Autore: bruno.cover@gmail.com

  • Condé Nast Chiude il cartaceo di Myself, al suo posto da settembre un super canale web all’interno di Vanityfair.it

    DailyMedia 22/07/2014

    A quattro anni dal lancio la Condé Nast chiude il cartaceo del mensile Myself e lo trasforma in un super canale digitale all’interno del sito di Vanityfair.it. I conti della casa editrice però sono a posto, conferma il presidente di Condé Nast Giampaolo Grandi, che non vede altre chiusure all’orizzonte della casa editrice, e la raccolta pubblicitaria del primo semestre è in linea i risultati dell’anno scorso. La factory creativa interna nel 2013 ha generato circa 4 milioni di euro di fatturato. La raccolta digitale pesa per il 12% e l’anno scorso rappresentava il 9% del totale: ecco perché la Condé Nast punta sul web per sfruttare il marchio Myself, il cui pubblico ideale consuma informazione sempre più sull’online e sempre meno sulla carta, e così gli investitori pubblicitari. Non sono quindi abbastanza le 100mila copie diffuse tra vendite in edicola (70mila) e abbonamenti (30mila), quando i presupposti per restare in gioco sul mercato pubblicitario erano stati fissati a 200mila, e per di più a differenza di altri marchi del gruppo, Myself non ha un’apprezzabile declinazione internazionale. «I consumatori si sono spostati dalla carta ai mezzi digitali – spiega Grandi – e anche i clienti si stanno orientando in questo senso, sono diventati selettivi e quindi continueranno a investire sulla stampa ma con molta meno frequenza. Ma il conto economico di un mensile come questo dipende al 70% dalla pubblicità». «Sono convinto – dice ancora Grandi – che Myself sia comunque uno dei migliori giornali che ho contribuito a realizzare, grazie anche all’eccellente lavoro svolto dalla redazione », che non verrà né licenziata né messa in solidarietà, ma con la quale sono in corso trattative per eventuali uscite consensuali. Il problema non è quindi la qualità del giornale ma il cambiamento del mercato che ha inciso profondamente sulla redditività. Del resto Myself non va bene nemmeno nelle edizioni straniere: in Germania scricchiola, la versione inglese – Easy Living – è stata chiusa l’anno scorso. Secondo i dati presentati dal coo Domenico Nocco, la raccolta pubblicitaria di Myself è inferiore del 30% rispetto al break even. Nel primo anno di vita il giornale ha fatturato 5,3 milioni in adv, ora sono 4 milioni scarsi «ma ce ne servivano 7» dice Grandi, e i presupposti per un recupero non ci sono. Il deputy general manager di Condé Nast Fedele Usai precisa che il giornale non si rivolgeva specificatamente ai 20 top client della casa editrice, ma alle multinazionali del largo consumo come Procter&Gamble «che ha appena dichiarato di investire il 70% dei budget nel programmatic». Territorio che peraltro Grandi non vuole esplorare, così come non è interessato a entrare nel progetto Gold 5 lanciato da Rcs, Banzai, Manzoni e Italiaonline: «In certi luoghi vogliamo brillare per la nostra assenza – motteggia – e per quanto riguarda la vendita della pubblicità online vogliamo creare prodotti innovativi o eventualmente un programmatic premium ». Se è vero che le “grown up multitasking women” si rivolgono di più al digitale, allora la risposta è il super canale di servizio che verrà costruito nel portale di Vanityfair.it, per beneficiare di un traffico di 6,5 milioni di utenti unici al mese. Complessivamente, il sistema di siti proprietari «puri – precisa Usai – ossia che non aggregano altri interessi» genera 13 milioni di utenti undici mensili. Vogue ne vanta 2 milioni, Wired oltre 3,5 milioni. A questa offerta si aggiungerà, sempre in autunno, una app per il mobile. I progetti digitali comunque non finiscono qui. A fine settembre per i 50 anni di Vogue sarà pubblicato l’intero archivio digitalizzato della “bibbia della moda”, un progetto che è costato un anno di lavoro e sarà in lingua inglese, dedicato sia al pubblico consumer che btob, quindi con parte dei contenuti a pagamento. A novembre ci sarà il lancio di un nuovo progetto editoriale dedicato alla bellezza, che avrà anche una declinazione sul territorio. Sempre a settembre sbarcherà su CN Live Nowness, il magazine multimediale di LVMH. La piattaforma video proprietaria di Condé Nast vanta un fatturato di 500mila euro a tre mesi dal lancio. Per quanto riguarda Vanity Fair, è in arrivo (sempre in autunno) un nuovo approccio strategico e commerciale di brand.

