Categoria: FCP Assoradio

  • Dati Osservatorio FCP-Assoradio: a novembre 2017 il mezzo a oltre 37 milioni di euro, +9%

    DailyMedia 09/01/2018
    Osservatorio FCP-Assoradio ha rilasciato i dati relativi al fatturato pubblicitario del mezzo nel mese di novembre 2017, che segna una crescita del 9% rispetto al corrispettivo del mese precedente ed è pari a 37,126 milioni di euro. Bene anche il cumulato sugli undici mesi, in aumento del 5,8%. Il commento del presidente FCP-Assoradio, Fausto Amorese, in una nota: “Ci avviciniamo alla chiusura del 2017 che renderà possibile una riflessione definitiva sull’andamento del mezzo Radio, in un anno non facile per il mercato pubblicitario. Oggi possiamo dire che il dato di fatturato registrato dall’Osservatorio FCP-Assoradio a novembre, +9%” sul 2016 e +19,9% sul 2015, lascia intravedere per il terzo anno un consuntivo ampiamente positivo. La crescita progressiva a novembre è +5,8% sul 2016 e +7,1% sul 2015 – prosegue -, a cui contribuiscono tabellare ed extra tabellare. Risultati che testimoniano la capacità del mezzo di fare sistema fornendo al mercato iniziative, strumenti e dati utili alla pianificazione”

  • Dati Osservatorio FCP-Assoradio Novembre 2017

    Dati Osservatorio FCP-Assoradio Novembre 2017

    L’Osservatorio FCP-Assoradio (FCP-Federazione Concessionarie Pubblicità) ha raccolto i dati relativi al fatturato pubblicitario del mese di Novembre 2017.
    Il fatturato pubblicitario del mezzo Radio registra nel mese di Novembre 2017 un dato pari a +9,0% rispetto al corrispettivo 2016. Tale dato corrisponde ad un fatturato totale di € 37.126.000,00.

    Osservatorio FCP-Assoradio – Novembre 2017
    Il commento del Presidente FCP-Assoradio Fausto Amorese
    “Ci avviciniamo alla chiusura del 2017 che renderà possibile una riflessione definitiva sull’andamento del mezzo Radio, in un anno non facile per il mercato pubblicitario. Oggi possiamo dire che il dato di fatturato registrato dall’Osservatorio FCP-Assoradio a Novembre, +9,0%” sul 2016 e +19,9% sul 2015, lascia intravedere per il terzo anno un consuntivo ampiamente positivo. La crescita progressiva a Novembre è +5,8% sul 2016 e +7,1% sul 2015, a cui contribuiscono tabellare ed extra tabellare. Risultati che testimoniano la capacità del mezzo di fare sistema fornendo al mercato iniziative, strumenti e dati utili alla pianificazione”.

  • Mercato UPA rivede le stime 2017 al +1%, Sassoli anticipa un analogo trend per il 2018 e “lancia” le celebrazioni per i 70 anni dell’associazione

