Categoria: News

  • Mercato FCP: la spesa sulla stampa nel primo semestre 2014 è a -10,4%

    DailyMedia 29/07/2014

    Nel primo semestre dell’anno, la spesa pubblicitaria sulla stampa lascia sul campo il 10,4% del fatturato rispetto agli investimenti della prima parte del 2013. A renderlo noto è l’Osservatorio Stampa FCP, che ieri ha pubblicato i dati relativi al periodo gennaio giugno 2014 raffrontati allo stesso periodo del 2013. Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa registra in generale un calo del 10,4%. In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano -10,1% a fatturato e -7,9% a spazio. Le singole tipologie segnano rispettivamente: la tipologia commerciale nazionale -10,0% a fatturato e -4,4% a spazio; la pubblicità commerciale locale -12,3% a fatturato e -8,9% a spazio; la tipologia di servizio -3,6% a fatturato e +1,4% a spazio; la tipologia rubricata -13,8% a fatturato e -15,1% a spazio. I periodici segnano un calo a fatturato del 10,9% e a spazio dell’11,0%. I settimanali registrano un andamento negativo a fatturato (-11,0%) e a spazio (-8,3%). I mensili hanno ottenuto andamenti negativi sia a fatturato (-10,6%) sia a spazio (-15,3%). Le altre periodicità registrano -12,6% a fatturato e -4,1% a spazio.

     

  • Mercato A 9,5 miliardi di euro i ricavi del settore televisivo privato nel 2012; il calo della pubblicità

    DailyMedia 28/07/2014

    Ammontano a 9,5 miliardi di euro i ricavi del mercato televisivo italiano. Il dato emerge dalla XX edizione dello Studio economico del settore televisivo privato (relativo al 2012), presentato venerdì da Confindustria Radio Televisioni e Osservatorio Nazionale delle Imprese Radiotelevisive. Secondo lo studio, dei 9,5 miliardi di euro di ricavi generati nel 2012, 3,4 arrivano dalla pubblicità, il resto (6,1 miliardi) dai servizi pay, dal canone Rai e altro. Più di tutto, fanno le private: 6,7 miliardi di ricavi, ovvero il 71,2% del mercato nazionale. La pubblicità cala: nel 2012 porta “solo” il 40% dei ricavi, contro il 47,3% nel 2011, mentre pay e altri ricavi salgono dal 52,7% al 60%. Tra gli operatori, Mediaset e Sky occupano equamente l’83,6% del comparto privato (pari a 5,6 miliardi), mentre le tv locali scendono dall’8,3% del 2011 al 7,1%, del 2012. Non a caso, per loro la percentuale di ricavi pubblicitari è preponderante sul totale delle risorse. Per quanto riguarda la redditività, influenzato dagli andamenti Mediaset e TIMedia e dalla forte contrazione dei ricavi pubblicitari, il risultato operativo delle imprese analizzate nel 2012 è di -509,3 milioni di euro, con perdite d’esercizio totali di -540,2 milioni. Salvo qualche eccezione, a tenere sono le imprese medio piccole, grazie alla loro struttura più flessibile, con un -7,5% (includendo nel perimetro la Rai l’indice scende a -7,1%). Le tv Locali, con redditività media del -14,3%, presentano un dato peggiore proprio per il calo pubblicitario, passato da 390 milioni di euro nel 2011 a 329,7 nel 2012. Il grado medio di “patrimonializzazione” del settore tv privato, nel 2012 è del 40,6%. Ciò significa che le imprese per finanziare i propri asset ricorrono a mezzi propri per 2/5 e all’indebitamento esterno per 3/5. Per le tv locali l’indice è del 49,6%. Sul fronte dell’occupazione, il settore tv in Italia offre lavoro a 26.500 persone, di cui quasi 15.000 nel settore privato e un terzo nelle tv Locali (4.388 su 14.812). Tra occupati diretti e indotto, si stima che la forza lavoro nella filiera privata sia di 45-50.000 addetti. Nel primo caso, il costo del personale supera gli 1,8 miliardi di euro con un’incidenza media sui ricavi del 20,5%. Per le tv Locali il rapporto costo medio/ricavi è superiore a quello del settore (31,9%). Soffermandosi su queste ultime realtà, lo studio ha calcolato che sono 405 le società di capitali e 93 quelle a carattere comunitario che trasmettono a livello locale, provinciale, regionale e pluriregionale per conto proprio o di terzi. Rispettivamente, 3.126 e 275 marchi di canali, inclusi i +1. I ricavi totali delle 339 società prese in esame nel 2012 (l’analisi riguarda solo quelle gestite da società di capitali) sono di 480.951.103 euro, dei quali 329.752.250 da pubblicità. Solo 53 società rappresentano il 15,6% del totale. I ricavi medi di tutte le emittenti locali si attestano a 1,418 milioni di euro (erano 1,465 milioni nel 2011), ma Veneto e Lombardia e poi Puglia rappresentano da sole quasi la metà del totale nazionale, con il 46% dei ricavi complessivi. Il settore però è fortemente in difficoltà: per la prima volta negli ultimi cinque anni, le tv Locali hanno perso 95 milioni di euro di ricavi tornando sotto quota 500 milioni. Calano anche i posti di lavoro, con 4.388 addetti diretti nel 2012, ovvero 705 in meno del 2011 (-13,8%). Quanto al Risultato Operativo, a partire dal 2008, le perdite sono state di -201,3 milioni di euro di cui -45,8 nel 2012. Pur in difficoltà, però, gli imprenditori hanno reagito investendo, ‘’credendo nel futuro e nelle potenzialità del mercato’’ – ha detto Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisione -. Credo sia arrivato il momento per un provvedimento legislativo che invece di abbandonare le aziende alla loro sorte sostenga quegli imprenditori che dimostrano di crederci, premiando le imprese per l’informazione ma anche per i livelli occupazionali, per l’offerta’’.

