grande distribuzione e tlc, queste ultime probabilmente perché le riduzioni dei margini hanno conseguenze sui budget di comunicazione. L’altra evidenza del nostro citato e consueto monitoraggio tra le aziende associate è che c’è una riduzione dei budget da parte dei big spender, con una tenuta delle medie imprese e una crescita delle piccole. Un comportamento che proseguirà anche nel 2018, per il quale pure ora stimiamo una chiusura sempre dell’1%». Attendismo degli investitori Dopo un 2017 “modesto” rispetto al 2016 (che chiuse al +3,5%), analoga prospettiva si delinea quindi anche per il prossimo anno. «Sicuramente, purtroppo, l’assioma “anno pari – anno ricco” non ci sarà e anche per UPA, come per le aziende, la “visibilità” temporale è ridottissima -continua Sassoli -. La tornata elettorale che ci attende, come da tradizione, deprime gli investimenti e, in più, c’è la prospettiva di una sostanziale incapacità o impossibilità da parte delle forze politiche di dar forma a un Governo, con il rischio che si debba anche tornare a votare pochi mesi dopo, determinando una situazione di stallo che si congiungerà con quella della mancata partecipazione dell’Italia ai campionati di Russia. Si assisterà quindi al paradosso dell’essere in presenza di un’economia che sta dando buoni risultati da una parte e di un atteggiamento attendista da parte degli investitori, con scatti e frenate dettati da umori e mode contingenti che generano un quadro instabile». Tensione nella industry Il clima di crescente tensione “politica” si sta pesantemente trasferendo anche sulla industry dei mezzi, con Mediaset che ha ripreso ad attaccare la Rai, e non solo a parole, visto che un suo esposto sulle politiche commerciali, ritenute scorrette, di quest’ultima, era all’ordine del giorno anche del Consiglio AgCom di ieri. Sassoli non entra nel merito, ma si limita a ricordare il progetto di riforma della tv pubblica già lanciato da parte di UPA che, alla base, proprio per la sua natura, quest’ultima auspica che sia sganciata dalla politica. «Il modello che ci immaginiamo – ribadisce il presidente – è quello della BBC, affidata a una Fondazione, con possibilità di ridurne l’affollamento o di eliminare del tutto la pubblicità da uno dei tre canali generalisti, a fronte dei maggiori proventi derivanti alla Rai dal canone in bolletta. Finora, delle nostre raccomandazioni, è stata accolta solo quest’ultima, ma la nostra è una proposta complessiva, mentre il focus del contendere, adesso, è solo su un aspetto. UPA, su questo, non commenta, anche perché rappresenta piccoli, medi e grandi investitori. Certo, è intuibile che un affollamento più basso, in generale, favorisca questi ultimi, ma del resto è anche vero che il contesto in cui operano gli spender è molto cambiato rispetto a quello in cui sono partite le tv commerciali, e anche piccoli investitori hanno molti più canali, non solo in senso televisivo, per le loro campagne. Quel che conta, alla fine, è il costo per grp, e ogni azienda fa le sue scelte in base agli obiettivi che si pone». Bene la fusione AssoCom-Unicom Venendo infine al mondo associativo, Sassoli conferma il progresso del lavoro in corso con AssoCom e Unicom per la stesura del “Libro Bianco” sulle gare e – sollecitato di commentare l’annunciato progetto di fusione tra queste ultime due – ne approfitta per affermare che, personalmente e come UPA, è un processo visto positivamente, come tutte le fusioni che rafforzano il mondo associativo. L’ultima “chicca” riguarda l’anticipazione del titolo del prossimo incontro dell’associazione degli utenti con il mercato, che si terrà il 4 luglio sempre al Teatro Strehler e che si intitolerà “UPA Settanta”: l’associazione venne fondata infatti nel 1948, e Sassoli vuole celebrare l’anniversario rievocando quello che è successo in questi decenni come base per guardare al futuro e alle nuove sfide che attendono l’industry della comunicazione.