    DailyMedia 20/12/2017

    In dirittura d’arrivo della fine dell’anno e in base ai dati consolidati relativi ai primi 10 mesi, il presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi rivede le stime di UPA sulla chiusura degli investimenti per il 2018, ritoccandole al 1+% (circa) rispetto al precedente +1,8%. E, in questa intervista esclusiva a DailyMedia, spiega questa revisione come frutto non di una causa precisa e prevalente, ma come il combinato disposto di tanti fattori che stanno generando un “momento di sospensione” che caratterizza il sistema-Paese, dalla politica al clima di fiducia, dal sentiment e relativi comportamenti d’acquisto dei consumatori a quelli delle aziende, dalle tensioni all’interno del mercato dei mezzi alle conseguenze anche concrete della non partecipazione della nostra Nazionale ai Mondiali di calcio 2018. «Con search e social – spiega Sassoli – il periodo gennaio-ottobre si è chiuso al -0,4% e al -3,1% senza le stime Nielsen relative a Google e Facebook. Novembre e dicembre evidenzieranno un risultato migliore, ma settembre e ottobre sono stati sotto le aspettative, e la survey interna che abbiamo appena concluso ci ha portati a rivedere il tasso di crescita atteso. Non ci sono motivi precisi, ma sta di fatto che, mentre crescono settori come l’auto e il farma-cura della persona, ci sono tagli, tra gli altri, da parte di alimentare – che è il comparto leader per investimenti -, grande distribuzione e tlc, queste ultime probabilmente perché le riduzioni dei margini hanno conseguenze sui budget di comunicazione. L’altra evidenza del nostro citato e consueto monitoraggio tra le aziende associate è che c’è una riduzione dei budget da parte dei big spender, con una tenuta delle medie imprese e una crescita delle piccole. Un comportamento che proseguirà anche nel 2018, per il quale pure ora stimiamo una chiusura sempre dell’1%». Attendismo degli investitori Dopo un 2017 “modesto” rispetto al 2016 (che chiuse al +3,5%), analoga prospettiva si delinea quindi anche per il prossimo anno. «Sicuramente, purtroppo, l’assioma “anno pari – anno ricco” non ci sarà e anche per UPA, come per le aziende, la “visibilità” temporale è ridottissima -continua Sassoli -. La tornata elettorale che ci attende, come da tradizione, deprime gli investimenti e, in più, c’è la prospettiva di una sostanziale incapacità o impossibilità da parte delle forze politiche di dar forma a un Governo, con il rischio che si debba anche tornare a votare pochi mesi dopo, determinando una situazione di stallo che si congiungerà con quella della mancata partecipazione dell’Italia ai campionati di Russia. Si assisterà quindi al paradosso dell’essere in presenza di un’economia che sta dando buoni risultati da una parte e di un atteggiamento attendista da parte degli investitori, con scatti e frenate dettati da umori e mode contingenti che generano un quadro instabile». Tensione nella industry Il clima di crescente tensione “politica” si sta pesantemente trasferendo anche sulla industry dei mezzi, con Mediaset che ha ripreso ad attaccare la Rai, e non solo a parole, visto che un suo esposto sulle politiche commerciali, ritenute scorrette, di quest’ultima, era all’ordine del giorno anche del Consiglio AgCom di ieri. Sassoli non entra nel merito, ma si limita a ricordare il progetto di riforma della tv pubblica già lanciato da parte di UPA che, alla base, proprio per la sua natura, quest’ultima auspica che sia sganciata dalla politica. «Il modello che ci immaginiamo – ribadisce il presidente – è quello della BBC, affidata a una Fondazione, con possibilità di ridurne l’affollamento o di eliminare del tutto la pubblicità da uno dei tre canali generalisti, a fronte dei maggiori proventi derivanti alla Rai dal canone in bolletta. Finora, delle nostre raccomandazioni, è stata accolta solo quest’ultima, ma la nostra è una proposta complessiva, mentre il focus del contendere, adesso, è solo su un aspetto. UPA, su questo, non commenta, anche perché rappresenta piccoli, medi e grandi investitori. Certo, è intuibile che un affollamento più basso, in generale, favorisca questi ultimi, ma del resto è anche vero che il contesto in cui operano gli spender è molto cambiato rispetto a quello in cui sono partite le tv commerciali, e anche piccoli investitori hanno molti più canali, non solo in senso televisivo, per le loro campagne. Quel che conta, alla fine, è il costo per grp, e ogni azienda fa le sue scelte in base agli obiettivi che si pone». Bene la fusione AssoCom-Unicom Venendo infine al mondo associativo, Sassoli conferma il progresso del lavoro in corso con AssoCom e Unicom per la stesura del “Libro Bianco” sulle gare e – sollecitato di commentare l’annunciato progetto di fusione tra queste ultime due – ne approfitta per affermare che, personalmente e come UPA, è un processo visto positivamente, come tutte le fusioni che rafforzano il mondo associativo. L’ultima “chicca” riguarda l’anticipazione del titolo del prossimo incontro dell’associazione degli utenti con il mercato, che si terrà il 4 luglio sempre al Teatro Strehler e che si intitolerà “UPA Settanta”: l’associazione venne fondata infatti nel 1948, e Sassoli vuole celebrare l’anniversario rievocando quello che è successo in questi decenni come base per guardare al futuro e alle nuove sfide che attendono l’industry della comunicazione.

  • Mezzi FCP-Assoradio: raccolta a +14,6% in ottobre e a +5,4% nei dieci mesi; allo studio una campagna per allargare il parco-clienti

