Categoria: FCP Assointernet

  • Mercato Disponibile la nuova suite video targata 4w MarketPlace

    DailyNet 7/03/2017

    4w MarketPlace presenta un nuovo Player Video sul quale andrà a declinare tutti i propri formati Video per fornire una “suite” ampia ed efficiente per rispondere alle esigenze e alla forte richiesta di editori e investitori. Nell’ambito dello sviluppo tecnologico e di prodotto, infatti, questo 2017 rappresenta per 4w MarketPlace un anno particolarmente intenso, con un programma dal quale scaturiranno diversi formati e soluzioni innovative, affiancato al costante impegno per l’efficientamento della piattaforma che distribuisce le tre linee di prodotto: Native, Video e Display. Il Player Video 4w rappresenta la base sulla quale convergeranno e cresceranno i formati video esistenti (4wTv e VideoStill) e i nuovi formati video native che verranno presentati nei prossimi mesi, andando così ad affiancare la proposizione pre-roll, già fortemente posizionata sul mercato. È destinato a formati in-stream e outstream, è compatibile con VAST 3.0 e VPAID ed è totalmente responsive. Raccoglierà preziose informazioni sui kpi raggiunti che verranno trasmesse agli Editori in modo che possano misurare l’effettiva potenzialità degli spazi dedicati. La prima implementazione sarà con un nuovo formato dedicato al mondo native: totalmente LEAN, rappresenta un’interessante opportunità di ingaggio dell’utente. Il formato si apre solo se è nella viewport, quindi fornisce una misurazione della viewability reale, si chiude appena viene superato ed è integrato nel layout e nel contenuto del sito ospitante. Non rappresenta un elemento invasivo nella user experience dell’utente in quanto non si sovrappone al contenuto, quindi non interferisce con la sua fruibilità. Lo sviluppo della Suite Video rientra nella strategia di crescita di 4w in questo segmento, presentata da Roberto Bassani e Roberto Barberis – chief product & technology officer e chief executive officer di 4w – durante il Seminar Iab dello scorso ottobre. Dice Bassani: “Le migliorie che costantemente apportiamo al nostro framework vanno sempre nella direzione dell’innovazione. Questo Player è un ulteriore passo verso l’unificazione di tutto il nostro layer tecnologico ed il potenziamento sul segmento Video in particolare. La scelta di realizzare un Player in-house piuttosto che adottarne uno di mercato deriva dalla necessità di avere un prodotto altamente customizzabile e flessibile per rispondere alle diverse esigenze dei numerosi Editori del nostro network”. “Dal punto di vista commerciale, la Suite Video 4w rappresenta una proposta articolata dalle grandi potenzialità in termini di applicazione, un’opportunità concreta per Editori e Investitori che ripongono forti aspettative nel video adv. Con il nuovo Player 4w, i primi beneficiano dei rendimenti della pubblicità video senza alcun costo per licenze o altro, i secondi della miglior capacità di restituire informazioni utili per l’ottimizzazione delle campagne”, aggiunge Roberto Barberis.

  • Osservatorio FCP Assointernet: a gennaio 2017 investimenti sul web a +3,7%. Boom del mobile (+134,1%)

    ADVExpress 2/03/2017

    Nel dettaglio, gli investimenti pubblicitari sul Web sono calati de 6,3%, quelli su tablet sono cresciuti del +68,5% e la pubblicità su Smart TV/Console ha registrato un calo del 40,8%.

    L’Osservatorio FCP-Assointernet (FCP-Federazione Concessionarie Pubblicità) ha diffuso i dati per il mese di Gennaio 2017, raffrontati allo stesso periodo del 2016.

    Fatturato per mese per DEVICE/STRUMENTO :

    Web -6,3%
    Mobile +134,1%
    Tablet +68,5%
    Smart TV/Console -40,8%

    TOT. +3,6%

    Giorgio Galantis, lPresidente FCP-Assointernet, commenta: “L’Osservatorio FCP-Assointernet evidenzia a gennaio un incremento del +3,6% rispetto allo scorso anno. E’ un dato che registriamo con piacere, con la consapevolezza che si tratti di una prima evidenza relativa ad un mese poco significativo in termini di rilevanza. Particolarmente positivo l’incremento della componente mobile che, con una crescita di oltre il +130%, registra una quota superiore al 15% sul totale fatturato del mese”.