  • Dati ADS: a ottobre il Corriere della Sera leader tra i quotidiani; Tv Sorrisi e Canzoni primo fra i settimanali

    DailyMedia 12/12/2017

    ADS ha reso disponibili nella giornata di ieri i nuovi dati mensili stimati dagli editori, riferiti al mese di ottobre 2017 per quotidiani e settimanali e al mese di settembre 2017 per i mensili. Sul fronte dei quotidiani, a ottobre, viene ribadita la leadership del Corriere della Sera, con poco meno di 299.000 copie diffuse tra carta e digitale, in crescita dello 0,5% rispetto a settembre 2017. Segue la Repubblica, con 211.589 copie, in calo del -4,5% sul mese precedente. La terza piazza va all’edizione del lunedì de La Gazzetta dello Sport (oltre 182.000 copie). Appena dietro Il Sole 24 Ore, con 170.700 copie e una crescita su settembre del +1,6%). Nel complesso i quotidiani di Poligrafici segnano 202.791 copie, a -3,3% nel confronto con settembre. Il primato del quotidiano di Via Solferino si mantiene anche considerando solo le vendite fronte edicola: Corriere della Sera 191.321 (-3,7% rispetto settembre), Repubblica 163.238 (-5,7%), Poligrafici a -3,5%. In ambito digitale il Corriere si attesta a 83.587 copie, in linea rispetto a settembre e in crescita di oltre il 13% rispetto a ottobre 2016, confermando lo scenario incrementale dei mesi scorsi. I settimanali Per quanto riguarda i settimanali, a ottobre il podio rimane invariato: in testa troviamo, infatti, Tv Sorrisi e Canzoni (oltre 547.000 copie), seguito da DiPiù (421.839 copie) e Telesette (369.709). Mantiene la quarta posizione Io Donna (287.376 copie), mentre rispetto a settembre Oggi (263.842) scivola dal quinto al settimo posto. Il settimanale di RCS è stato superato da Il Venerdì (285.347) e Famiglia Cristiana (265.2017). I mensili I dati dei mensili si riferiscono a settembre: al vertice troviamo Focus con 358.000 copie, seguito da Al Volante (330.000) e 50 & Più (282.611). Al quarto posto Quattroruote (254.000), mentre al quinto Elle, con oltre 212.000 copie.

  • Mercato Gruppo Sole 24 Ore: c’è soddisfazione per la ricapitalizzazione, ma l’indebitamento peggiora. Ridisegnato il modello organizzativo