     

  • Mercato Nasce l’asse Berlusconi-De Benedetti, al via i lavori della neo concessionaria Gold 5

    DailyNet 21/07/2014

    Alla fine è successo: la possibile, nonché chiacchieratissima Partnership tra i due esponenti di spicco dell’imprenditoria italiana degli ultimi quarant’anni, ovvero Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti è oggi una realtà. Si chiama Gold 5, è una concessionaria con obiettivi digitali e raccoglie l’esperienza, oltre che dei due massimi protagonisti, di manager dai percorsi professionali ormai storici. La neonata struttura è specializzata nell’offerta di soluzioni di video display advertising ed è stata costituita con quote paritetiche dalle seguenti società: A. Manzoni & C S.p.A., Banzai Media Srl, italiaonline S.p.A., Mediamond S.p.A. e Rcs MediaGroup S.p.A. Gold 5 commercializzerà, in via non esclusiva, una porzione dei bacini di pubblicità digitale di ciascuno dei soci e offrirà al mercato degli investitori prodotti studiati per comunicare efficacemente ai più importanti target pubblicitari, con formati di video advertising quali Masthead e 300×250 video. Secondo una ricerca di eMarketer del marzo di quest’anno, negli Stati Uniti il mercato del video display advertising rappresenta circa il 12% del digital advertising spending complessivo, con un valore di 5,9 miliardi di dollari. Sempre secondo eMarketer, nel 2014 il valore del mercato italiano della pubblicità video online dovrebbe superare i 200 milioni di dollari, con una crescita per i prossimi anni di oltre il 20% annuo. Secondo FCP, già nel 2013, questo mercato valeva circa 90 milioni di euro, non conteggiando i player internazionali che non aderiscono alla rilevazione. L’obiettivo di Gold 5 è quello di diventare l’attore di riferimento in questo importante segmento, proponendo soluzioni pubblicitarie sull’insieme delle migliori realtà digitali italiane. Tramite Gold 5 i big spender pubblicitari potranno pianificare campagne video cross su tutti i siti degli editori aderenti, ottimizzando gli obiettivi di copertura e frequenza delle proprie campagne e raggiungendo valori di reach unici per il mercato digitale italiano su tutti i più importanti target di pianificazione. Gli investitori usufruiranno di soluzioni predefinite e ottimizzate per raggiungere i target di specifico interesse, senza scegliere i singoli siti web su cui pianificare, la cui commercializzazione rimarrà di esclusiva competenza delle concessionarie pubblicitarie dei soci. Per un’efficace commercializzazione dei propri prodotti, Gold 5 si avvarrà sia dei canali e delle modalità di vendita tradizionali, sia di una piattaforma tecnologica in grado di cogliere le rilevanti opportunità di business del “programmatic advertising”. Al pari di analoghe iniziative già lanciate da importanti editori in altri paesi europei, come La Place Media e Audience Square in Francia, AdAudience in Germania e Aunia in Spagna, Gold 5 vuole rappresentare un acceleratore della crescita del mercato digitale, aprendo e stimolando la concorrenza, confrontandosi sul campo dell’efficienza e dell’efficacia delle soluzioni offerte ai big spender pubblicitari. Il consiglio di amministrazione di Gold 5, che prevede un sistema a rotazione annuale dei vertici tra le cinque aziende che la costituiscono, è composto da Davide Mondo (presidente), Andrea Santagata (a.d.) e dagli amministratori Gabriele Comuzzo, Gabriele Mirra e Roberto Zanaboni. E’ prevista, inoltre, la costituzione di un comitato strategico, con il ruolo di advisory board per il supporto nella definizione delle linee guida di sviluppo della società, di cui faranno parte alcuni fra i più importanti nomi del mercato pubblicitario e media nazionale: Paolo Ainio (numero uno di Banzai), Antonio Converti (a.d. di Italiaonline), Massimo Ghedini (a.d. di A. Manzoni & C.), Stefano Sala (amministratore delegato di Publitalia 80), Raimondo Zanaboni (direttore generale Pubblicità di Rcs MediaGroup). E attualmente si prevede che la commercializzazione delle prime soluzioni pubblicitarie possa avvenire già entro la fine del 2014.

     

  • Il programmatic per snellire la vendita della pubblicità

    Dailynet 21/07/2014

    La pubblicità evolve in modalità impensabili fino a solo qualche anno fa. E sul fronte internet la componente tecnologica è sempre più rilevante e centrale. Non solo: rappresenta anche un fattore abilitante, in grado di apportare sostanziali miglioramenti al settore. In questo contesto abbiamo assistito negli ultimi anni al fiorire del programmatic buying, ovvero la vendita della pubblicità web in modo automatico, senza l’intermediazione dell’uomo. Marketplace che fanno incontrare l’offerta degli editori con la domanda degli inserzionisti, mettendo in moto un circolo virtuoso che dà nuova linfa al mercato. «Sicuramente l’advertising online tende verso il programmatic – afferma Ivan Lodi, direttore marketing di Banzai -. Tuttavia non bisogna sottovalutare l’importanza della creatività e lo scopo principale della pubblicità: vendere prodotti e servizi. Solo così il programmatic può rappresentare una grande spinta al mercato».