  • Analisi Ad Blocking: fenomeno stabile con bassa penetrazione sul mobile in Italia

    DailyNet 08/02/2017

    Giunge alla sua seconda edizione l’indagine nata per monitorare il fenomeno dell’ad blocking nel nostro Paese: “Lo stato dell’arte dell’Ad blocking in Italia”, promossa dalle principali associazioni rappresentanti la industry: Assocom, FCP-Assointernet, Fedoweb, IAB Italia, Netcomm e UPA, coordinata da GroupM e commissionata a comScore e Human Highway. Il progetto nasce per comprendere quanto e quale valore dell’attuale modello della pubblicità digitale potrebbe essere messo a rischio o quali nuove opportunità potrebbero nascere da un’evoluzione del sistema. Realizzata nel novembre 2016, l’indagine mostra rispetto alla prima wave (maggio 2016) come l’incidenza dell’ad blocking in Italia rimanga contenuta e il fenomeno sia sostanzialmente stabile: il numero degli utenti unici che hanno installato sul proprio PC un ad blocker resta fermo al 13%, al 15% le pagine bloccate (panel meterizzato). Tre diverse fonti di dati ma un unico risultato in cui tutto il mercato si riconosce: un unicum italiano. Va ricordato che l’indagine si basa su tre diverse fonti di dati. Un unicum anche rispetto alle altre ricerche internazionali sull’ad blocking. • Panel meterizzato comScore: quantificazione di utenti unici e pagine viste con ad blocker installato su PC. • Indagine CAWI su panel Human Highway: quantificazione degli utilizzatori di ad blocker da mobile e da qualsiasi device nonché analisi dettagliata di motivazioni e modalità di utilizzo degli ad blocker. • Dati censuari forniti dagli associati FCPAssointernet per la quantificazione delle pagine con ad blocker attivo. I numeri chiave della CAWI Anche in questo caso si confermano i dati della prima wave: 22,2% è la percentuale degli utenti che hanno dichiarato di aver installato un ad blocker su almeno un dispositivo di accesso ai servizi online. Il dato va interpretato alla luce delle seguenti considerazioni: • Non tutti i dispositivi utilizzati dagli utenti sono stati dotati di un ad blocker. • Non tutti i browser installati sui device degli utenti sono dotati di ad blocker. • Non tutte le pagine web chiamate dai browser con ad blocker sono prive di pubblicità. Ne deriva che la maggior parte (65,7%) degli individui online (PC + smartphone) che utilizza un ad blocker lo fa in maniera tattica, ovvero configurando whitelist o mettendolo in pausa per accedere a pagine e siti di proprio interesse, selezionando i browser e i device su cui applicarlo. L’incidenza dell’ad blocking in Italia viene così ricondotta alla percentuale rilevata dal panel meterizzato: il 13% di utenti che utilizza sul proprio PC un ad blocker e il 15% delle pagine adblockate rappresenta la reale dimensione del fenomeno nel nostro Paese (dato confermato dalla indagine interna FCP-Assointernet, che misura un 12,5% di pagine ad-blockate da desktop sul perimetro delle concessionarie che hanno partecipato all’indagine). Tra gli utenti di smartphone l’incidenza si riduce all’8%. Profilo dell’utenza e motivazioni dell’installazione Rispetto alla prima wave si conferma il profilo degli user di ad blocker: prevalentemente maschile (65,3%), giovane (la fascia con maggiore incidenza è 25-34 anni col 25,9%), con elevato livello d’istruzione. Il fenomeno inizia a interessare le donne (34,7%). Per consentire una evoluzione del sistema e un contenimento del fenomeno l’indagine ha approfondito le ragioni per cui l’utente decide di installare un ad blocker su PC. L’ad blocker si conferma la risposta a una user experience negativa: formati giudicati troppo invasivi (50,7%) e eccessivo affollamento (47,2%) sono le due cause principali, a cui segue l’eccessiva frequenza (36,3%), il rallentamento dei tempi di caricamento dei siti (35,2%), una pubblicità non in linea con gli interessi degli utenti (23,1%). Negli smartphone la ragione principale dell’installazione è il rallentamento dei tempi di caricamento dei siti (40%), ma preoccupa anche il consumo del traffico dati (37,8%). Consapevolezza della pubblicità