    DailyMedia 05/12/2017

    Con l’aumento di capitale nel Sole 24 Ore che si è appena concluso, “sono entrati piccoli investitori non legati a grandi Gruppi industriali, per quanto ne so”. Lo ha detto ieri l’a.d. Franco Moscetti, escludendo che servano nuove manovre finanziarie al Gruppo editoriale. “Di sicuro non è entrato nessun grande Gruppo industriale – ha detto e, poi, aggiunto -: non servirà assolutamente un’altra manovra, non ne vedo la ragione, dopo quella da 50 milioni e la cessione della formazione da 40 milioni”. E ha quindi commentato: “ora dobbiamo sviluppare i ricavi e l’azienda, però rispetto a un anno fa, mi sento più sereno. Le cessioni sono anche un ragionamento in termini di opportunità, possono capitare, tra 1, 2, 5 anni non so ma, attualmente, il perimetro di riferimento è questo.Faremo tutto quello che è necessario per riportare il Sole ai vecchi splendori. È il motivo per cui sono arrivato e non ho cambiato idea e non cambio idea adesso che abbiamo risolto il problema finanziario”. 86,7 milioni dall’operazione Moscetti quindi ha ulteriormente confermato la soddisfazione del Gruppo per l’esito dell’operazione di ricapitalizzazione che, di sicuro, non ha visto investitori con quote superiori al 5% (che andrebbero rese pubbliche) ma a proposito della quale non è nemmeno dato sapere quale sia stato l’impegno complessivo del “sistema” confindustriale, oltre al già previsto stanziamento di 30 milioni di euro da parte direttamente della Federazione guidata da Vincenzo Boccia in modo da far tornare virtualmente quest’ultima, ora al 60% delle quote, a quel 67% che deteneva prima dell’offerta. L’8% di inoptato, come si sa, è stato assicurato dal Consorzio di Garanzia. Dei 50 milioni dell’aumento di capitale, quindi, 16 sono venuti dal mercato e 4 li garantiscono Banca IMI e Banca Akros. Poi ci sono i 36,7 milioni già incassati come prima tranche del corrispettivo della cessione (pari complessivamente a 40,8 milioni), del ramo Formazione a Palamon, mentre il residuo importo di 4,1 milioni sarà incassato, al più tardi, entro il 2023. In totale, quindi, al momento, le nuove risorse di cui ora dispone il Gruppo di cui è presidente Giorgio Fossa sono pari a 86,7 milioni di euro. L’indebitamento peggiora di 16 milioni nel 2017 A fronte di tutto questo, ci sta una posizione finanziaria netta, aggiornata a ottobre come da richiesta Consob, negativa per 66,7 milioni di euro, in peggioramento di 16 rispetto al 31 dicembre 2016 e di 1,8 rispetto ai primi 9 mesi. “Variazione – spiega la nota del Gruppo – riferita principalmente all’andamento del flusso dell’attività operativa e a quello dell’attività di investimento”. “La posizione finanziaria netta della capogruppo – prosegue poi il comunicato – è negativa per 64,7 milioni al 31 ottobre 2017 e si confronta con un valore al 31 dicembre 2016 negativo per 45,3 milioni, in peggioramento di 19,4 milioni, ed è riferita principalmente all’andamento dei flussi dell’attività operativa e di investimento, e alla copertura perdite delle controllate 24 ORE Cultura e Next 24, per complessivi per 4,3 milioni. Nuovo modello organizzativo per competenze Intanto, sempre ieri, è stato emesso un comunicato in cui si annuncia che Massimo Colombo, d.g. commerciale del Gruppo, ha ridisegnato completamente, insieme appunto a Moscetti, l’organizzazione dell’azienda, impostando un nuovo modello organizzativo per competenze, fondato sulla specializzazione per media con gestione integrata dell’advertising e su funzioni di sviluppo trasversali ai diversi media al servizio di tutte le aree: schema che vuol essere funzionale agli obiettivi da raggiungere nella nuova fase di sviluppo del Sole 24 Ore dopo la conclusione dell’aumento di capitale. In particolare le tre direzioni che presiedono le attività di quotidiano, radio e digital sono state ripensate nella logica di accorciare la filiera tra editore e concessionaria, per cui il responsabile del business editoriale lo è anche sotto il profilo pubblicitario. In quest’ottica, la direzione Marketing, Vendite e Pubblicità