    Programmatic: tutti ne parlano ma è davvero un’opportunità?

    «Direi proprio di sì. Sono anni ormai che sentiamo la parola programmatic e pian piano ci stiamo attrezzando anche noi italiani. Resta da capire meglio quali siano le vie migliori per gestire questa attività e comprenderne l’impatto. Per

    esempio, gli advertiser hanno adesso strumenti come i dati, che nel passato non possedevano e che possono sfruttare a loro vantaggio. Ma solo se sono capaci di interpretarli».

    Il mercato però fatica ancora ad affermarsi.

    «È vero: basta pensare che in Usa il 25- 30% dei budget online è programmatic. In Italia si scende al 2,5%. Il che può essere visto come una grande potenzialità. In ogni caso bisogna intendere il programmatic come una modalità che facilita e rende più efficiente il processo di buying».

    E il video programmatic?

    «Beh, gli italiani amano il video: siamo proporzionalmente il Paese che investe più nel video, probabilmente anche a causa del forte legame che abbiamo con il piccolo schermo. È un comparto destinato a crescere. E lo farà di pari passo con il programmatic».

    Come Banzai avete già approntato un’offerta in questo senso?

    «Sì. Banzai chiude private deal sulla propria inventory video. Una inventory che in generale non è ancora così sviluppata come quella display, ma che è molto ricercata dagli spender. E questo è uno dei suoi principali punti di forza».

    Com’è possibile migliorare l’attività di video programmatic? Quali consigli fornite ai vostri interlocutori?

    «Penso che chi opera nel settore deve avere ben chiaro che il programmatic è un processo che snellisce l’acquisizione e la vendita della pubblicità, facendo risparmiare in termini di costi e dando visibilità a chi magari non possiede una forza commerciale. Però è necessario tenere bene a mente quelli che sono gli obiettivi dell’advertising, ovvero la vendita di un prodotto o di un servizio. Per farlo occorre una creatività forte ed efficace in un contesto editoriale in cui possa essere colta».

    Una cosa ancor più vera nel caso del video.

    «Sì, i video devono stimolare la volontà di fruizione da parte degli utenti. Ed è qui che ritorna il discorso della creatività: deve essere messa al posto giusto nel momento giusto, in modo tale da rendere davvero efficiente l’acquisto in programmatic. Affinché ciò sia possibile, però, serve che tutti gli attori del comparto pubblicità online si sforzino per risolverne le criticità ed esaltarne le positività».

    Misurabilità e advertising online. Anche di questi due fattori se ne parla spesso, qual è il suo giudizio?

    «Uno dei cavalli di battaglia del mondo web è la sua facile misurabilità, specialmente se rapportato ad altri media. Un grande punto di forza che permette di capire l’impatto delle proprie attività di comunicazione per correggerle nel caso occorresse».

    Però…

    «Però anche qui non bisogna perdere di vista gli obiettivi: la misurazione è al servizio dell’advertising online, non viceversa. Vediamo di ricordarcelo».

     

  • Industry Marcella Bergamini in Class Editori con funzioni di supporto marketing, in particolare per i canali tv indoor e outdoor

    DailyMedia 18/07/2014

    Dopo essersi costruita una lunga esperienza nell’area del planning e del buying sul fronte aziendale che, per altro, continua, restando consulente per le strategie media e i progetti integrati di Mellin (mentre fino a giugno 2013 è stata per 15 anni direttore media di Gruppo Danone), Marcella Bergamini salta anche sulla barricata editoriale, diventando consulente di Class Editori, per il quale si occupa di supporto marketing alle direzioni per la proposizione e creazione di nuovi piani di comunicazione, in particolare per i canali televisivi indoor e outdoor. Collaborerà quindi anche con Class Pubblicità, di cui è presidente Angelo Sajeva (che è anche consigliere per le strategie e lo sviluppo della casa editrice), dove non opera più Domenico Ioppolo – che era cmo del gruppo e, quindi, anche della sua struttura per la raccolta – e che, invece, è diventato nelle scorse settimane coo della unit Eventi e Conferenze e del Salone dello Studente, l’evento itinerante di orientamento universitario, formativo e professionale post-diploma e postlaurea organizzato sempre dal gruppo.