La seconda wave conferma come rimanga significativa la conoscenza del cosiddetto patto pubblicitario, ovvero la consapevolezza da parte dell’utente della pubblicità come fonte di finanziamento di contenuti free: 42,7% tra gli utilizzatori di ad blocker. Sale dal 50,8% al 56% la quota degli utenti “recuperabili”, cioè di coloro che avendo installato un ad blocker sarebbero disposti a rinunciarvi a fronte di un ambiente online più user friendly. Focus su utenti ecommerce Rispetto alla prima wave è stato aggiunto un focus sugli utenti ecommerce, un’utenza generalmente più matura nella fruizione di internet, su cui l’indagine ha confermato un’incidenza maggiore del fenomeno: il 27,9% degli acquirenti online utilizza un ad blocker. Tra gli utenti di smartphone l’incidenza si riduce all’8,9%. Conclusioni L’indagine inter associativa sull’ad blocking proseguirà nei prossimi mesi con successivi aggiornamenti, per monitorare il fenomeno e settare eventuali contromisure. In particolare le associazioni promotrici dell’indagine stanno lavorando su Tavoli ad hoc non solo per quantificare e comprendere il fenomeno, ma per realizzare uno sforzo comune finalizzato al miglioramento del sistema. Vale a dire recepire e soddisfare con sempre maggiore puntualità le istanze dell’utente, sensibilizzandolo nel contempo al rispetto del “patto pubblicitario” su cui la industry del web si basa. Giovanna Maggioni, UPA Dalla ricerca emerge anche che due tra le principali motivazioni per attivare l’adblocking sono il rallentamento nel caricare i siti, dovuto alla pesantezza di alcuni oggetti pubblicitari, e il consumo eccessivo di traffico dati a causa della medesima ragione. «Due indicazioni molto significative, e importanti per noi – spiega Giovanna Maggioni, direttore generale di UPA -. Questi dati confermano che il consumatore attiva l’adblocking non tanto perché infastidito dalla pubblicità, ma perché l’adv troppo pesante influisce negativamente sulla sua esperienza in internet. Questo ci permette anche di dare suggerimenti alle aziende sull’utilizzo di creatività digitali più fruibili». UPA partecipa alla ricerca per avere informazioni approfondite anche sui profili degli utenti dell’ad blocking. Infatti, una ulteriore informazione che UPA giudica fondamentale è quella relativa ai target. «I dati sui target – dice ancora Maggioni – ci consentono di capire in che modo e che tipo di penetrazione ha l’utilizzo del blocco della pubblicità sulle diverse categorie di consumatori». Daniele Sesini È soddisfatto dei risultati della ricerca Daniele Sesini, direttore generale di IAB Italia: «Siamo contenti nel commentare un fenomeno che non si sta ampliando. Non c’è incremento né nel tasso di penetrazione né in termini di fruizione. La paura, peraltro giustificata, che tutti gli operatori avevano riguardo una possibile crescita della pratica dell’ad blocking è stata in qualche modo bilanciata da risultati stabili e in linea con la maggior parte dei mercati esteri». «Un dato particolarmente positivo riguarda la consapevolezza della pubblicità come fonte di finanziamento per chi produce e veicola gratuitamente i propri contenuti, che è in aumento. Gli utenti stanno acquisendo consapevolezza del patto. E soprattutto la quota di recuperabili è in ascesa. Penso che queste due tendenze siano la conferma del lavoro che stiamo svolgendo a livello inter associativo tanto in Italia quanto a livello globale, per esempio con la Coalition for Better Ads». «I temi dell’advertising di oggi sono diversi e li stiamo trattando e approfondendo con impegno ed un elevato livello tecnico. Parliamo di trasparenza, misurazione, brand safety e viewability, tutti fenomeni che stiamo monitorando con grande attenzione. Tornando all’ad blocking voglio porre l’attenzione sul mobile: il tasso di dispositivi bloccati è molto basso e penso che questo sia un’opportunità per proseguire il lavoro svolto fino a ora ed evitare che errori commessi in passato su desktop si ripetano. In sintesi, occorre costruire ambiente pubblicitario di valore per utenti, editori e inserzionisti».