Quotidiano, affidata a Michele Filippini, sviluppa il sistema di offerta e la crescita della redditività dei prodotti e servizi informativi del quotidiano e dei prodotti collegati, inclusi gli aspetti pubblicitari. La direzione gestisce anche la diffusione, le vendite dirette degli abbonamenti e il marketing dei periodici del quotidiano. La direzione Digital Marketing & Advertising, guidata da Luca Paglicci, gestisce, sviluppa e armonizza le attività web del business editoriale e pubblicitario di Gruppo, le relative politiche commerciali pubblicitarie e le vendite e-commerce. Inoltre, contribuisce all’introduzione di nuove soluzioni digitali di business in ambito editoriale e pubblicitario. La direzione Radio Marketing & Advertising è sotto la regia di Fausto Amorese, con l’obiettivo di incrementare la crescita degli ascolti, della raccolta, della profittabilità delle iniziative on air, e di rafforzare il network radiofonico. Accanto alle tre direzioni editoriali nasce la direzione Business & Media Development, affidata a Pierfrancesco Caria, con il compito da un lato di sviluppare nuovi business promuovendo l’innovazione e la personalizzazione di prodotti e servizi editoriali e pubblicitari; dall’altro, di presiedere alla gestione e allo sviluppo, in una logica di servizio, del customer care, del “business data management” (analisi di business intelligence, analytics e service direct marketing), delle ricerche e analisi di mercato, della comunicazione di prodotto sui media e degli eventi speciali. 6 unità operative All’interno della direzione operano sei unità:  Media Factory & Brand Connect: affidata ad Alessandra Orsini, sviluppa nuove opportunità di business legate alla creazione di contenuti attraverso l’ideazione, realizzazione e gestione di format e di produzioni video che integrino prodotti e servizi editoriali del Gruppo ma, anche, progetti tailor made per i clienti.  Area24-Content Innovation Lab (sede a New York): promuove soluzioni editoriali innovative e sviluppa applicazioni e prototipi sia per innovare i processi e prodotti del Gruppo sia per venderli ad aziende e clienti. Inoltre, esplora nuovi trend e tecnologie di frontiera.  24Ore Live: realizza eventi di tipo editoriale e di prodotto capaci di generare profitti.  Analysis, Research, Innovation: sviluppa studi, analisi e ricerche per il Gruppo, le redazioni e, ora, anche per i clienti.  Business Data Management: raccoglie e analizza i big data per sviluppare analisi di business intelligence per una corretta profilazione di clienti e prospect.  Bandi, Gare e Appalti: gestisce e sviluppa il servizio clienti per fidelizzare la clientela e migliorare i prodotti-servizi offerti, e la corretta preparazione documentale alle gare con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità di business. Le reti di vendita Sul fronte delle reti di vendita, System24, gestita in prima persona da Colombo, vede l’ingresso del nuovo direttore Vendite Italia Vittorio de Majo, che vanta una pluriennale esperienza maturata in Sipra, Publikompass e RCS, e del nuovo responsabile Operations Alessandro Lo Campo, precedentemente in Manzoni, Spe e Publikompass. A questi, si aggiungerà un nuovo Responsabile Centri Media. Marina Lemessi si occuperà di adv moda e lusso dei periodici, Renata Cavallina del marketing operativo. Accanto alla concessionaria è stata rafforzata la direzione Aziende, sotto la guida di Romeo Gnoni, con il compito di indirizzare i piani e le azioni commerciali per la vendita dei prodotti editoriali aumentando la fidelizzazione dei grandi clienti, avvalendosi di una rete di agenti dedicata. Completa la Direzione Generale Commerciale del Gruppo la direzione Mercato Professionisti, che sviluppa il sistema di offerta e crescita della redditività dei prodotti e servizi di editoria elettronica e banche dati a supporto dell’attività quotidiana dei professionisti, anch’essa dotata di una propria rete di vendita per la quale è stata da poco avviata una campagna recruiting per rinnovarla e rafforzarla e alla cui guida arriverà un nuovo direttore di rete.