  • Mercato A 9,5 miliardi di euro i ricavi del settore televisivo privato nel 2012; il calo della pubblicità

    DailyMedia 28/07/2014

    Ammontano a 9,5 miliardi di euro i ricavi del mercato televisivo italiano. Il dato emerge dalla XX edizione dello Studio economico del settore televisivo privato (relativo al 2012), presentato venerdì da Confindustria Radio Televisioni e Osservatorio Nazionale delle Imprese Radiotelevisive. Secondo lo studio, dei 9,5 miliardi di euro di ricavi generati nel 2012, 3,4 arrivano dalla pubblicità, il resto (6,1 miliardi) dai servizi pay, dal canone Rai e altro. Più di tutto, fanno le private: 6,7 miliardi di ricavi, ovvero il 71,2% del mercato nazionale. La pubblicità cala: nel 2012 porta “solo” il 40% dei ricavi, contro il 47,3% nel 2011, mentre pay e altri ricavi salgono dal 52,7% al 60%. Tra gli operatori, Mediaset e Sky occupano equamente l’83,6% del comparto privato (pari a 5,6 miliardi), mentre le tv locali scendono dall’8,3% del 2011 al 7,1%, del 2012. Non a caso, per loro la percentuale di ricavi pubblicitari è preponderante sul totale delle risorse. Per quanto riguarda la redditività, influenzato dagli andamenti Mediaset e TIMedia e dalla forte contrazione dei ricavi pubblicitari, il risultato operativo delle imprese analizzate nel 2012 è di -509,3 milioni di euro, con perdite d’esercizio totali di -540,2 milioni. Salvo qualche eccezione, a tenere sono le imprese medio piccole, grazie alla loro struttura più flessibile, con un -7,5% (includendo nel perimetro la Rai l’indice scende a -7,1%). Le tv Locali, con redditività media del -14,3%, presentano un dato peggiore proprio per il calo pubblicitario, passato da 390 milioni di euro nel 2011 a 329,7 nel 2012. Il grado medio di “patrimonializzazione” del settore tv privato, nel 2012 è del 40,6%. Ciò significa che le imprese per finanziare i propri asset ricorrono a mezzi propri per 2/5 e all’indebitamento esterno per 3/5. Per le tv locali l’indice è del 49,6%. Sul fronte dell’occupazione, il settore tv in Italia offre lavoro a 26.500 persone, di cui quasi 15.000 nel settore privato e un terzo nelle tv Locali (4.388 su 14.812). Tra occupati diretti e indotto, si stima che la forza lavoro nella filiera privata sia di 45-50.000 addetti. Nel primo caso, il costo del personale supera gli 1,8 miliardi di euro con un’incidenza media sui ricavi del 20,5%. Per le tv Locali il rapporto costo medio/ricavi è superiore a quello del settore (31,9%). Soffermandosi su queste ultime realtà, lo studio ha calcolato che sono 405 le società di capitali e 93 quelle a carattere comunitario che trasmettono a livello locale, provinciale, regionale e pluriregionale per conto proprio o di terzi. Rispettivamente, 3.126 e 275 marchi di canali, inclusi i +1. I ricavi totali delle 339 società prese in esame nel 2012 (l’analisi riguarda solo quelle gestite da società di capitali) sono di 480.951.103 euro, dei quali 329.752.250 da pubblicità. Solo 53 società rappresentano il 15,6% del totale. I ricavi medi di tutte le emittenti locali si attestano a 1,418 milioni di euro (erano 1,465 milioni nel 2011), ma Veneto e Lombardia e poi Puglia rappresentano da sole quasi la metà del totale nazionale, con il 46% dei ricavi complessivi. Il settore però è fortemente in difficoltà: per la prima volta negli ultimi cinque anni, le tv Locali hanno perso 95 milioni di euro di ricavi tornando sotto quota 500 milioni. Calano anche i posti di lavoro, con 4.388 addetti diretti nel 2012, ovvero 705 in meno del 2011 (-13,8%). Quanto al Risultato Operativo, a partire dal 2008, le perdite sono state di -201,3 milioni di euro di cui -45,8 nel 2012. Pur in difficoltà, però, gli imprenditori hanno reagito investendo, ‘’credendo nel futuro e nelle potenzialità del mercato’’ – ha detto Rodolfo De Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisione -. Credo sia arrivato il momento per un provvedimento legislativo che invece di abbandonare le aziende alla loro sorte sostenga quegli imprenditori che dimostrano di crederci, premiando le imprese per l’informazione ma anche per i livelli occupazionali, per l’offerta’’.

