Blog

  • Convegno FIEG. Sassoli (UPA): “Contro le ‘fake news’ un’Authority europea e il controllo IAP su tutta la comunicazione, coinvolgendo anche l’editoria online”

    ADXExpress 03/02/2017

    “L’impatto dei social sulle nostre vite, sulla società e sul mercato in generale è tale da rendere indispensabile l’adozione di  codici di comportamento responsabili e  trasparenti . Anche i new media hanno bisogno di nuove regole per essere efficaci nel tempo, e noi aziende crediamo non sia possibile uno sviluppo senza regole condivise e un approccio responsabile anche nel mondo della comunicazione digitale. Per questo l’UPA lancia una duplice proposta: creare un‘Authority Europea contro le fake news e le distorsioni dell’informazione negli ultimi tempi abbastanza invasive sul web ed estendere l’autodisciplina, dello IAP dalla pubblicità commerciale a tutto il sistema della comunicazione, coinvolgendo anche gli operatori della rete, come editori online e Over the top, per eliminare notizie false o denigratorie attraverso istruttorie che diano ragionevoli certezze”.

    Lo ha dichiarato ad ADVexpress il presidente dell’UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, intervenuto oggi a Roma al convegno FIEG dal titolo  “Dalle black box alle legal box: digitale tra ambiguità e responsabilità”.

    “L’autodiscipliina, come avviene in pubblicità,  è uno strumento efficiente, veloce, economico e democratico che crediamo debba essere esteso, attraverso lo IAP, dalla comunicazione commerciale all’informazione tour court – ha aggiunto Sassoli de Bianchi  –   Oggi chi, come persona o azienda, si sente colpito o denigrato da un’informazione diffusa sul web, potrebbe rivolgersi allo Iap che avrebbe il vantaggio di essere ‘un organismo terzo’, evitando quel processo di autoregolamentazione in materia messo in atto ad esempio dagli Over the top”.

    “Internet è una grande opportunità – ha affermato Sassoli de Bianchi durante il convegno Fieg -, gliinvestimenti pubblicitari sul web rappresentano il 25% del totale, 2 miliardi su 8 complessivi. Ma – ha aggiunto Sassoli – nasconde anche delle insidie: l’indebolimento dei corpi intermedi: la politica, le associazioni, le stesse ‘marche’. Se viene meno la credibilità delle marche in questa entropia comunicativa dove non si distingue più il vero dal falso, questo è un problema. Ma anche l’assenza di trasparenza, la mancanza di una informazione veritiera e corretta che in realtà costituirebbe un diritto garantito dallo stesso articolo 21 della Costituzione dove si afferma non solo il diritto alla libertà di informare, ma anche quello di essere informati. E poi l’anonimato in Rete, l’assenza di responsabilità di chi vi opera”.

    La proposta dell’Associazione che riunisce le principali aziende investitrici del mercato, anticipa il presidente ” è stata accolta con interesse da tutti i relatori presenti al convegno FIEG’.

    All’incontro, moderato da Maria Latella hanno preso parte anche il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, il presidente della Fieg Maurizio Costa e il direttore del Corriere della sera Luciano Fontana.

    Maria Latella,  ha posto l’accento sulla necessità – forse compresa in altri Paesi prima che nel nostro – di rispettare delle regole che consentano la sostenibilità della produzione e diffusione dei contenuti editoriali, garantiscano una competizione alla pari dei players dell’informazione e prevengano o pongano rimedio ai danni derivanti alla reputazione e alla privacy da un uso improprio della Rete.