  • Media RCS: cresce la raccolta in Italia, per il Mondiali 2018 previsti ricavi advertising a 5/6 milioni di euro

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    DailyNet 22/11/2017

    Dopo la crescita del 10% sull’anno precedente realizzata a settembre, anche nei mesi di ottobre e novembre la raccolta pubblicitaria di RCS MediaGroup in Italia ha registrato andamenti positivi. Lo ha detto il presidente e amministratore delegato Urbano Cairo, che è intervenuto ieri al convegno “Huddle” organizzato da Mindshare. In ottobre i ricavi advertising sono cresciuti del 4% rispetto al 2016, a novembre del 7%. «Confermiamo l’obiettivo di chiudere il 2017 con un ebitda a 140 milioni, sebbene molto sfidante, grazie agli andamenti di RCS Italia migliori rispetto al budget e nonostante una Spagna che, anche per le questioni catalane, ha subito un rallentamento. Credo però che dalla Spagna arriveranno soddisfazioni». Proprio per rafforzare le attività spagnole, dall’Italia sono arrivati in Unidad Editorial tre nuovi manager: da RCS Nicola Speroni e Stefania Bedogni, con la carica di direttore generale rispettivamente nelle aree business e corporate; da Cairo Pubblicità Claudio Borsani con una direzione in ambito pubblicitario. In vista di un Mondiale 2018 senza Nazionale italiana «noi continueremo comunque a dare ampia copertura – commenta Cairo – e se nel 2014 RCS aveva ricavato 7 milioni di euro in pubblicità legata ai Mondiali, l’anno prossimo prevediamo tra i 5 e i 6 milioni di euro». Cairo segnala anche il buon andamento dell’online «grazie alle attività legate ai video, ai verticali tematici tra cucina, moda e motori, e all’attenzione ai costi». Il sito del Corriere della Sera vanta 49 milioni di utenti unici al mese, gazzetta.it 30 milioni. Per quanto riguarda le attività televisive, il nuovo palinsesto di La7 è andato a pieno regime in questo mese di novembre, con la partenza in prima serata di “Non è l’Arena” di Massimo Giletti, che all’esordio ha sfiorato il 9% di share e con la seconda puntata ha fatto il 6,3%. «La7 insieme a La7d registra uno share medio del 3,8%. In prime time ci avviciniamo al 5%, con La7 al 4,5% circa». Per quanto riguarda la raccolta «il terzo trimestre è andato in pareggio, attendiamo il quarto, comunque riscontriamo un interesse importante».