  • Mercato – Target di pregio valorizzati grazie a Gold 5

    DailyNet 24/07/2014

    Ha una forte carica innovativa Gold 5, la nuova mega concessionaria per il video display advertising nata dall’incontro di cinque realtà protagoniste del panorama media e advertising dell’internet italiano. Specialmente in termini di parametri di vendita della pubblicità online: la sigla, infatti, punta su un’offerta focalizzata sul target piuttosto che sui siti. E in attesa di fine anno, quando gli ingranaggi della struttura – formata in rigoroso ordine alfabetico da Banzai, Italiaonline, Manzoni, Mediamond e Rcs – saranno definitivamente avviati, cerchiamo di scoprire qualcosa in più con l’amministratore delegato di Gold 5 Andrea Santagata, che è anche amministratore delegato di Banzai Media. Dopo le indiscrezioni l’ufficialità. Ma com’è nata l’idea di da r vita a Gold 5? «Devo dire in modo abbastanza casuale. Capita spesso che i vari gruppi web si incontrino e i temi del video e del programmatic sono stati avvertiti come di primaria importanza. Sicuramente non c’era un piano predeterminato ma il dialogo tra diversi soggetti ha portato alla nascita di Gold 5». Anche perché un’offerta congiunta presenta molteplici vantaggi. «Naturalmente. Sono convinto che dia maggiore forza agli editori e alle concessionarie che vi hanno aderito senza però replicare né cannibalizzare l’attività che già conducono e che non rientra nelle competenze di Gold 5». Maggiore forza perché? «Perché Gold5 consentirà di offrire campagne pubblicitarie con parametri di copertura e frequenza paragonabile a quella televisiva e di declinarle sia su audience generiche sia su audience specifiche. In particolare su target di pregio. Proprio la capacità di raggiungere target ad alto valore, attraverso la segmentazione dei siti in concessione a Gold 5, è uno dei maggiori punti di forza della neonata sigla. Insomma, possiamo contare su reach davvero importanti e su target di qualità». Caratteristiche che vi differenziano da i competitor. «Sarebbe stato poco intelligente lanciare un prodotto simile ad altri già esistenti. Oltre che per i motivi già citati, diciamo che ci differenziamo dai competitor anche per l’ambiente in cui l’advertising viene proposta: sono tutti siti internet con top brand e dalla grande qualità editoriale. Un fattore che a volte chi fa pubblicità tende a sottovalutare». Come pensi si comporteranno gli investitori nei confronti di Gold 5? «Essendo una soluzione che va a stimolare e in qualche modo anche a rafforzare il mercato, credo che gli inserzionisti riconosceranno presto l’efficacia di Gold 5, specialmente in virtù dell’unicità della sua offerta». Per adesso abbiamo discusso di Gold 5 in positivo; quali potrebbero essere invece i limiti della struttura? «Beh, sicuramente il fatto che opera su un ristretto numero di formati. E poi che non si può pianificare uno specifico sito». E come si comporteranno le concessionarie che hanno dato vita a Gold 5? «Innanzitutto le singole concessionarie offrono un maggior numero di prodotti advertising, compresi i progetti speciali. Gold 5 non si sostituisce in alcun modo ad esse. E poi offrono differenti modalità di pianificazione». Vi siete dati obiettivi di fatturato? «Vogliamo diventare l’attore di riferimento del video dispaly advertising in Italia crescendo insieme allo sviluppo del comparto video»

  • Bilanci Gruppo L’Espresso chiude il primo semestre in utile, ma la raccolta pubblicitaria cala del 10,2%