    Ruben Razzante ha lanciato un appello al Governo per l’avvio di un tavolo di consultazione tra tutti gli operatori della filiera di produzione e distribuzione delle notizie e dei contenuti in Rete. Un tavolo che possa condurre alla definizione di linee guida per arginare il fenomeno delle fake news, regolare lo sviluppo della Rete e valorizzare l’informazione di qualità. Per Razzante è essenziale ricollocare al centro dell’agenda politica il tema della democrazia e del ruolo degli Over The Top, con i quali rispetto a qualche anno fa il rapporto è senz’altro cambiato, anche grazie alla ricerca di collaborazioni commerciali come quella con Google avviata da Fieg, ma con i quali va raggiunta una sintesi tra le esigenze di tutti gli operatori. “Le fake news rappresentano un rischio per la democrazia perché abbassano il livello dell’informazione e della necessità di ripristinare una gerarchia e verificabilità delle notizie devono invece – ha concluso Razzante – essere consapevoli tutti coloro che operano in Internet”.

    “Il labile confine tra regolazione e censura nella percezione dell’opinione pubblica – ha ricordato Maria Latella nel dare la parola al Garante Antitrust – è alla base delle polemiche suscitate da una recente dichiarazione di Giovanni Pitruzzella sulla necessità di un organismo di vigilanza sulle notizie a livello europeo allo scopo di contrastare tutti quei movimenti che rischiano di inquinare il naturale dibattito democratico, alimentando campagne di paura e odio a colpi di notizie fraudolente”:

    Pitruzzella ha ribadito oggi che la sua presa di posizione, con la recente intervista al Financial Times, nasceva dalla volontà di porre l’accento sulla “necessità, non solo per il mondo dell’informazione e della comunicazione, ma più in generale, di un confronto improntato alla trasparenza e alla correttezza, essenziali per lo svolgimento stesso della vita democratica”. “Di fronte alla quarta rivoluzione industriale – ha aggiunto Pitruzzella – e alle sue conseguenze, tra cui la cancellazione di posti di lavoro e la decentralizzazione dell’informazione con la sua scia di insidie per i fruitori delle notizie, è necessario immaginare regole nuove. Quelle vecchie non bastano. E non si tratta di censura – ha aggiunto – ma di tutelare i diritti delle persone. Non tutto quello che circola in Rete infatti, un esempio per tutti gli ‘hate speeches’, ricade nella cosiddetta libertà di informazione”.

    A Luciano Fontana è stato chiesto come è vissuto dall’interno di un giornale come il Corriere della Sera, per il quale parole come fiducia e responsabilità appaiono scontate, il cambiamento. “In questo profondo progetto di trasformazione – ha detto Fontana – dove non si ha nemmeno un’esatta coscienza del campo di gioco, non valgono le sole regole della deontologia professionale. I social network sono essi stessi fonti. La responsabilità degli Over The Top è enorme, non sono solo dei mezzi tecnici. Google dovrebbe assumersi le stesse responsabilità di ciò che divulga degli editori”. “In un mondo in cui domina la velocità, in cui le persone per la maggior parte non si fermano certo ad incrociare le informazioni per farsi un’idea, è ancora più importante e necessario – ha detto Fontana – il ruolo di una professione che produca un giornalismo – anche se l’espressione è forse abusata – ‘di qualità’: che selezioni le notizie, fornisca un’agenda definita, offra garanzie per quanto possibile di oggettività, sia capace di correggersi velocemente”.

    Maurizio Costa, nel tirare le fila degli interventi, ha concluso come anche per l’informazione in Rete ci si debba basare su trasparenza, correttezza, responsabilità. Occorre perciò superare l’asimmetria che non prevede oggi la stessa responsabilità anche per chi opera nel web. E quindi definire un sistema di regole trasparenti e condivise che garantiscano tutti i soggetti in termini di concorrenza, fiscalità, privacy e tutela del diritto d’autore.