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  • Mercato Senza Mondiali perde anche l’Italia degli investimenti, l’1% dello spending per UPA e per Publicis Media, lo 0,5% per GroupM

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    DailyNet 15/11/2017

    La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia 2018 avrà di sicuro un pesante impatto negativo anche sul fronte degli investimenti, in marketing in generale e in comunicazione classica in particolare: lo stesso ma, all’opposto, in sottrazione, rispetto a quello in positivo che veniva incorporato nei primi forecast sul trend dello spending pubblicitario per il prossimo anno già disponibili. E, così, Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di UPA, che aveva detto solo pochi giorni fa che la presenza della nostra nazionale di calcio al torneo “valeva” un 1% degli investimenti, spiega ora a DailyMedia che l’esclusione da questo campionato ci costerà una cifra tra i 70 e i 100 milioni di euro di mancato incremento. Sassoli – che, nell’occasione, conferma sempre il suo +1,8% per quest’anno – resta comunque confidente che anche i prossimi 12 mesi si chiudano in positivo ma, inevitabilmente, con un tasso di crescita ridotto rispetto a una stima che, per altro, non ha ancora quantificato, in attesa dei riscontri della survey interna sulle intenzioni di spesa da parte delle aziende nel 2018 che UPA completerà il prossimo mese. Broadcaster penalizzati «Faremo specifiche valutazioni sugli ascolti dei gironi dei precedenti mondiali in cui ha giocato l’Italia e di quelli in cui non c’era – anticipa – ma, di sicuro, almeno 20 dei 100 milioni citati e, cioè, quelli investiti dagli sponsor del torneo, non ci saranno. Ma, purtroppo, ci aspettiamo un meccanismo “depressivo” più generale che potrebbe impattare sugli ascolti e sui conseguenti investimenti: non dimentichiamo che, di fatto, il calcio è un fatto collettivo e che su 32 picchi di ascolto negli ultimi due anni, 31 sono stati legati ad altrettante partite. I broadcaster saranno ovviamente quelli più penalizzati, e dovranno ripensare i loro palinsesti estivi: magari sarà anche un’opportunità di rilancio». Gli editori televisivi risparmieranno sui diritti – valutazioni indicano nell’ordine del 50% rispetto agli ultimi pacchetti – ma, al momento, non è dato sapere quali parteciperanno all’asta, con la novità di un interessamento, mai smentito, da parte anche di Mediaset, interessata a eventi free di grandi ascolti, come testimonia anche l’attuale gestione della Champions. Per altro, va capito se sempre Mediaset sia poi interessata anche per i diritti pay. In ogni caso, comunque, potrebbe quindi esserci una certa gara al rilancio con la Rai che, comunque, per motivi di “salute pubblica”, difficilmente si può immaginare non sia della partita. La Rai (la cui concessionaria avrebbe potuto puntare a un’ottantina di milioni se l’Italia fosse scesa in campo almeno nelle 3 partite iniziali) aveva beneficiato di una raccolta aggiuntiva, 3 anni fa, di 67 milioni che nel 2018 potrebbe scendere a 40. Per Sky era stata di una trentina di milioni, cifra che – se mai la piattaforma pay decidesse di stare in gioco – appunto, più o meno, si dimezzerebbe. A fronte di un obiettivo, sempre con l’Italia presente, che si poteva stimare di oltre 40. Continuità di pianificazione Un po’ meno pessimisti di Sassoli sulle conseguenze della nostra eliminazione dal torneo sono GroupM e Publicis Media, appositamente interpellati sempre dal nostro giornale. Il primo ha fornito proprio qualche giorno fa un forecast sul 2018 di crescita degli investimenti del 2,7% che, ora
    sarà rivisto. «Una prima stima ci porta a ritenere che l’impatto negativo dell’uscita dell’Italia ai Mondiali si aggiri intorno allo 0,5- 0,6% degli investimenti adv, stima fatta a caldo che verrà rivista una volta affinata la valutazione – spiega Norina Buscone, vp Research GroupM Italy -. In ogni caso, nel bene e nel male, abbiamo valutato che l’incidenza sullo spending totale che, ricordiamo, nel 2017 si dovrebbe attestare intorno a 7,7 miliardi di euro, pari al +0,4% sul 2016, non dovrebbe andare oltre i decimali indicati. Certo, eventi come questi portano anche altri investimenti aggiuntivi e incrementali che non ci saranno ma, sostanzialmente, gli spender che intendono comunicare lo faranno comunque seguendo una normale programmazione, magari senza una concentrazione delle pianificazioni tra metà giugno e metà luglio del 2018. Inoltre, non dimentichiamo che, comunque, ci sono anche partite di grande appeal pur senza gli azzurri in campo. Anche la stampa sportiva sarà penalizzata ma, semmai, potrebbe essere più danneggiata l’area degli eventi e delle sponsorizzazioni pensati ad hoc per il torneo». La raccolta incrementale perde 80 milioni Sostanzialmente analoga l’analisi di Publicis Media, che valuta in circa 0,9 punti percentuali la perdita di investimenti causata dalla nostra mancata qualificazione al torneo. «Le nostre stime più aggiornate – spiega Marco Robbiati, responsabile ricerche del Gruppo – indicano per il 2017 una chiusura al +0,7%, per un totale di 8,4 miliardi di euro, con un +2,1% per il 2018, intorno a 8,7 miliardi. Previsioni che, ora, ridimensioneremo al +1,2%. Le nostre stime di raccolta aggiuntiva dei Mondiali erano di 125 milioni di euro che, ora, scendono a 45. Mancheranno gli investimenti specifici di alcuni sponsor e aziende che tradizionalmente legano le loro opportunità di business a eventi di questo tipo, per esempio catene di elettrodomestici e produttori di apparecchi televisivi. Ma, anche per noi, in sostanza, non si prefigura una situazione apocalittica».