    Le concessionarie radiofoniche sono al lavoro su un piano di comunicazione pubblicitaria presso il mercato degli investimenti, per spingere ulteriormente il mezzo alla luce degli ultimi dati FCP-Assoradio. Nel mese di ottobre, la raccolta della radio ha superato i 37 milioni di euro, in crescita sullo stesso mese 2016 del 14,6%. Nei primi dieci mesi, invece, l’incremento medio progressivo è del 5,4%, «sensibilmente superiore alla media di mercato – commenta il presidente di FCP-Assoradio, Fausto Amorese -. L’andamento del mercato, per il momento, non riflette la pubblicazione dei dati TER – Tavolo Editori Radio sugli ascolti, per vederne gli effetti dobbiamo aspettare il prossimo anno». Il dato che apre l’ultimo trimestre del 2017 conferma la tendenza a crescere in corso da circa tre anni. Nelle intenzioni di FCPAssoradio, la campagna a sostegno degli investimenti dovrebbe partire già a gennaio o febbraio, o comunque in un periodo con poco affollamento pubblicitario. Dati i tempi stretti, non è escluso che possa slittare alla fine del secondo trimestre, ma i concessionari sono già al lavoro per individuare, possibilmente entro Natale, l’agenzia che dovrà occuparsene. «L’obiettivo – spiega sempre Amorese – è ampliare le anagrafiche-clienti a quelle delle aziende che ancora mancano o investono poco». I settori merceologici ci sono praticamente tutti, tranne quelli come la moda, dove l’immagine è preponderante, ma la radio è ancora lontana dall’avere il parco clienti della televisione. Ed è lì che vogliono arrivare i concessionari, a far capire a tutte le aziende che investono in comunicazione e anche a quelle che ci stanno pensando, che la radio è in grado di far vendere.

  • Dati Osservatorio FCP-Assoradio Ottobre 2017

    Dati Osservatorio FCP-Assoradio Ottobre 2017

    L’Osservatorio FCP-Assoradio (FCP-Federazione Concessionarie Pubblicità) ha raccolto i dati relativi al fatturato pubblicitario del mese di Ottobre 2017.
    Il fatturato pubblicitario del mezzo Radio registra nel mese di Ottobre 2017 un dato pari a +14,6% rispetto al corrispettivo 2016. Tale dato corrisponde ad un fatturato totale di € 37.030.000,00.

    Osservatorio FCP-Assoradio – Ottobre 2017
    Il commento del Presidente FCP-Assoradio Fausto Amorese
    “A Ottobre il fatturato del mezzo Radio cresce nuovamente a due cifre: +14,6% sul 2016. Ottobre è ad oggi il mese col fatturato maggiore dell’anno, per cui l’incremento assume ancora più rilevanza. Il dato progressivo Gennaio-Ottobre sale a +5,4%, sensibilmente superiore alla media del mercato. Per fare un consuntivo definitivo occorre aspettare la chiusura anno, ma anche l’inizio dell’ultimo quarter conferma la tendenza alla crescita del triennio. Uno stimolo in più per valutare, come stiamo già facendo, ulteriori iniziative che valorizzino il mezzo agli occhi degli investitori”.

  • Mercato La Finradio di Massimiliano Montefusco si aggiudica il 25% di Via Radio per 1 milione di euro

    DailyMedia 24/11/2017

    Si è conclusa con l’assegnazione tramite gara a Finradio, per mancanza di altri rilanci, la quota del 25% di Via Radio facente capo a Radio e Reti, nell’ambito del fallimento di quest’ultima società. Secondo quanto risulta a DailyMedia mancherebbe solo il pagamento per poter ufficializzare il trasferimento di quote alla società del gruppo RDS che fa capo a Massimiliano Montefusco. L’assegnazione è avvenuta in mancanza di controfferte almeno equivalenti da parte degli altri soci di Via Radio, tra cui Mario Volanti con una partecipazione a titolo personale del 55%, nei dieci giorni successivi alla gara (vedere DailyMedia del 6 novembre 20176, ndr). A fronte di una base d’asta di 250mila euro, l’offerta presentata da Finradio è di 1 milione di euro, segno di una forte volontà da parte dell’editore di Radio Dimensione Suono Roma di entrare nel mercato lombardo delle radio locali. A Via Radio fanno capo, infatti, gli asset e le frequenze di Radio Italia anni 60 Lombardia. Con questa operazione, che deve ancora essere formalizzata, la famiglia Montefusco mette un secondo “piede” nel capitale societario di altri editori radiofonici dopo l’ingresso, sempre tramite gara, di RDS, presieduta da Eduardo Montefusco, in Radio Italia con il 10% di proprietà di Radio e Reti.