  • Editoria Sport Network e NTV insieme per il nuovo magazine “Italo. I Sensi del Viaggio”

    DailyMedia 03/02/2017

    Un incontro importante segna l’inizio del 2017: Sport Network e NTV insieme per il nuovo magazine “Italo. I Sensi del Viaggio”. Contenuti di tendenza e una veste grafica completamente nuova sono i tratti distintivi della nuova rivista di Italo che ha debuttato in questi giorni a bordo treno e nelle Lounge Italo Club. Attuale, completo e ricco di approfondimenti, il nuovo magazine di Italo guiderà il viaggiatore alla scoperta delle meraviglie del nostro Paese nel campo dell’arte, della moda, del design e del gusto in un viaggio ispirato ai 5 sensi umani. Vista, udito, gusto, tatto e olfatto saranno, infatti, le bussole che orienteranno il lettore tra le pagine di questo nuovo magazine. A Sport Network saranno affidate la realizzazione dei contenuti editoriali e la raccolta pubblicitaria. Articoli, reportage, interviste saranno curati da una redazione di esperti del mondo del lifestyle. I contenuti All’interno di “Italo. I sensi del Viaggio” ampio spazio sarà dedicato, ovviamente, al viaggio e alla scoperta delle meravigliose città italiane che di mese in mese saranno raccontate dalla prospettiva di un turista curioso e attento ai dettagli. Consigli di viaggio, itinerari e appuntamenti da non perdere verranno segnalati di volta in volta per permettere al viaggiatore di vivere questi fantastici luoghi a 360 gradi. Un occhio di riguardo sarà anche riservato alla cultura enogastro- nomica del nostro Paese, apprezzata in tutto il mondo non solo per i suoi ottimi prodotti dalle innumerevoli varianti regionali ma anche per la maestria dei nostri chef stellati, veri e propri ambasciatori dell’eccellenza italiana nel mondo. E poi ancora approfondimenti sui film in programmazione al cinema, ricche selezioni sulle serie tv più seguite e sui programmi televisivi da non perdere. Ogni mese non mancheranno poi gli appuntamenti con la cultura e con i grandi eventi della musica italiana e internazionale, senza dimenticare le ultime tendenze di benessere e hi-tech. Il progetto editoriale del nuovo magazine di Italo è stato curato da Andrea Brambilla, Direttore Editoriale di Conti Editore. I commenti Il Presidente di NTV Andrea Faragalli Zenobi dichiara: “L’attenzione verso il viaggiatore e l’eccellenza del servizio sono i principi alla base della nostra filosofia aziendale e questa rivista ne vuole essere un ulteriore esempio”, e aggiunge: “la utilizzeremo per raccontarvi le nuove sfide e i nuovi obiettivi di un anno molto importante per tutti noi: azionisti dipendenti e viaggiatori. Saranno tante le novità che abbiamo in serbo per voi e che vi anticiperemo su queste pagine per garantirvi una prospettiva privilegiata”. Paolo Posteraro, Direttore di “Italo. I Sensi del Viaggio” commenta: “Con “Italo. I sensi del viaggio” accompagneremo i viaggiatori in giro per l’Italia, tenendogli compagnia quando sono sul treno e facendogli scoprire le bellezze italiane” La distribuzione “Italo. I Sensi del Viaggio” sarà disponibile, in versione cartacea, a bordo di tutti i treni Italo e nelle Lounge Italo Club di Milano Centrale, Roma Termini e Roma Tiburtina, Firenze Santa Maria Novella e Napoli Centrale, in versione digitale all’interno del portale di bordo Italolive e sul sito www.ntvspa.it

  • Rilevazioni FCP-Assointernet: l’online perde il 2,3% nel 2016 e chiude a 457 mln