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  • Editoria Metro, un giornale più vivace nell’era dello smartphone

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    DailyMedia 6/11/2017

    Ormai è divenuto un vero e proprio classico (e qualcuno comincia persino a innervosirsi, ovviamente postando le proprie sensazioni non positive sui social): sui mezzi pubblici, metro, bus, treni, ma in pratica ovunque, anche mentre si attraversa la strada, la gente non guarda più il paesaggio, i propri simili, le mitiche vetrine. Non c’è più spazio per simili perdite di tempo, si rischia di smarrire la strada della rete, dei social, dello smartphone. E la free press, che tanto abilmente e generosamente accompagna i viaggiatori metropolitani da quasi un ventennio? Resiste, ce la mette tutta, almeno chi ha saputo difendersi dal tornado tecnologico. Per esempio Metro: oggi, alle soglie della fine del 2017, presente a Milano, Roma e Torino, ma soprattutto pronto per un nuovo restyling, che potrebbe essere visto come un contrattacco in un contesto di rinnovata fiducia per tutto il mondo editoriale: a ottobre, infatti, il Governo ha approvato una norma che riconosce un credito d’imposta al 75% per le imprese e i lavoratori autonomi che investono in campagne pubblicitarie su quotidiani e periodici, emittenti tv e radio locali. Ne abbiamo parlato con l’editore Mario Farina. Un nuovo refresh, in cosa consiste? «A quattro anni dal precedente, siamo di nuovo in ballo con una rivisitazione del nostro giornale. Abbiamo studiato in maniera molto approfondita le varie edizioni presenti nel mondo e siamo giunti a una sintesi che ci pare appropriata, che rispetta i suggerimenti provenienti dai lettori. E così il nuovo Metro è un giornale più vivace, più vivo, nella grafica, nelle immagini, nei colori, nei dettagli che magari non si notano subito, ma che alla fine si fanno sentire». Cambierà qualcosa anche sul fronte dei testi? «Assolutamente sì: abbiamo deciso di puntare molto sull’approfondimento, ci saranno, dunque, meno articoli corti, anche perché ormai se vuoi velo- «Punteremo molto sul locale, sulla cronaca a e sugli eventi delle “nostre tre città”. Sarà questo il piatto più ricco che offriremo al nostro lettorato medio di circa 750.000 utenti al giorno». Come sta andando il mercato? È ancora un’usanza quella di raccogliere il proprio free press preferito prima di iniziare il viaggio mattutino? «Tra le 6:30 e le 7:00 distribuiamo le nostre 450.000/500.000 copie giornaliere e alle dieci sono già finite. Metro è l’unica free press che continua a muoversi bene, le altre sono sparite, la concorrenza più diretta è ben lontana». E la pubblicità, invece? Risponde ancora bene? «Locale e nazionale, raccolte da Manzoni, che sta facendo un buon lavoro , sono risultate stabili nell’ultimo biennio. Stiamo soffrendo molto sull’adv legale (come tutta l’editoria su carta) per le nuove norme che ora privilegiano il web. Il valore totale della raccolta pubblicitaria nel 2016 è stata di oltre 6 milioni di euro, la foliazione media di Metro è di 24 /28 pagine». Il restyling sarà celebrato con una campagna? «Saremo on air su radio nazionali e in tv su Fox e Discovery, e non tralasceremo settimanali femminili/familiari. Questo al fine di far percepire non solo ai lettori ma anche agli investitori pubblicitari, l’importanza dell’utilizzo del nostro mezzo per comunicare al target di riferimento per i loro prodotti e servizi. La nostra campagna adv è stata curata da XG publishing in collaborazione con il nostro ufficio marketing e mira a comunicare la “BELLEZZA della STAMPA” insieme alla “Bellezza dei lettori” che ogni giorno ci scelgono». cità, immediatezza, notizie flash, puoi cliccare sullo smartphone. Metro invece si distinguerà per una scrittura più ricca». Sarà privilegiato qualche settore in particolare?

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  • Dati Osservatorio Stampa FCP Settembre 2017

    Dati Osservatorio Stampa FCP Settembre 2017

    [fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” padding_top=”” padding_bottom=”” padding_left=”” padding_right=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”no” min_height=”” hover_type=”none” link=””][fusion_text]

    L’Osservatorio Stampa FCP ha raccolto i dati relativi al fatturato pubblicitario Gennaio-Settembre 2017.

    Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -8,4%.

    In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano un andamento negativo sia a fatturato -9,7% che a spazio -4,0%.
    Le singole tipologie segnano rispettivamente:
    La tipologia Commerciale nazionale ha evidenziato -12,4% a fatturato e -8,8% a spazio.
    La pubblicità Commerciale locale -5,6% a fatturato e -2,2% a spazio.
    La tipologia Legale ha segnato -12,7% a fatturato e -12,6% a spazio.
    La tipologia Finanziaria ha segnato -15,6% a fatturato e -12,8% a spazio
    La tipologia Classified ha segnato -5,0% a fatturato e -3,3% a spazio.

    I periodici segnano un calo sia a fatturato del -6,2% che a spazio del -3,7%.
    I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato del -4,2% che a spazio del -3,3%.
    I Mensili segnano un calo a fatturato -7,9% e a spazio -4,3%.
    Le Altre Periodicità registrano -12,8% a fatturato e -4,0% a spazio.

    FCP - icona per file EXCEL XLSX Tavola 1_Settembre 2017

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  • Mercato Il Sole 24 ORE: arrivano le prime adesioni territoriali per mantenere al sistema confindustriale il 67,5% delle quote del capitale