    DailyMedia 24/07/2014

    Calano i fatturati ma l’utile netto rimane positivo, e invariato rispetto all’anno scorso: il Gruppo L’Espresso approva il bilancio del primo semestre 2014 a quota 332,5 milioni di euro contro i 369,4 milioni del primo semestre 2013 con una riduzione dei ricavi pari al 10%, mentre il risultato si attesta a 3,8 milioni contro i 3,7 dell’anno scorso. La raccolta pubblicitaria è in calo del 10,2%. In questi primi sei mesi ha raggiunto i 188,2 milioni, contro i 209,6 milioni del 2013. Al netto dei mezzi gestiti dalla concessionaria Manzoni per editori terzi, la raccolta perde il 7,8%. La stampa perde l’11,2% dell’adv, leggermente meno della media di mercato che a maggio si è attestata sul -12,4%. A fronte di una tenuta delle radio, che mantengono un andamento lievemente positivo rispetto al settore che, sempre a maggio, ha perso lo 0,3%, internet è in flessione dello 0,9%, meno quindi del mercato di riferimento (-2,1% a maggio). Sul fronte editoriale, i ricavi diffusionali scendono del 6,8% e si attestano sui 114,8 milioni di euro contro i 123,2 milioni del primo semestre 2013, in un mercato delle diffusioni dei quotidiani in forte crisi (-11,7%). Sulla base dati ADS del maggio 2014, la Repubblica si riconferma primo quotidiano d’informazione per copie vendute. Gli abbonamenti ai prodotti digitali del quotidiano (Repubblica+ e Repubblica Mobile) crescono del 16,1% nel periodo, e a fine giugno ammontano a circa 80mila. I quotidiani locali hanno trend diffusionali migliori rispetto al di settore, e registrano un progressivo incremento delle copie digitali. A fine giugno gli abbonati complessivi alle edizioni digitali delle testate del Gruppo L’Espresso hanno superato quota 100mila. Per quanto riguarda l’online, Repubblica.it registra una total digital audience media di 1,6 milioni di utenti unici giornalieri nel periodo gennaio – marzo, secondo la nuova rilevazione Audiweb, confermando la leadership tra i siti d’informazione italiani con un distacco del 35% sul secondo sito. I siti dei quotidiani locali crescono del 18% sul solo pc, e registrano una total digital audience media nel periodo gennaio – marzo di 380mila utenti unici giornalieri. Tornando ai risultati di esercizio, emerge che nei primi sei mesi dell’anno i costi si sono ridotti dell’8,3%. Sono diminuiti in particolare i costi fissi industriali, di distribuzione, e i costi di gestione e amministrazione principalmente per le misure adottate per il contenimento del costo del lavoro. Il mol consolidato è di 33,7 milioni, in linea con i 33,3 milioni del primo semestre 2013. Il settore dei quotidiani e periodici mostra una tenuta della redditività, internet sostanzialmente mantiene il risultato malgrado la debolezza del mercato pubblicitario e gli investimenti per lo sviluppo, mentre la radio registra una leggera ripresa. Il risultato operativo consolidato è pari a 17,9 milioni, in linea con i 17,8 milioni del primo semestre 2013. L’indebitamento finanziario netto consolidato, pari a 66,8 milioni al 30 giugno 2014, mostra un’ulteriore riduzione rispetto ai 73,5 milioni di fine 2013 e ai 86,1 milioni al 30 giugno 2013; l’avanzo finanziario del periodo è stato di 6,7 milioni. L’organico del Gruppo, inclusi i contratti a termine, ammonta a fine giugno a 2.391 dipendenti con l’organico medio del periodo ridotto del 4,5% rispetto al primo semestre del 2013. In un contesto economico generale e di settore ancora critico, con continuo calo delle diffusioni cartacee non controbilanciato a sufficienza dagli abbonamenti digitali, e un trend ancora negativo della raccolta su stampa, il Gruppo nel primo semestre mantiene la positività del risultato netto e redditività in linea grazie alla riduzione dei costi. Per il resto dell’esercizio, le previsioni sono dipendenti dall’andamento del mercato adv ancora incerto. Nel semestre il Gruppo ha stretto con Telecom Italia Media un accordo per l’integrazione delle attività di operatore di rete in capo a Rete A e TIMB. Ne è nata la società Persidera, operatore indipendente in Italia dotato di cinque MUX controllata da TI Media, per cui secondo fonti stampa sarebbe partita la ricerca di un nuovo socio o di un compratore. Il dossier relativo alla società valutata circa 450 milioni è in mano agli advisor Imi e Mediobanca. Nel corso del primo semestre è partito anche il processo di rifinanziamento della  Società, tenuto conto della scadenza del bond decennale il prossimo ottobre. Lo scorso 2 aprile è stato collocato un Convertible Bond a cinque anni, per 100 milioni nominali, con un tasso di interesse del 2,625% e un prezzo di conversione fissato in 2,1523 euro per azione. Le obbligazioni saranno convertibili in azioni subordinatamente all’approvazione di un aumento del capitale sociale da parte dell’assemblea straordinaria. Nel corso del processo di collocamento sono state raccolte richieste per oltre 500 milioni.