    ADVExpress 03/02/2017

    Dopo il calo dello 0,7% nel 2015, il perimetro delle concessionarie FCP-Assointernet lascia per strada un altro 2,3% nel 2016 chiudendo a 457,7 milioni di euro. Un calo rispetto ai 468,6 milioni dell’anno prima, che conferma quello che sapevamo già: al netto di Facebook e Google, non misurati da FCP-Assointernet, l’offerta perde quote di mercato. Anche online. La tendenza al consolidamento, dunque, prosegue in un contesto in cui gli investimenti complessivi incrementano, ma a una sola cifra grazie agli OTT. Concentrazione e mobile Insomma Facebook e Google, come nel resto del mondo, stanno facendo il vuoto dietro a sé. Soprattutto su mobile dove le concessionarie FCP mostrano segnali di sofferenza: è vero, da una parte è il segmento a maggiore crescita, a +98,6% per una raccolta sul mezzo di 44,11 milioni; ma dall’altra questo valore sembra ancora modesto se si considerano i dati del Politecnico che parlano di un giro d’affari mobile pari a 700 milioni (anche se la metodologia di ricerca non è la medesima, il gap dà l’idea di quanto gli OTT siano dominanti). E c’è ancora un dislivello tra il valore degli investimenti mobile e lo spostamento dell’audience sul mezzo. La concorrenza con latelevisione e la necessità di fare sistema Alla base del risultato a due velocità di internet vi è sicuramente la concorrenza della tv: il piccolo schermo rimane centrale nel nostro Paese e i grandi eventi sportivi come Olimpiadi ed Europei, nonostante il grande seguito online, hanno spinto la raccolta della televisione più che quella dei mezzi digitali, anche grazie a sconti nei prezzi degli spot. Insomma in Italia la tv ha ancora il 50% del mercato e ciò rappresenta inevitabilmente un freno alla spesa sui canali online, dove molti inserzionisti ormai si fidano soprattutto dei dati altamente qualitativi di Facebook e Google. Una soluzione, paventata più volte dagli attori della industry, è quella di creare una sorta di alleanza tra editori, in grado di scalare l’audience e di valorizzarne le informazioni. Ma per adesso esperimenti del genere, vedi Gold 5, non hanno dato i risultati sperati e la forchetta tra OTT ed editoria tradizionale si sta progressivamente allargando.

    Il programmatic Come dichiarato da Giorgio Galantis, presidente di FCP-Assointernet, nel commento che ha accompagnato la nota sulle performance delle concessionarie, pesano anche i fee tecnologici del programmatic: “Nei report dell’Osservatorio FCP-Assointernet i due mesi più importanti per volume di fatturato, novembre e dicembre, chiudono rispettivamente a +1% e -1,2% verso il 2015, determinando una chiusura complessiva del 2016 a 458 milioni di euro e limitando la flessione al -2,3% rispetto all’anno precedente. A tale flessione hanno contribuito due differenti aspetti. Da un lato e in quota parte i costi tecnologici connessi alla crescita della componente programmatic direttamente ‘detratti alla fonte’ dai fatturati delle concessionarie, dall’altro l’impatto di eventi come Europei e Olimpiadi che hanno determinato una diversa allocazione dei budget pubblicitari. Rileviamo infine come nel 2016 il fatturato ‘mobile’ sia raddoppiato rispetto all’anno precedente anche come quota di mercato raggiungendo un’incidenza sul totale investimenti del 10% circa, dal 4,7% al 9,6%”. Editori e piattaforme terze Sarà anche importante vedere la relazione tra editori e piattaforme terze, con tutti i punti di domanda legati alla monetizzazione delle stesse e la perdita del controllo nella gestione del processo di monetizzazione dei contenuti. Secondo Digital Content Next, negli Stati Uniti un editore premium genera mediamente il 14% dei propri ricavi da piattaforme terze. I numeri FCP del 2016 Tornando ai numeri rivelati da FCP-Assointernet nella giornata di ieri, nel 2016 le concessionarie FCP-Assointernet hanno raccolto 458 milioni, di cui 44 milioni, mostrando ancora una volta una centralità del segmento Web, a circa il 90% della spesa totale per un giro d’affari di 407 milioni, in discesa del 7,5% sull’anno prima. Residuale la quota dei Tablet, in crescita a oltre 4 milioni, e Smart Tv/Console, poco più di 1,1 milioni, ma in contrazione del 33,1%. I numeri FCP di dicembre 2016 Dicembre, invece, si è chiuso a -1,2%. Giù Web (-5,1%) e Smart Tv/Console (-28,2%). Trend positivi, invece, per Mobile (+44,9%) e Tablet (+35,6%). In totale, nel mese è stato perso l’1,2% rispetto a dicembre dell’anno prima per un totale di 51,7 milioni. <