     

  • Relazioni Agcom: Sky resta regina dei ricavi televisivi nel 2013, la Rai sorpassa Mediaset.

    DailyMedia 16/07/2014

    Anno orribile per il 2013 per il settore delle comunicazioni italiano (tlc, radio e tv, editoria e internet, servizi postali), con un calo del 9 per cento dei ricavi sul 2012 a quota 56,1 miliardi di euro. Male anche il settore internet, a -2,5 per cento (vanno meglio le tv a pagamento). A fare il punto sul comparto è la relazione annuale Agcom 2014, presentata ieri a Roma alla Camera dal presidente Angelo Cardani. Guardando le singole voci, l’editoria, quotidiana e periodica, ha perso nel 2013 quasi 700 milioni di ricavi. I quotidiani passano da 2,5 miliardi del 2012 a 2,3 miliardi del 2013, i periodici da 2,8 miliardi a 2,3 miliardi. Il fatturato dei quotidiani è sceso del 7%, quello dei periodici il 17,2%. Cifre ormai lontane dai 3,1 miliardi del 2009: nel 2012 restano stabili i ricavi da vendita di copie (-0,48% a quota 1 miliardo 162 milioni), ma a pesare è il calo della pubblicità (-13,17% a quota 983 milioni). I ricavi da collaterali perdono il 16,53%, ora a quota 107 milioni. Per quanto riguarda i periodici, dal 2010 è andato in fumo oltre un miliardo di ricavi (da 3,4 miliardi a 2,3 miliardi). L’anno scorso i ricavi da vendita di copie sono scesi del 13% (1,6 miliardi a 1,4 miliardi), la pubblicità del 24,1% (da 1 miliardo a 766 milioni), i collaterali del 21,3% (da 167 a 131 milioni). Anno negativo quindi anche per la pubblicità considerata nel suo complesso: il calo dei ricavi complessivi rispetto all’anno precedente è stato del 10,9%, passando da 8,3 miliardi a 7,4 miliardi. Crollano periodici (-24,1%) e quotidiani (-13,2%), ma vanno male anche tv (-10,1%) e cinema (-7%). La radio perde il 6,4%. Scende per il primo anno anche internet (-2,5%). Analizzando le posizioni degli operatori, segnala l’Agcom, Sky resta regina dei ricavi tv in Italia nel 2013, la Rai perde meno dei concorrenti ed è ora seconda, sorpassando Mediaset. Lo scorso anno il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia ha rastrellato 2,6 miliardi (-3,5% rispetto al 2012), la Rai 2,3 miliardi (-1,6%), Mediaset 2,2 miliardi (-8,2%). A pesare sui ricavi Mediaset è la pubblicità scesa a quota 1 miliardo 730 milioni da 1 miliardo e 966 milioni del 2012, mentre è cresciuta l’offerta a pagamento da 520 milioni a 550 milioni. La Rai ha visto invece crescere leggermente le risorse legate al canone da 1 miliardo 647 milioni a 1 miliardo 654 milioni e scendere quelle della pubblicità da 683 milioni a 632 milioni. Sky registra un calo delle entrate da pay (da 2 miliardi 435 milioni a 2 miliardi 395 milioni) e della pubblicità (da 265 milioni a 210 milioni). Seguono a grande distanza Cairo Communication, proprietario di La7, a quota 136 milioni, e Discovery a quota 125 milioni. Per quanto riguarda le quote di mercato della tv gratuita, la Rai sale al 49,4%, mentre Mediaset scende al 35,1%. Nella tv a pagamento, invece, Sky Italia detiene il 77,8% del mercato e Mediaset il 19,1%. Gli ascolti di Rai e Mediaset – emerge ancora dalla Relazione – vedono sempre più ridursi il distacco dalla quota di ascolti degli altri operatori tv considerati nel loro insieme. Par condicio e stato dell’arte delle tlc Cardani interviene anche sulla legge per la par condicio, che «denuncia sempre maggiori ed evidenti criticità applicative, specie nei periodi elettorali, rispetto alle quali è certamente auspicabile un nuovo intervento  del legislatore che possa coniugare la irrinunciabile esigenza di assicurare una efficace tutela del pluralismo informativo, con l’evoluzione del panorama mediatico e politico». Cardani ha ricor dato che «l’Autorità, alla fine del 2013, ha avviato un processo di revisione della disciplina attuativa della legge medesima per il periodo non elettorale al fine di tenere conto dei cambiamenti intervenuti nelle modalità di fruizione del mezzo radiotelevisivo e nei format dei programmi». Il presidente Agcom ha quindi sottolineato che «la comunicazione politica, genere sul quale il legislatore del 2000 aveva costruito il baricentro della par condicio, rappresenta in effetti un veicolo di informazione ormai superato: i dati di ascolto evidenziano una scarsa attenzione del pubblico verso questa tipologia di programmi. Di contro – ha proseguito – è cresciuta l’attenzione per i telegiornali e per i programmi di approfondimento che, prendendo le mosse da fatti di attualità, sono realizzati con format nuovi che attraggono l’interesse del pubblico per il tipo di confronto proposto. I compiti di vigilanza di cui l’Autorità è investita – ha aggiunto Cardani – sono divenuti, inoltre, via via più complessi in ragione, da un lato, dell’evoluzione delle modalità di fruizione del contenuto radiotelevisivo, e dall’altro, della incontrollabile frammentazione partitica, ben lontana dal bipolarismo che aveva ispirato la disciplina del 2000. Il mutamento di scenario cui ho fatto cenno – ha concluso – richiede una profonda riflessione del legislatore, volta ad adeguare l’impianto normativo al nuovo quadro mediatico e politico di riferimento. In questo senso, procederemo  quanto prima ad inviare una segnalazione al Governo evidenziando gli specifici profili di criticità della disciplina vigente ». Significativo infine il calo anche per le telecomunicazioni, a -8,79%. Fa peggio la rete mobile (- 11,2%), a picco il traffico voce. Il solo mezzo in territorio positivo il il mobile internet: le sim che hanno navigato sono  salite a 32,7 milioni (primo trimestre 2014), contro i 31,3 milioni dell’anno scorso. La quota di mercato di Telecom Italia è calata sulla rete fissa per la prima volta sotto il 50 per cento (al 49%). Bene anche il calo dei prezzi delle telecomunicazioni, scesi di 44 punti percentuali negli ultimi 15 anni. «L’Italia mostra segnali di debolezza nello sviluppo e penetrazione di reti digitali di nuova generazione e di accesso ai servizi più innovativi », ha detto il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, sottolineando che «sebbene nell’ultimo anno si sia parzialmente ridotto il divario digitale dell’Italia rispetto alla media europea, molti sforzi restano da compiere e in questo comune obiettivo l’Autorità continua a fare la sua parte».