  • Mercato Rai: i Mondiali spingono la raccolta di luglio al +18% e verso il +5% nei primi 7 mesi; il d.g. Gubitosi presenta oggi la riforma dell’informazione

    DailyMedia 24/07/2014

    «Stando ai primi sei mesi, nonostante questo sia un anno pari, cioè uno di quelli in cui paghiamo per i grandi eventi, in questo caso i Mondiali di Calcio, e anche al netto dei 150 milioni di euro (di tagli imposti dal Governo, ndr), l’obiettivo di andare in pareggio di bilancio per il 2014 sembra abbastanza vicino». Lo ha detto ieri il d.g. della Rai, Luigi Gubitosi, in audizione in Commissione Trasporti, aggiungendo: «Nella prima parte del 2014, per la raccolta siamo cresciuti più del mercato, grazie ai Mondiali, ma comunque è un trend positivo che continua». In effetti, è un commento suffragato dai dati, perché da gennaio a giugno, l’incremento del fatturato pubblicitario – stando a quanto già aveva anticipato a DailyMedia l’a.d. della concessionaria interna, Fabrizio Piscopo – è stato del 4% che, in proiezione, potrebbe anche arrivare al +5% alla fine di questo mese. La raccolta record di 76 milioni di euro generata dall’evento brasiliano con ascolti quasi in linea per la parte finale del torneo rispetto a 4 anni fa nonostante l’assenza della nostra Nazionale, si spalma infatti tra lo scorso mese e luglio, che dovrebbe chiudere, sempre secondo quanto ci risulta, intorno al +18% rispetto allo stesso periodo del 2013. Quanto ai metodi della raccolta Rai – abbastanza criticati dal mercato – sempre Gubitosi ha aggiunto di non pensare che siano diventati troppo aggressivi: «Forse lo possiamo sembrare rispetto al 2012, quando la Rai non era proprio sul mercato – ha detto -. In ogni caso, il nostro prezzo medio è ancora più alto dei concorrenti. E mi viene qualche dubbio sul fatto che i nostri siano metodi aggressivi, guardando al numero alto di clienti esclusivi che ancora ha il nostro principale concorrente». Tornando ai temi generali, il d.g. ha poi detto: «Dal 2012 abbiamo ridotto i costi tra gli 80 e i 90 milioni l’anno e in questo primo semestre abbiamo già tagliato 40 milioni, quindi siamo in linea». Uno dei temi principali di Gubitosi è stato anche la necessità della digitalizzazione dell’azienda e dei suoi contenuti: «Per il 2015 dovremmo aver raggiunto quell’aggiustamento tecnologico necessario per essere come i principali broadcaster esteri: nonostante la crisi, stiamo continuando a investire in tecnologia, con un’accelerazione per il web». Quanto a Rai Way, invece, «sarà pronta in autunno». Intanto, proprio ieri in serata, sempre Gubitosi ha portato in una CdA informale (quello formale è oggi) il progetto di riforma dell’informazione preparato in collaborazione con Nino Rizzo Nervo (presidente della Scuola di giornalismo di Perugia), Valerio Fiorespino (responsabile delle Risorse Umane della Rai) e Carlo Nardello (direttore dello sviluppo strategico). Il piano porterà alla riduzione delle testate che, da 10, verranno accorpate fino a 4-5, e delle edizioni dei tg nazionali (21) e regionali (3), oltre che di quelle radio. Insomma, quella che si prospetta è una Rai modello Bbc, così come lo stesso d.g. l’ha delineata in un’intervista che apparirà domani sull’Espresso e della quale sono stati anticipati ieri alcuni passaggi. «Il piano ha un nome. Si chiama “15 dicembre”. In quella data nel 1979 nacquero la Tgr (Testata giornalistica regionale, ndr) e il Tg3, completando l’assetto delle testate. Da allora c’è stato un cambiamento politico, sociale, tecnologico, economico e mediatico epocale. Ma noi siamo rimasti legati a quel modello, logico in uno schema senza concorrenza e con internet inesistente». Il progetto deriva dallo studio dei broadcaster internazionali. «Oggi, con il completamento del passaggio al digitale, tutte le redazioni sono diventate totalmente intercambiabili e organizzate con la stessa piattaforma tecnologica. I marchi dei tre giornali radio sono rimasti identici, ma ci sarà una redazione sola. Il cambiamento è strutturale, ma non formale». La “rivoluzione” sarà in due fasi: «La prima si dovrà realizzare tra il 2015 e il 2016 e prevede la nascita di due newsroom. La 1 composta dall’accorpamento di Tg1 e Tg2 più Rai Parlamento. La 2 formata da Tg3 più Rai News, Tgr, Cciss, meteo e web. Newsroom 1 sarà generalista e avrà anche un canale istituzionale. La 2 porterà un’evoluzione dell’all news integrando offerta nazionale, internazionale e locale».