  • Analisi PageFair: ad blocking al 17% su desktop e all’1% su mobile in Italia; nel mondo adv bloccata su 615 mln di device

    DailyNet 02/02/2017

    Non si arresta l’ascesa della pratica dell’ad blocking, a +30% nel 2016 su scala globale. A rilevarlo è PageFair, secondo cui l’anno scorso ben 615 milioni di device, di cui 308 milioni da mobile, hanno attivato filtri per bloccare la pubblicità. La simile ripartizione di quote tra desktop e mobile non deve però ingannare: il 94% dei dispositivi mobili equipaggiato con ad blocking è situato in Apac. Non c’è stata invece un’impennata nell’uso dell’ad blocking in Nord America ed Europa: il pericolo, in questo caso, è che le aziende produttrici possano preinstallare software ad blocking sui telefonini, provocando una conseguente accelerazione nell’adozione di sistemi anti-advertising. In Italia la penetrazione dell’ad blocking è al 17% su dekstop e all’1% su mobile. Particolarmente interessante è il motivo principale per cui gli americani intervistati da PageFair decidono di scaricare un ad blocker: non la pubblicità ma per rimanere al sicuro da malware (30%), appena sopra ai formati pubblicitari interruptive (29%). Solo il 14% ha citato i troppi annunci in pagina come motivazione. Insomma è la privacy la ragione per cui si scaricano gli ad blocker e gli scandali emersi in casa Yahoo sui furti di dati sensibili non fanno altro che alimentare una preoccupazione di per sé già concreta. Secondo Johnny Ryan, head of ecosystem di PageFair, la colpa è di tutta l’industry, rea di non aver seriamente preso in considerazione il tema della privacy. A livello socio-demografico, il fenomeno è prevalentemente maschile ed è più comune tra le fasce più giovani della popolazione. Ciò non è una sorpresa, anche se ormai l’ad blocking, spiega PageFair, è una questione trasversale a età e sesso. Insomma, l’ad blocking ha raggiunto un certo livello di maturità. Un altro tema affrontato dal report è relativo alle modalità con cui gli editori hanno provato a combattere il problema e le diverse vie intraprese dal comparto media per convincere gli utenti a disinstallare l’ad blocker o mettere in white list i propri siti. Erigere muri non è una soluzione funzionante. Al 90% degli utenti intervistati è stato chiesto di disattivare l’ad blocker altrimenti l’accesso ai contenuti sarebbe rimasto interdetto. E il 74% di questi ha deciso di chiudere la pagina e andare da un’altra parte: per Ryan, intervistato da Business Insider, non tutti i publisher hanno contenuti esclusivi da giustificare un paywall. Ryan consiglia di aprire un dialogo con il proprio pubblico al fine di individuare le ragioni che dettano l’uso di strumenti per bloccare la pubblicità, e cercare di risolvere il problema offrendo una soluzione. Facebook ha intrapreso un’azione simile l’anno scorso: ha interrogato i suoi utenti e aggiornato i tool di preferenza degli annunci per fornire agli stessi maggiore controllo sulla tipologia di ads da distribuire. Nel redarre l’indagine PageFair ha intervistato 4,626 utenti oltre a utilizzare dati provenienti da StatCounter, Internet Live Stats, eMarketer, e US Census Bureau.