  • Editoria Brasile 2014, la Gazzetta dello Sport è campione del mondo

    DailyNet 16/07/2014

    Mondiale che passione, che ricordi, che gioie e che dolori. Sensazioni che si riverberano anche a distanza di tempo. E cosa fa solitamente il tifoso italiano durante un simile lasso di tempo? Si alza e si legge la Gazzetta, sia sul pc/tablet, sia prendendo la via più classica dell’edicola; e magari, durante il tragitto, comincia a riabbeverarsi alla fonte Rosea digitando ansiosamente sul proprio smartphone. Insomma, la Gazzetta è  ovunque. Poi però vengono difcrefusi i dati del mese mondiale e anche in quel di Via Solferino lo stupore diventa padrone assoluto. Leggiamoli allora questi numeri: nel periodo 12 giugno – 14 luglio, si sono registrati un totale di 20,6 milioni di browser unici, 486,3 milioni di pagine viste, 26,8 milioni di video visti. Mezzo miliardo di page view profumano di trionfo ma anche di vertigini. Allora vediamo come si è risvegliato da simile sbornia Francesco Carione, responsabile del sistema Gazzetta. Si dice che non vi aspettaste un simile successo . Eppure stiamo parlando del Mondiale. «Il primato può apparire scontato, perché di fatto ci vede sul gradino più alto del podio per l’ennesima volta. La cosa sorprendente è rappresentata dai distacchi inflitti alla concorrenza e, soprattutto, in che situazione siano maturati: la nostra Nazionale che viene fatta fuori subito; la mancanza di diritti video che ci ha costretti a inventare un contro palinsesto. La concorrenza è agguerrita, ma noi abbiamo un nome e una grande professionalità evidenziata dai 16 cronisti inviati in terra brasiliana e da una redazione focalizzata sull’evento. E anche in edicola le cose sono andate alla grande». Un successo che, si spera, abbia avuto dei riscontri positivi anche sul fronte pubblicitario. «Non si possono fare certo raffronti con quello che accadeva durante lo stesso periodo nel 2013, vista la portata globale di una simile manifestazione. E allora, mettiamo a confronto i risultati del precedente Mondiale: rispetto al 2010, l’offerta complessiva della Gazzetta ha totalizzato un +6%, risultato di grande valore, soprattutto se pensiamo come tutto sia andato a rotoli rispetto solo a un quadriennio orsono. A crescere maggiormente è stato il web. Ma anche la carta si è difesa. Oggi non te la puoi cavare con la classica tabellare, devi far funzionare la creatività, impostare le collaborazioni con gli investitori in maniera differente. Tra gli esempi, citerei il “Rompi Pallone” con Gene Gnocchi, in cui Conad e Parmigiano Reggiano prendevano parte alla trama dei vari sketches, oppure le rivisitazioni dei vecchi mondiali con Fructis; e ancora, le statistiche con l’ausilio di Mediaworld, le vendite dei pupazzetti con le fattezze dei giocatori in partnership con IP». Momenti memorabili? «Il 25 giugno, all’indomani della debacle azzurra, il sito ha registrato il suo record assoluto, con 2.169.181 browser unici (fonte Audiweb Report), e la community ha partecipato al dibattito sul sito con 7.889 commenti. Il 9 luglio, dopo l’epocale Brasile-Germania, le pagine viste hanno sfiorato i 27 milioni. La disfatta brasiliana ha rappresentato un grande momento a livello contenutistico, anche su carta e su Gazzetta Gold grazie a delle Gallery fotografiche che definirei quasi poetiche». Il Mondiale però è finito e ora occorre pensare a come mantenere simili posizioni. «Abbiamo appoggiato l’idea di una rifondazione del nostro calcio, maggiormente impostata sui giovani; abbiamo così aperto un’inchiesta sul tema che andrà avanti anche nei prossimi mesi e l’abbiamo affidata alla leva più giovane della nostra redazione. E poi adesso è tempo di mercato, di rivincite, di proclami, di attesa della nuova stagione. Noi continueremo a essere la bussola del movimento». Cosa vi aspettate in termini numerici da qui alla fine dell’anno? «Ci attendiamo una crescita del 20% sulle page view, un raddoppio sul fronte video e una buona resa pubblicitaria, ma in questo caso dipende anche dal mercato. Da febbraio, dal lancio del nuovo sito, abbiamo cominciato a studiare nuovi format e continueremo a farlo. Nel mentre ci siamo resi conto che un terzo dell’utenza digitale si muove su mobile (dal 12 giugno al 14 luglio sono stati 6,2 milioni, il 30% del totale, i visitatori che hanno navigato in mobilità nel sito di Gazzetta; le page views da smartphone sono state 65,7 milioni), ambito in cui dobbiamo crescere dal punto di vista pubblicitario. Le aziende attendono prima i numeri, non si fidano completamente ».<