     

  • RadioMonitor 1 semestre 2014. Gruppo Finelco: Radio 105, seconda radio italiana, riduce ancora le distanze dalla prima in classifica

    Mediakey 23/07/2014

    Finelco esprime soddisfazione per il quadro dell’ascolto delle proprie Radio che esce dalla rilevazione Radio Monitor relativa al primo semestre 2014. Radio 105 si conferma la seconda radio italiana come share di ascolto nel giorno medio tra le 6 e le 24, registrando un ulteriore aumento rispetto al 1 semestre 2013, sfiorando il 9% e riducendo ancora le distanze dalla prima in classifica, RTL, che, invece registra una piccola flessione e scende poco sotto il 10%. Radio 105 non solo mantiene la tradizionale prima posizione per tempo di ascolto giornaliero (TSL, Time Spent Listening), ma compie un impressionante balzo in avanti raggiungendo il record di oltre 131 minuti medi di ascolto, quasi mezz’ora in più della seconda classificata, quasi 35 minuti in più della quarta classificata RTL e quasi quaranta minuti in più dell’ottava classificata Radio Dee Jay, che oscillano tra i 92 e i 96 minuti. Il TSL è un indicatore importante dell’engagement e del gradimento dei programmi da parte degli ascoltatori di Radio 105, che già lo scorso anno piazzava due suoi programmi (Lo Zoo di 105 e Tutto Esaurito) al primo e al secondo posto tra i programmi più ascoltati della radio in Italia. I dati preliminari di share e di TSL in questo primo semestre 2014, pur in assenza del dato per programma, che sarà disponibile solo ai primi di settembre, rendono estremamente probabile che la primazìa di Tutto Esaurito e de “Lo Zoo di 105” si sia ulteriormente rafforzata a danno dei followers. Anche Virgin Radio ha ulteriormente incrementato la propria share sopra al 3% , consolidato l’ottava posizione tra tutte le radio nazionali e ha confermato un TSL di ottimo livello tra le prime 10 radio, a metà strada tra Radio Dee Jay e RDS. Radio Monte Carlo ha infine mantenuto sostanzialmente la propria share dell’1,5%, consentendo al Gruppo Finelco di raggiungere una share sul totale ascolto radiofonico del 13,4%, share nettamente superiore a quella delle tre reti Rai (11,4%), delle reti tre nazionali del gruppo Espresso-Repubblica (11,1%) e delle tre reti nazionali gestite pubblicitariamente da Mediamond (9,9%)

     

  • RadioMonitor 1 semestre 2014. Gruppo Finelco: Radio 105, seconda radio italiana, riduce ancora le distanze dalla prima in classifica

    Mediakey 23/07/2014

    Finelco esprime soddisfazione per il quadro dell’ascolto delle proprie Radio che esce dalla rilevazione Radio Monitor relativa al primo semestre 2014. Radio 105 si conferma la seconda radio italiana come share di ascolto nel giorno medio tra le 6 e le 24, registrando un ulteriore aumento rispetto al 1 semestre 2013, sfiorando il 9% e riducendo ancora le distanze dalla prima in classifica, RTL, che, invece registra una piccola flessione e scende poco sotto il 10%. Radio 105 non solo mantiene la tradizionale prima posizione per tempo di ascolto giornaliero (TSL, Time Spent Listening), ma compie un impressionante balzo in avanti raggiungendo il record di oltre 131 minuti medi di ascolto, quasi mezz’ora in più della seconda classificata, quasi 35 minuti in più della quarta classificata RTL e quasi quaranta minuti in più dell’ottava classificata Radio Dee Jay, che oscillano tra i 92 e i 96 minuti. Il TSL è un indicatore importante dell’engagement e del gradimento dei programmi da parte degli ascoltatori di Radio 105, che già lo scorso anno piazzava due suoi programmi (Lo Zoo di 105 e Tutto Esaurito) al primo e al secondo posto tra i programmi più ascoltati della radio in Italia. I dati preliminari di share e di TSL in questo primo semestre 2014, pur in assenza del dato per programma, che sarà disponibile solo ai primi di settembre, rendono estremamente probabile che la primazìa di Tutto Esaurito e de “Lo Zoo di 105” si sia ulteriormente rafforzata a danno dei followers. Anche Virgin Radio ha ulteriormente incrementato la propria share sopra al 3% , consolidato l’ottava posizione tra tutte le radio nazionali e ha confermato un TSL di ottimo livello tra le prime 10 radio, a metà strada tra Radio Dee Jay e RDS. Radio Monte Carlo ha infine mantenuto sostanzialmente la propria share dell’1,5%, consentendo al Gruppo Finelco di raggiungere una share sul totale ascolto radiofonico del 13,4%, share nettamente superiore a quella delle tre reti Rai (11,4%), delle reti tre nazionali del gruppo Espresso-Repubblica (11,1%) e delle tre reti nazionali gestite pubblicitariamente da Mediamond (9,9%)