  • Dati Internet Dicembre 2016

    I dati di fatturato rilevati dall’Osservatorio FCP-Assointernet (FCP-Federazione Concessionarie Pubblicità) per il mese di Dicembre 2016, raffrontati allo stesso periodo del 2015.

    La tabella in allegato: Fatturato per mese per DEVICE/STRUMENTO, evidenzia per il mese di DICEMBRE i seguenti dati:

    • Web -5,1%
    • Mobile +44,9%
    • Tablet +35,6%
    • Smart TV/Console -28,2%

    TOT. -1,2%

    Osservatorio FCP-Assointernet – Dicembre 2016

    Il commento del Presidente FCP-Assointernet Giorgio Galantis      

    “Nei report dell’Osservatorio FCP-Assointernet i due mesi più importanti per volume di fatturato, Novembre e Dicembre, chiudono rispettivamente a +1,0% e -1,2% verso il 2015, determinando una chiusura complessiva del 2016 a 458 milioni di euro e limitando la flessione al -2,3% rispetto all’anno precedente. A tale flessione hanno contribuito due differenti aspetti. Da un lato e in quota parte i costi tecnologici connessi alla crescita della componente programmatic direttamente “detratti alla fonte” dai fatturati delle Concessionarie, dall’altro l’impatto di eventi come Europei e Olimpiadi che hanno determinato una diversa allocazione dei budget pubblicitari. Rileviamo infine come nel 2016 il fatturato “mobile” sia raddoppiato rispetto all’anno precedente anche come quota di mercato raggiungendo un’incidenza sul totale investimenti del 10% circa, dal 4,7% al 9,6%”.

    Tav. 1 Dati FCP-Assointernet Dicembre 2016

  • Rilevazioni FCP-Assointernet: l’online perde il 2,3% nel 2016 e chiude a 457 mln

    ADVExpress 03/02/2017

    Dopo il calo dello 0,7% nel 2015, il perimetro delle concessionarie FCP-Assointernet lascia per strada un altro 2,3% nel 2016 chiudendo a 457,7 milioni di euro. Un calo rispetto ai 468,6 milioni dell’anno prima, che conferma quello che sapevamo già: al netto di Facebook e Google, non misurati da FCP-Assointernet, l’offerta perde quote di mercato. Anche online. La tendenza al consolidamento, dunque, prosegue in un contesto in cui gli investimenti complessivi incrementano, ma a una sola cifra grazie agli OTT. Concentrazione e mobile Insomma Facebook e Google, come nel resto del mondo, stanno facendo il vuoto dietro a sé. Soprattutto su mobile dove le concessionarie FCP mostrano segnali di sofferenza: è vero, da una parte è il segmento a maggiore crescita, a +98,6% per una raccolta sul mezzo di 44,11 milioni; ma dall’altra questo valore sembra ancora modesto se si considerano i dati del Politecnico che parlano di un giro d’affari mobile pari a 700 milioni (anche se la metodologia di ricerca non è la medesima, il gap dà l’idea di quanto gli OTT siano dominanti). E c’è ancora un dislivello tra il valore degli investimenti mobile e lo spostamento dell’audience sul mezzo. La concorrenza con latelevisione e la necessità di fare sistema Alla base del risultato a due velocità di internet vi è sicuramente la concorrenza della tv: il piccolo schermo rimane centrale nel nostro Paese e i grandi eventi sportivi come Olimpiadi ed Europei, nonostante il grande seguito online, hanno spinto la raccolta della televisione più che quella dei mezzi digitali, anche grazie a sconti nei prezzi degli spot. Insomma in Italia la tv ha ancora il 50% del mercato e ciò rappresenta inevitabilmente un freno alla spesa sui canali online, dove molti inserzionisti ormai si fidano soprattutto dei dati altamente qualitativi di Facebook e Google. Una soluzione, paventata più volte dagli attori della industry, è quella di creare una sorta di alleanza tra editori, in grado di scalare l’audience e di valorizzarne le informazioni. Ma per adesso esperimenti del genere, vedi Gold 5, non hanno dato i risultati sperati e la forchetta tra OTT ed editoria tradizionale si sta progressivamente allargando.