  • Mercato Gruppo Class Editori diventa fornitore principale di food&beverage per CCIG/Mall

    DailyMedia 15/07/2014

    Con riferimento al contratto tra il Gruppo Class Editori e la piattaforma di e-commerce BtoB CCIG/Mall, realizzata da Century International Group (primo sistema di telefonia mobile cinese con 50 miliardi di dollari di asset e che gestisce tutti i satelliti della Repubblica Popolare) con la partecipazione di Bank of China, China Telecom, China Union Pay e l’organo governativo China Council for promotion of trade International – di cui abbiamo fornito notizia lo scorso 13 giugno – la società di cui è v.p. e a.d. Paolo Panerai ha comunicato ieri che: “dopo una serie di incontri operativi avvenuti a Pechino la scorsa settimana, il ruolo del gruppo editoriale si è evoluto, con riferimento al settore food&beverage, da main agent, come specificato nel prospetto informativo pubblicato per l’aumento di capitale in corso, a fornitore principale per l’Italia, con l’opzione di diventare fornitore unico dal nostro Paese al raggiungimento di target preliminarmente individuati, nel prossimo futuro. Il settore food&beverage potrà rappresentare, secondo le stime di CCIG/Mall, la maggioranza delle vendite della piattaforma BtoB più grande della Cina, che ha programmato la partenza per l’inizio del prossimo autunno. Per il settore di fashion, luxury goods, accessori e design, Gruppo Class Editori rimane main agent e, ugualmente, resta agente esclusivo per la produzione dei contenuti e per la raccolta della pubblicità dall’Italia. «È una grande soddisfazione e un’opportunità ancora più grande l’assunzione del ruolo di fornitore principale, per il quale siamo impegnati a portare sulla piattaforma migliaia di aziende e prodotti italiani, i primi che saranno offerti in vendita su CCIG/Mall», commenta Panerai a DailyMedia. La piattaforma prevede di favorire il commercio elettronico tra i dettaglianti cinesi, che già hanno aderito e che aderiranno, permettendo loro l’accesso a oltre 1.000 tipologie di prodotti selezionati tra gli 8 Paesi europei e americani, tra cui appunto l’Italia, primo estero scelto per i due citati settori. «Attraverso un innovativo modello basato su internet, sulle più recenti tecnologie di marketing online e una filiera commerciale e logistica di qualità che a regime punta ad arrivare a 3 milioni di retailer, con presenze anche nei club e negli alberghi – continua Panerai – CCIG/Mall fornirà a partire dal prossimo ottobre un servizio completo per i dettaglianti, che va dall’ordinativo, al pagamento online, alla logistica e al credito finanziario e assicurativo, permettendo ai consumatori cinesi di poter acquistare prodotti italiani affidabili e di alta qualità a prezzi competitivi. I retailer coinvolti inizialmente sono già 600.000. CCIG/Mall ha in progetto il raggiungimento di 150 miliardi di dollari di transazioni nei prossimi 5 anni, e prevede che 50 miliardi di euro di merci saranno acquistati in Italia per due terzi e per il restante in altri Paesi europei. Il secondo step, grazie al ruolo di China Telecom, sarà quello di diventare anche piattaforma BtoC nell’arco di 2-3 anni. Sulla base della grande richiesta di prodotti italiani nel mercato cinese e le politiche del nostro Governo a sostegno di una maggiore presenza delle piccole e medie imprese italiane sul mercato cinese, la piattaforma, che si propone come alternativa ad Alibaba, consentirà quanto migliaia di pmi desiderano da tempo e, cioè, avere la più capillare rete di distribuzione su tutto il territorio cinese senza dover fare investimenti fuori dalla loro portata». Class Editori – che assumerà anche il ruolo di coordinatore degli agent degli altri settori – sarà direttamente anche agente esclusivo per l’Italia per la vendita della pubblicità sulla piattaforma, che peserà il 20% dei ricavi, e la produzione di contenuti relativi ai prodotti che saranno veicolati attraverso di essa e che offriranno ai retailer cinesi tutte le informazioni necessarie per poter sviluppare i loro acquisti, con la prospettiva di arrivare a creare anche un canale tv. A Milano saranno aperti appositi uffici in via Burigozzo, 1, dove avverrà anche la selezione dei prodotti che, dai 3.000 iniziali, diventeranno 12.000 in pochi mesi.