     

  • Condé Nast Chiude il cartaceo di Myself, al suo posto da settembre un super canale web all’interno di Vanityfair.it

    DailyMedia 22/07/2014

    A quattro anni dal lancio la Condé Nast chiude il cartaceo del mensile Myself e lo trasforma in un super canale digitale all’interno del sito di Vanityfair.it. I conti della casa editrice però sono a posto, conferma il presidente di Condé Nast Giampaolo Grandi, che non vede altre chiusure all’orizzonte della casa editrice, e la raccolta pubblicitaria del primo semestre è in linea i risultati dell’anno scorso. La factory creativa interna nel 2013 ha generato circa 4 milioni di euro di fatturato. La raccolta digitale pesa per il 12% e l’anno scorso rappresentava il 9% del totale: ecco perché la Condé Nast punta sul web per sfruttare il marchio Myself, il cui pubblico ideale consuma informazione sempre più sull’online e sempre meno sulla carta, e così gli investitori pubblicitari. Non sono quindi abbastanza le 100mila copie diffuse tra vendite in edicola (70mila) e abbonamenti (30mila), quando i presupposti per restare in gioco sul mercato pubblicitario erano stati fissati a 200mila, e per di più a differenza di altri marchi del gruppo, Myself non ha un’apprezzabile declinazione internazionale. «I consumatori si sono spostati dalla carta ai mezzi digitali – spiega Grandi – e anche i clienti si stanno orientando in questo senso, sono diventati selettivi e quindi continueranno a investire sulla stampa ma con molta meno frequenza. Ma il conto economico di un mensile come questo dipende al 70% dalla pubblicità». «Sono convinto – dice ancora Grandi – che Myself sia comunque uno dei migliori giornali che ho contribuito a realizzare, grazie anche all’eccellente lavoro svolto dalla redazione », che non verrà né licenziata né messa in solidarietà, ma con la quale sono in corso trattative per eventuali uscite consensuali. Il problema non è quindi la qualità del giornale ma il cambiamento del mercato che ha inciso profondamente sulla redditività. Del resto Myself non va bene nemmeno nelle edizioni straniere: in Germania scricchiola, la versione inglese – Easy Living – è stata chiusa l’anno scorso. Secondo i dati presentati dal coo Domenico Nocco, la raccolta pubblicitaria di Myself è inferiore del 30% rispetto al break even. Nel primo anno di vita il giornale ha fatturato 5,3 milioni in adv, ora sono 4 milioni scarsi «ma ce ne servivano 7» dice Grandi, e i presupposti per un recupero non ci sono. Il deputy general manager di Condé Nast Fedele Usai precisa che il giornale non si rivolgeva specificatamente ai 20 top client della casa editrice, ma alle multinazionali del largo consumo come Procter&Gamble «che ha appena dichiarato di investire il 70% dei budget nel programmatic». Territorio che peraltro Grandi non vuole esplorare, così come non è interessato a entrare nel progetto Gold 5 lanciato da Rcs, Banzai, Manzoni e Italiaonline: «In certi luoghi vogliamo brillare per la nostra assenza – motteggia – e per quanto riguarda la vendita della pubblicità online vogliamo creare prodotti innovativi o eventualmente un programmatic premium ». Se è vero che le “grown up multitasking women” si rivolgono di più al digitale, allora la risposta è il super canale di servizio che verrà costruito nel portale di Vanityfair.it, per beneficiare di un traffico di 6,5 milioni di utenti unici al mese. Complessivamente, il sistema di siti proprietari «puri – precisa Usai – ossia che non aggregano altri interessi» genera 13 milioni di utenti undici mensili. Vogue ne vanta 2 milioni, Wired oltre 3,5 milioni. A questa offerta si aggiungerà, sempre in autunno, una app per il mobile. I progetti digitali comunque non finiscono qui. A fine settembre per i 50 anni di Vogue sarà pubblicato l’intero archivio digitalizzato della “bibbia della moda”, un progetto che è costato un anno di lavoro e sarà in lingua inglese, dedicato sia al pubblico consumer che btob, quindi con parte dei contenuti a pagamento. A novembre ci sarà il lancio di un nuovo progetto editoriale dedicato alla bellezza, che avrà anche una declinazione sul territorio. Sempre a settembre sbarcherà su CN Live Nowness, il magazine multimediale di LVMH. La piattaforma video proprietaria di Condé Nast vanta un fatturato di 500mila euro a tre mesi dal lancio. Per quanto riguarda Vanity Fair, è in arrivo (sempre in autunno) un nuovo approccio strategico e commerciale di brand.