    Il programmatic Come dichiarato da Giorgio Galantis, presidente di FCP-Assointernet, nel commento che ha accompagnato la nota sulle performance delle concessionarie, pesano anche i fee tecnologici del programmatic: “Nei report dell’Osservatorio FCP-Assointernet i due mesi più importanti per volume di fatturato, novembre e dicembre, chiudono rispettivamente a +1% e -1,2% verso il 2015, determinando una chiusura complessiva del 2016 a 458 milioni di euro e limitando la flessione al -2,3% rispetto all’anno precedente. A tale flessione hanno contribuito due differenti aspetti. Da un lato e in quota parte i costi tecnologici connessi alla crescita della componente programmatic direttamente ‘detratti alla fonte’ dai fatturati delle concessionarie, dall’altro l’impatto di eventi come Europei e Olimpiadi che hanno determinato una diversa allocazione dei budget pubblicitari. Rileviamo infine come nel 2016 il fatturato ‘mobile’ sia raddoppiato rispetto all’anno precedente anche come quota di mercato raggiungendo un’incidenza sul totale investimenti del 10% circa, dal 4,7% al 9,6%”. Editori e piattaforme terze Sarà anche importante vedere la relazione tra editori e piattaforme terze, con tutti i punti di domanda legati alla monetizzazione delle stesse e la perdita del controllo nella gestione del processo di monetizzazione dei contenuti. Secondo Digital Content Next, negli Stati Uniti un editore premium genera mediamente il 14% dei propri ricavi da piattaforme terze. I numeri FCP del 2016 Tornando ai numeri rivelati da FCP-Assointernet nella giornata di ieri, nel 2016 le concessionarie FCP-Assointernet hanno raccolto 458 milioni, di cui 44 milioni, mostrando ancora una volta una centralità del segmento Web, a circa il 90% della spesa totale per un giro d’affari di 407 milioni, in discesa del 7,5% sull’anno prima. Residuale la quota dei Tablet, in crescita a oltre 4 milioni, e Smart Tv/Console, poco più di 1,1 milioni, ma in contrazione del 33,1%. I numeri FCP di dicembre 2016 Dicembre, invece, si è chiuso a -1,2%. Giù Web (-5,1%) e Smart Tv/Console (-28,2%). Trend positivi, invece, per Mobile (+44,9%) e Tablet (+35,6%). In totale, nel mese è stato perso l’1,2% rispetto a dicembre dell’anno prima per un totale di 51,7 milioni. <

  • Analisi PageFair: ad blocking al 17% su desktop e all’1% su mobile in Italia; nel mondo adv bloccata su 615 mln di device