    DailyMedia 23/10/2017

    A far capo a venerdì scorso, il via libera della Consob al progetto di ricapitalizzazione del Sole 24 ORE non era ancora arrivato, ma l’aspettativa è che giunga entro pochi giorni – con alcune modifiche richieste al prospetto informativo – in modo che l’annunciata operazione possa essere portata a termine nei tempi previsti e, cioè, tra l’inizio e la metà del prossimo mese più che entro la fine di ottobre. La scadenza in ogni caso è il 6 novembre L’offerta del Gruppo di cui è presidente Giorgio Fossa, in tutto, sarà di 50 milioni di euro all’interno di una manovra finanziaria di complessivi 70, considerando anche i 20 appositamente destinati alla ricapitalizzazione dei 40 che verranno dalla cessione al Fondo Palamon del 49% (per ora) dell’area Formazione ed Eventi – ridenominata Business School24 – valutata quindi intorno agli 80 milioni -. 30 milioni li metterà Confindustria, che ne è l’azionista di maggioranza – attualmente con il 67,5% del capitale – e gli altri 20 verranno dal mercato (che non ha più il vincolo di non detenere più del 2% delle quote), con eventuale copertura fino al raggiungimento di questa cifra da parte di un consorzio di garanzia capitanato da Banca IMI – Intesa Sanpaolo. Le mosse degli organismi locali A inizio mese, come riportato dal nostro giornale, il presidente della Federazione delle aziende, Vincenzo Boccia, aveva sollecitato le associazioni territoriali e di settore che ne fanno parte ad acquisire altre quote, almeno per far sì che, poiché la quota di Confindustria scenderà intorno al 60%, si possa tornare a quella attuale grazie a un intervento di “sistema”. Ai valori attuali di Borsa, non sarebbe nemmeno un esborso insostenibile, calcolabile nell’ordine dei 4-5 milioni di euro, visto che il flottante si aggira tra i 15 e i 16 milioni. Di adesioni “ufficiali” però, al momento, ne sono giunte poche e, tra queste, prima di tutte, c’è stata quella di Assolombarda, il cui presidente, Carlo Bonomi, ha dichiarato che quest’ultima è intenzionata a mettere una fiche da 150.000 euro, e stesse cifre risultano aver stanziato anche gli analoghi organismi di Bergamo e LeccoSondrio. Altri contributi della stessa taglia dovrebbero venire sempre dalla Lombardia e dal Piemonte, mentre Brescia, Como e parte del Veneto sembrano orientate al no. Attesa la scelta di Roma e di alcune settoriali come, tra le altre, Farmindustria e Federchimica. Dietro a tutte queste manovre, più che la ricapitalizzazione del Gruppo di cui è a.d. Franco Moscetti, sembrano esserci quindi le mosse “politiche” degli associati nei confronti della presidenza-Boccia: anche di fronte alla prospettiva di eventuali, nuove, misure, da prendere nel caso che il piano di risanamento del Sole 24 ORE non riesca ad avere in pieno gli esiti previsti. “Sono sicuro che arriveranno anche dalle altre territoriali, ma deve essere ben chiaro che non stiamo salvando il Sole, perché l’aumento di capitale è già garantito. Noi stiamo solo dando un segno di contributo che il sistema è solidale rispetto a una messa a disposizione da parte di Confindustria per tutte le azioni inoptate”, ha precisato il presidente di Assolombarda. Il Gruppo 24 Ore darà i risultati dei nove mesi tra l‘8 e il 14 novembre.

  • Norme Approvato il decreto per gli incentivi sugli investimenti adv

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    DailyMedia 16/10/2017

    “Grande soddisfazione per una misura anticiclica, positiva per l’economia in ripresa e a lungo attesa da imprese, investitori e operatori dell’informazione”. Così il Presidente della Fieg, Maurizio Costa, ha commentato l’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del decreto fiscale che stanzia le risorse dedicate al finanziamento dell’incentivo fiscale riservato agli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa, effettuati a partire dal 24 giugno di quest’anno. “Una misura – ha aggiunto Maurizio Costa – che riconosce il valore della stampa e che porta a conclusione gli interventi di riforma del settore avviati dal Ministro Luca Lotti con il Tavolo per l‘editoria”. L’incentivo in questione è stato oggetto di una campagna informativa, tuttora in corso su gran parte della stampa quotidiana e periodica, tesa a sottolineare l’importanza che la misura riveste per le aziende editoriali e per l’economia generale. L’importo del credito d’imposta potrà arrivare fino al 75% del valore incrementale degli investimenti, e fino al 90% nel caso di microimprese, pmi e start up innovative, nel rispetto del tetto di spesa che sarà stabilito annualmente dal decreto di ripartizione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.

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