  • Editoria Oggi.it, la nuova release è da record: 56 milioni di page view a giugno

    DailyNet 15/07/2014

    Chi non cambia idea non è poi così intelligente; lo si dice in giro da un po’ di tempo. Eppure mutare prospettiva, anche non radicalmente, non è così facile, soprattutto quando ti porti appresso una tradizione sulla quale i tuoi affezionati sostenitori hanno imparato a riconoscersi. Se poi i tifosi sono quelli di Oggi, storica testata Rcs occorre procedere con i classici piedi di piombo. Anche quando il cambio di marcia va a toccare il sito ufficiale. Ma dalle parti di Rcs non ci hanno pensato più di due volte, hanno chiamato i tipi di Liquid, struttura impegnata quotidianamente nella costruzione di esperienze digitali, e insieme hanno ridisegnato l’immagine della casa web di Oggi. Magari i presupposti non erano per forza di cose alla “vediamo come e se funziona”, però i risultati sono andati senz’altro oltre le più rosee aspettative. A confermarcelo è lo stesso Umberto Brindani, proprio lui, il direttore che ci racconta cosa sia cambiato da un mese a questa parte.

    Era il 12 giugno e Oggi.it cambiava pelle: siete sodisfatti dei primi risultati? «Al principio temevamo che la nuova release potesse disorientare l’utente, confonderlo, tenerlo distante, invece abbiamo registrato un +30% di traffico. Giugno ha fatto registrare addirittura il record, con 56 milioni di page view complessive, 2,5 milioni di media al giorno, con il picco di mercoledì scorso, 3 milioni di pagine viste e 200.000 browser unici (tutti dati censuari, ndr)».

    Avrà trovato delle spiegazioni per questa affermazione “senza se e senz a ma”? «Credo che il sito rinnovato sia efficace dal punto di vista grafico, ricco, friendly, eppure mai confuso. Ma non si è trattato solo di una svolta grafico-estetica, anche i contenuti hanno goduto di migliorie non da poco: al netto di tematiche legate al Gossip e alle Celebrity sempre presenti e assai frequentate, abbiamo aggiunto la Cronaca e introdotto una serie di canali di interesse femminile, Famiglia, Cucina, Fashion e Salute».

    La lettrice diviene quindi preponderante anche a livello digitale? «Direi di sì e, anzi, il restyling ha di fatto avvicinato il sito alla dimensione classica del giornale cartaceo. Ora bisogna fare un passo ulteriore, ovvero catturare un 10% di target pubblicitario femminile che ci manca rispetto all’esperienza cartacea; il 60% degli utenti digitali è donna, ma in edicola si arriva al 70%».