    DailyNet 02/02/2017

    Non si arresta l’ascesa della pratica dell’ad blocking, a +30% nel 2016 su scala globale. A rilevarlo è PageFair, secondo cui l’anno scorso ben 615 milioni di device, di cui 308 milioni da mobile, hanno attivato filtri per bloccare la pubblicità. La simile ripartizione di quote tra desktop e mobile non deve però ingannare: il 94% dei dispositivi mobili equipaggiato con ad blocking è situato in Apac. Non c’è stata invece un’impennata nell’uso dell’ad blocking in Nord America ed Europa: il pericolo, in questo caso, è che le aziende produttrici possano preinstallare software ad blocking sui telefonini, provocando una conseguente accelerazione nell’adozione di sistemi anti-advertising. In Italia la penetrazione dell’ad blocking è al 17% su dekstop e all’1% su mobile. Particolarmente interessante è il motivo principale per cui gli americani intervistati da PageFair decidono di scaricare un ad blocker: non la pubblicità ma per rimanere al sicuro da malware (30%), appena sopra ai formati pubblicitari interruptive (29%). Solo il 14% ha citato i troppi annunci in pagina come motivazione. Insomma è la privacy la ragione per cui si scaricano gli ad blocker e gli scandali emersi in casa Yahoo sui furti di dati sensibili non fanno altro che alimentare una preoccupazione di per sé già concreta. Secondo Johnny Ryan, head of ecosystem di PageFair, la colpa è di tutta l’industry, rea di non aver seriamente preso in considerazione il tema della privacy. A livello socio-demografico, il fenomeno è prevalentemente maschile ed è più comune tra le fasce più giovani della popolazione. Ciò non è una sorpresa, anche se ormai l’ad blocking, spiega PageFair, è una questione trasversale a età e sesso. Insomma, l’ad blocking ha raggiunto un certo livello di maturità. Un altro tema affrontato dal report è relativo alle modalità con cui gli editori hanno provato a combattere il problema e le diverse vie intraprese dal comparto media per convincere gli utenti a disinstallare l’ad blocker o mettere in white list i propri siti. Erigere muri non è una soluzione funzionante. Al 90% degli utenti intervistati è stato chiesto di disattivare l’ad blocker altrimenti l’accesso ai contenuti sarebbe rimasto interdetto. E il 74% di questi ha deciso di chiudere la pagina e andare da un’altra parte: per Ryan, intervistato da Business Insider, non tutti i publisher hanno contenuti esclusivi da giustificare un paywall. Ryan consiglia di aprire un dialogo con il proprio pubblico al fine di individuare le ragioni che dettano l’uso di strumenti per bloccare la pubblicità, e cercare di risolvere il problema offrendo una soluzione. Facebook ha intrapreso un’azione simile l’anno scorso: ha interrogato i suoi utenti e aggiornato i tool di preferenza degli annunci per fornire agli stessi maggiore controllo sulla tipologia di ads da distribuire. Nel redarre l’indagine PageFair ha intervistato 4,626 utenti oltre a utilizzare dati provenienti da StatCounter, Internet Live Stats, eMarketer, e US Census Bureau.

  • Concessionarie WebAds lancia ufficialmente il suo nuovo logo : “WebAds The Publishers Network’”

    DailyNet 1/02/2017

    Il 2017 di WebAds si apre con un Rebranding. Abbandonata la storica ‘swirl’ di colore viola WebAds abbraccia un logo dal design arrotondato, elegantemente nero, che simboleggia una nuova era dell’azienda che, pur portando con sé i valori che l’hanno fatta apprezzare in oltre dieci anni di presenza sul mercato – internazionalità, innovazione, dinamismo – entra nel pieno della sua maturità. Il nuovo payoff di WebAds Il nuovo payoff The Publishers Network riassume la visione che WebAds ha del mercato digital attuale, un mercato che evolve in una direzione sempre più tecnologica, ma deve ricordare di porre sempre al centro gli editori, con la propria identità e i propri contenuti. L’essenza del Brand WebAds in poche semplici parole ‘ We simply add up’ ovvero il valore aggiunto dato dai talenti, il know how, la tecnologia, le competenze che WebAds ha maturato negli anni. Tutto ciò per dare all’editore la libertà di lavorare al proprio prodotto, mentre WebAds si dedica alla massimizzazione dei ricavi pubblicitari sotto l’aspetto sia commerciale sia tecnologico. L’editore al centro L’editore al centro della propria strategia diventa quindi una garanzia anche per l’inserzionista, che grazie a WebAds raggiunge audience certificate di altissima qualità. ‘’Tecnologia e dati sono temi imprescindibili sul mercato attuale, WebAds già da tempo si è mossa in questa direzione, ma vogliamo sempre ricordare che senza il grande lavoro che gli editori impiegano a perfezionare il proprio prodotto, anche la qualità dell’investimento pubblicitario è minata”, ha commentato Constantijn Vereecken, managing director WebAds Italy.