     

  • Condé Nast Chiude il cartaceo di Myself, al suo posto da settembre un super canale web all’interno di Vanityfair.it

    DailyMedia 22/07/2014

    A quattro anni dal lancio la Condé Nast chiude il cartaceo del mensile Myself e lo trasforma in un super canale digitale all’interno del sito di Vanityfair.it. I conti della casa editrice però sono a posto, conferma il presidente di Condé Nast Giampaolo Grandi, che non vede altre chiusure all’orizzonte della casa editrice, e la raccolta pubblicitaria del primo semestre è in linea i risultati dell’anno scorso. La factory creativa interna nel 2013 ha generato circa 4 milioni di euro di fatturato. La raccolta digitale pesa per il 12% e l’anno scorso rappresentava il 9% del totale: ecco perché la Condé Nast punta sul web per sfruttare il marchio Myself, il cui pubblico ideale consuma informazione sempre più sull’online e sempre meno sulla carta, e così gli investitori pubblicitari. Non sono quindi abbastanza le 100mila copie diffuse tra vendite in edicola (70mila) e abbonamenti (30mila), quando i presupposti per restare in gioco sul mercato pubblicitario erano stati fissati a 200mila, e per di più a differenza di altri marchi del gruppo, Myself non ha un’apprezzabile declinazione internazionale. «I consumatori si sono spostati dalla carta ai mezzi digitali – spiega Grandi – e anche i clienti si stanno orientando in questo senso, sono diventati selettivi e quindi continueranno a investire sulla stampa ma con molta meno frequenza. Ma il conto economico di un mensile come questo dipende al 70% dalla pubblicità». «Sono convinto – dice ancora Grandi – che Myself sia comunque uno dei migliori giornali che ho contribuito a realizzare, grazie anche all’eccellente lavoro svolto dalla redazione », che non verrà né licenziata né messa in solidarietà, ma con la quale sono in corso trattative per eventuali uscite consensuali. Il problema non è quindi la qualità del giornale ma il cambiamento del mercato che ha inciso profondamente sulla redditività. Del resto Myself non va bene nemmeno nelle edizioni straniere: in Germania scricchiola, la versione inglese – Easy Living – è stata chiusa l’anno scorso. Secondo i dati presentati dal coo Domenico Nocco, la raccolta pubblicitaria di Myself è inferiore del 30% rispetto al break even. Nel primo anno di vita il giornale ha fatturato 5,3 milioni in adv, ora sono 4 milioni scarsi «ma ce ne servivano 7» dice Grandi, e i presupposti per un recupero non ci sono. Il deputy general manager di Condé Nast Fedele Usai precisa che il giornale non si rivolgeva specificatamente ai 20 top client della casa editrice, ma alle multinazionali del largo consumo come Procter&Gamble «che ha appena dichiarato di investire il 70% dei budget nel programmatic». Territorio che peraltro Grandi non vuole esplorare, così come non è interessato a entrare nel progetto Gold 5 lanciato da Rcs, Banzai, Manzoni e Italiaonline: «In certi luoghi vogliamo brillare per la nostra assenza – motteggia – e per quanto riguarda la vendita della pubblicità online vogliamo creare prodotti innovativi o eventualmente un programmatic premium ». Se è vero che le “grown up multitasking women” si rivolgono di più al digitale, allora la risposta è il super canale di servizio che verrà costruito nel portale di Vanityfair.it, per beneficiare di un traffico di 6,5 milioni di utenti unici al mese. Complessivamente, il sistema di siti proprietari «puri – precisa Usai – ossia che non aggregano altri interessi» genera 13 milioni di utenti undici mensili. Vogue ne vanta 2 milioni, Wired oltre 3,5 milioni. A questa offerta si aggiungerà, sempre in autunno, una app per il mobile. I progetti digitali comunque non finiscono qui. A fine settembre per i 50 anni di Vogue sarà pubblicato l’intero archivio digitalizzato della “bibbia della moda”, un progetto che è costato un anno di lavoro e sarà in lingua inglese, dedicato sia al pubblico consumer che btob, quindi con parte dei contenuti a pagamento. A novembre ci sarà il lancio di un nuovo progetto editoriale dedicato alla bellezza, che avrà anche una declinazione sul territorio. Sempre a settembre sbarcherà su CN Live Nowness, il magazine multimediale di LVMH. La piattaforma video proprietaria di Condé Nast vanta un fatturato di 500mila euro a tre mesi dal lancio. Per quanto riguarda Vanity Fair, è in arrivo (sempre in autunno) un nuovo approccio strategico e commerciale di brand.