  • Verbale dell’Assemblea FCP-Assoradio di Giovedì 26 Ottobre 2017

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    FCP - icona per file WORD DOCBozza Verbale Assemblea FCP-Assoradio 26.10.2017

    FCP - icona per file POWER POINT PPTX

    All. 1 – Presentazione dati Settembre 2017

    FCP - icona per file ACROBAT PDF

    All. 2 – La guida sul Digital Audio Advertising

    FCP - icona per file WORD DOC

    All. 4 – Verbale Assemblea FCP-Assoradio 26.09.2017

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  • Verbale dell’Assemblea FCP-Assoradio di Martedì 26 settembre 2017

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    FCP - icona per file WORD DOCBozza Verbale Assemblea FCP-Assoradio 26.09.2017

    FCP - icona per file POWER POINT PPTXAll. 1 Presentazione_dati_Agosto 2017

    FCP - icona per file POWER POINT PPTXAll. 2 Analisi Nielsen lug-ago 2017

    FCP - icona per file WORD DOCAll. 3 Verbale Assemblea FCP-Assoradio 27.07.2017

     

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  • Mercato Senza Mondiali perde anche l’Italia degli investimenti, l’1% dello spending per UPA e per Publicis Media, lo 0,5% per GroupM

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    DailyNet 15/11/2017

    La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia 2018 avrà di sicuro un pesante impatto negativo anche sul fronte degli investimenti, in marketing in generale e in comunicazione classica in particolare: lo stesso ma, all’opposto, in sottrazione, rispetto a quello in positivo che veniva incorporato nei primi forecast sul trend dello spending pubblicitario per il prossimo anno già disponibili. E, così, Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di UPA, che aveva detto solo pochi giorni fa che la presenza della nostra nazionale di calcio al torneo “valeva” un 1% degli investimenti, spiega ora a DailyMedia che l’esclusione da questo campionato ci costerà una cifra tra i 70 e i 100 milioni di euro di mancato incremento. Sassoli – che, nell’occasione, conferma sempre il suo +1,8% per quest’anno – resta comunque confidente che anche i prossimi 12 mesi si chiudano in positivo ma, inevitabilmente, con un tasso di crescita ridotto rispetto a una stima che, per altro, non ha ancora quantificato, in attesa dei riscontri della survey interna sulle intenzioni di spesa da parte delle aziende nel 2018 che UPA completerà il prossimo mese. Broadcaster penalizzati «Faremo specifiche valutazioni sugli ascolti dei gironi dei precedenti mondiali in cui ha giocato l’Italia e di quelli in cui non c’era – anticipa – ma, di sicuro, almeno 20 dei 100 milioni citati e, cioè, quelli investiti dagli sponsor del torneo, non ci saranno. Ma, purtroppo, ci aspettiamo un meccanismo “depressivo” più generale che potrebbe impattare sugli ascolti e sui conseguenti investimenti: non dimentichiamo che, di fatto, il calcio è un fatto collettivo e che su 32 picchi di ascolto negli ultimi due anni, 31 sono stati legati ad altrettante partite. I broadcaster saranno ovviamente quelli più penalizzati, e dovranno ripensare i loro palinsesti estivi: magari sarà anche un’opportunità di rilancio». Gli editori televisivi risparmieranno sui diritti – valutazioni indicano nell’ordine del 50% rispetto agli ultimi pacchetti – ma, al momento, non è dato sapere quali parteciperanno all’asta, con la novità di un interessamento, mai smentito, da parte anche di Mediaset, interessata a eventi free di grandi ascolti, come testimonia anche l’attuale gestione della Champions. Per altro, va capito se sempre Mediaset sia poi interessata anche per i diritti pay. In ogni caso, comunque, potrebbe quindi esserci una certa gara al rilancio con la Rai che, comunque, per motivi di “salute pubblica”, difficilmente si può immaginare non sia della partita. La Rai (la cui concessionaria avrebbe potuto puntare a un’ottantina di milioni se l’Italia fosse scesa in campo almeno nelle 3 partite iniziali) aveva beneficiato di una raccolta aggiuntiva, 3 anni fa, di 67 milioni che nel 2018 potrebbe scendere a 40. Per Sky era stata di una trentina di milioni, cifra che – se mai la piattaforma pay decidesse di stare in gioco – appunto, più o meno, si dimezzerebbe. A fronte di un obiettivo, sempre con l’Italia presente, che si poteva stimare di oltre 40. Continuità di pianificazione Un po’ meno pessimisti di Sassoli sulle conseguenze della nostra eliminazione dal torneo sono GroupM e Publicis Media, appositamente interpellati sempre dal nostro giornale. Il primo ha fornito proprio qualche giorno fa un forecast sul 2018 di crescita degli investimenti del 2,7% che, ora
    sarà rivisto. «Una prima stima ci porta a ritenere che l’impatto negativo dell’uscita dell’Italia ai Mondiali si aggiri intorno allo 0,5- 0,6% degli investimenti adv, stima fatta a caldo che verrà rivista una volta affinata la valutazione – spiega Norina Buscone, vp Research GroupM Italy -. In ogni caso, nel bene e nel male, abbiamo valutato che l’incidenza sullo spending totale che, ricordiamo, nel 2017 si dovrebbe attestare intorno a 7,7 miliardi di euro, pari al +0,4% sul 2016, non dovrebbe andare oltre i decimali indicati. Certo, eventi come questi portano anche altri investimenti aggiuntivi e incrementali che non ci saranno ma, sostanzialmente, gli spender che intendono comunicare lo faranno comunque seguendo una normale programmazione, magari senza una concentrazione delle pianificazioni tra metà giugno e metà luglio del 2018. Inoltre, non dimentichiamo che, comunque, ci sono anche partite di grande appeal pur senza gli azzurri in campo. Anche la stampa sportiva sarà penalizzata ma, semmai, potrebbe essere più danneggiata l’area degli eventi e delle sponsorizzazioni pensati ad hoc per il torneo». La raccolta incrementale perde 80 milioni Sostanzialmente analoga l’analisi di Publicis Media, che valuta in circa 0,9 punti percentuali la perdita di investimenti causata dalla nostra mancata qualificazione al torneo. «Le nostre stime più aggiornate – spiega Marco Robbiati, responsabile ricerche del Gruppo – indicano per il 2017 una chiusura al +0,7%, per un totale di 8,4 miliardi di euro, con un +2,1% per il 2018, intorno a 8,7 miliardi. Previsioni che, ora, ridimensioneremo al +1,2%. Le nostre stime di raccolta aggiuntiva dei Mondiali erano di 125 milioni di euro che, ora, scendono a 45. Mancheranno gli investimenti specifici di alcuni sponsor e aziende che tradizionalmente legano le loro opportunità di business a eventi di questo tipo, per esempio catene di elettrodomestici e produttori di apparecchi televisivi. Ma, anche per noi, in sostanza, non si prefigura una situazione apocalittica».