    A proposito di pubblicità, quali sono i settori che investono maggiormente sul sito internet? «Sempre gli stessi, in linea con il nostro lettorato: Largo Consumo prima di tutto, poi Cosmetica e Fashion». Giugno ha rappresentato un ottimo trampolino di lancio, però adeso arriva l’estate, quelle delle spiagge e degli ombrelloni e lì l’esperienza cartacea la fa ancora da padrona, o no ? «E’ vero, ma l’apparizione di tablet e smartphone ha un po’ scompaginato una realtà assodata. Tenendo presente che sul sito il nostro target di riferimento è più giovane, Oggi.it ha un lettorato che per il 40% si affida al mobile, il 25% del quale attraverso lo smartphone e il 15% su tablet».

    Il restyling è anche frutto di qualche fonte ispirativa? «Abbiamo studiato molto il mercato straniero e i siti di testate prestigiose, quali People, Build, Paris Match e altri ancora. Come accade con simili esempi prestigiosi, anche Oggi.it è un grande sito figliato a una grande testata popolare».

    Da quanti giornalisti è composta la redazione e in che modo si muove lungo l’intera giornata? «Sono in 10, guidati con maestria da Roberto Beccaria. Ci si focalizza sui video, sulle gallery, poi sui testi. Per ora vengono seguite le novità appartenenti ai vari campi tematici che contraddistinguono il sito».

  • Stampa Riders Italian Magazine a Biblioteca della Moda

    DailyMedia 11/07/2014

    Hearst Magazines Italia e Biblioteca della Moda, società controllata da Diego Valisi, hanno sottoscritto una lettera di intenti per la cessione del ramo d’azienda della testata mensile Riders Italian Magazine. Il closing dell’operazione è previsto il prossimo ottobre, una volta espletate le procedure previste per legge ed eseguiti gli accordi. La lettera di intenti prevede che con il ramo d’azienda passino a Edizioni La Mode Illustrée divisione di Biblioteca della Moda tutti i giornalisti e gli impiegati del magazine, “che con le loro competenze, professionalità e conoscenze rappresentano la componente fondamentale a garanzia della continuità e della qualità del prodotto”, si legge nella nota. A partire dalla data di acquisizione, la raccolta pubblicitaria di Riders Italian Magazine sarà curata direttamente da Milano Fashion Media, società di cui Diego Valisi è amministratore delegato e azionista di riferimento. Fondato nel 2007, diretto da Roberto Ungaro (confermato nel ruolo), Riders Italian Magazine è il mensile maschile dedicato agli appassionati delle due ruote. Edizioni la Mode Illustrée di Biblioteca della Moda vanta tra le sue testate il periodico di moda Fashion Illustrated, il magazine The Lifestyle Journal e Urban Magazine, lo storico free press recentemente acquisito da RCS. Milano Fashion Media, oltre a curare la raccolta delle testate di proprietà, è da alcuni anni concessionaria di Style Piccoli Italia, Russia e Cina del Gruppo Rizzoli, dei settimanali Internazionale e Pagina99, del trimestrale VO+ e di tutto il sistema editoriale sul mondo del gioiello di Fiera di Vicenza e, da poche settimane, anche del nuovo mensile digitale in lingua inglese per gli operatori internazionali del design Design Tribune.

  • Hearst Advertising Worldwide Italy partner di Burda Community Network

    ADVExpress 10/7/2014

    La divisione di Hearst Magazines Italia diretta da Robert Schoenmaker annuncia la partnership con Burda Community Network, concessionaria di Hubert Burda Media, per rafforzare l’attività di raccolta pubblicitaria e progetti di marketing sul mercato tedesco. Hearst Advertising Worldwide Italy (HAW Srl), divisione di Hearst Magazines Italia, annuncia la partnership con BCN (Burda Community Network), concessionaria di Hubert Burda Media, per rafforzare l’attività di raccolta pubblicitaria e progetti di marketing sul mercato tedesco. Hearst Advertising Worldwide Italy, diretta da Robert Schoenmaker, gestisce in Italia, Svizzera e Germania la vendita advertising per il portafoglio internazionale di Hearst Magazines, che comprende tutte le edizioni di Harper’s Baraar, Esquire, Cosmopolitan e Town & Country, come le edizioni internazionali del network Elle e Elle Decor, oltre alle edizioni Marie Claire pubblicate da Hearst. Haw è una struttura full service di vendita e di consulenza globale con una profonda conoscenza del mercato internazionale che consente ai clienti pubblicitari di massimizzare le opportunità di comunicazione su tutti i brand del network mondiale Hearst, carta e digital, fornendo loro nuovi strumenti per massimizzare gli investimenti media nel mondo.