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  • Ascolti TER: dopo tanta attesa pubblicati i dati relativi al primo semestre del 2017; RTL 102.5 si conferma: è sempre primo network nazionale

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    DailyMedia 10/11/2017

    Superato l’empasse degli ascolti radiofonici con la pubblicazione dei dati della ricerca TER – Tavolo Editori Radio dopo i vari ritardi dovuti a discrepanze tra i risultati prodotti dai due istituti di ricerca coinvolti nell’indagine: GfK e Ipsos. Come già detto più volte, i dati pubblicati riguardano una rilevazione semestrale che va dal 4 maggio al 9 ottobre 2017. Il primo trimestre dell’indagine è stato cancellato. Un ultimo “giallo” avrebbe coinvolto Radio 24, che avrebbe a sua volta riscontrato incongruenze nei propri risultati, e richiesto a TER di non pubblicarli. Ma evidentemente i dubbi sono stati superati se in serata, ieri, i dati del semestre – anomalo, perché rappresentato dal secondo e terzo trimestre di rilevazione – sono stati pubblicati sul sito di TER completi, con la rilevazione relativa all’emittente del Sole 24 Ore. Premessa importante a questa ricerca, la non comparabilità con le precedenti GfK Radio Monitor, seppur realizzate con metodo CATI. In cima alla classifica dei network nazionali nel giorno medio c’è sempre RTL 102.5, con 8.483.000 ascoltatori. La novità di questa rilevazione è l’ingresso di Radio Freccia, sempre del gruppo che fa capo a Lorenzo Suraci, che esordisce con 667.000 ascoltatori. Al secondo posto, a una certa distanza da RTL 102.5, c’è RDS, con 5.701.000 ascoltatori, seguita da Radio Italia a quota 5.257.000 e Radio Deejay con 5.232.000. Il Gruppo GEDI totalizza 1.644.000 ascoltatori con Radio Capital e 1.750.000 con m2o. Radio Mediaset raggiunge 4.952.000 ascoltatori con Radio 105, 2.075.000 con R101 e 2.754.000 con Virgin Radio. Radio Monte Carlo è a quota 1.400.000. Rai Radio fa 3.930.000 con Radio1, 2.699.000 con Radio2, 1.385.000 con Radio3. Radio 24 si attesta a quota 2.144.000 ascoltatori. Radio Kiss Kiss ha 2.424.000 ascoltatori.

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