  • Concessionarie WebAds lancia ufficialmente il suo nuovo logo : “WebAds The Publishers Network’”

    DailyNet 1/02/2017

    Il 2017 di WebAds si apre con un Rebranding. Abbandonata la storica ‘swirl’ di colore viola WebAds abbraccia un logo dal design arrotondato, elegantemente nero, che simboleggia una nuova era dell’azienda che, pur portando con sé i valori che l’hanno fatta apprezzare in oltre dieci anni di presenza sul mercato – internazionalità, innovazione, dinamismo – entra nel pieno della sua maturità. Il nuovo payoff di WebAds Il nuovo payoff The Publishers Network riassume la visione che WebAds ha del mercato digital attuale, un mercato che evolve in una direzione sempre più tecnologica, ma deve ricordare di porre sempre al centro gli editori, con la propria identità e i propri contenuti. L’essenza del Brand WebAds in poche semplici parole ‘ We simply add up’ ovvero il valore aggiunto dato dai talenti, il know how, la tecnologia, le competenze che WebAds ha maturato negli anni. Tutto ciò per dare all’editore la libertà di lavorare al proprio prodotto, mentre WebAds si dedica alla massimizzazione dei ricavi pubblicitari sotto l’aspetto sia commerciale sia tecnologico. L’editore al centro L’editore al centro della propria strategia diventa quindi una garanzia anche per l’inserzionista, che grazie a WebAds raggiunge audience certificate di altissima qualità. ‘’Tecnologia e dati sono temi imprescindibili sul mercato attuale, WebAds già da tempo si è mossa in questa direzione, ma vogliamo sempre ricordare che senza il grande lavoro che gli editori impiegano a perfezionare il proprio prodotto, anche la qualità dell’investimento pubblicitario è minata”, ha commentato Constantijn Vereecken, managing director WebAds Italy.

  • Media RCS: un “buon momento” grazie agli investimenti di Urbano Cairo, in attesa di Gramellini e del nuovo Corriere Economia

    DailyMedia 1/02/2017

    RCS è in un “buon momento” grazie agli investimenti messi a disposizione dal nuovo editore Urbano Cairo, che hanno portato una serie di novità e ancora ne porteranno, soprattutto al Corriere della Sera con l’arrivo, il 14 febbraio, di Massimo Gramellini con una rubrica quotidiana e, nei primi quindici giorni di marzo, con il lancio del nuovo Corriere Economia. «Il Corriere sta andando molto bene, siamo i primi per diffusioni in edicola», commenta Raimondo Zanaboni, Direttore Generale Advertising & Communication Solutions di RCS. Aumentato anche l’impatto sulle diffusioni del settimanale Oggi, grazie al riposizionamento dello scorso autunno e agli investimenti sul restyling dell’allegato Cucino. «Il momento è positivo per noi, compatibilmente con le condizioni del mercato di riferimento, e con il rallentamento testimoniato dai dati Nielsen in chiusura 2016», dice ancora Zanaboni, intervenuto al convegno “Newsbrand” organizzato da GroupM con Manzoni, System24, Piemme e RCS ieri a Milano. «La ricerca presentata oggi (ieri, ndr) è importante per ribadire ancora una volta il valore dei brand editoriali in questo momento in cui si parla tanto di fake news. Con tutta la spazzatura che gira, in rete e su tutte le piattaforme, abbiamo l’opportunità di dimostrare che i brand sono fondamentali e certificano la qualità. Infatti, la pubblicità digitale veicolata attraverso brand editoriali genera risultati migliori di quella su siti non accreditati».

  • Media RCS: un “buon momento” grazie agli investimenti di Urbano Cairo, in attesa di Gramellini e del nuovo Corriere Economia

    DailyMedia 1/02/2017

    RCS è in un “buon momento” grazie agli investimenti messi a disposizione dal nuovo editore Urbano Cairo, che hanno portato una serie di novità e ancora ne porteranno, soprattutto al Corriere della Sera con l’arrivo, il 14 febbraio, di Massimo Gramellini con una rubrica quotidiana e, nei primi quindici giorni di marzo, con il lancio del nuovo Corriere Economia. «Il Corriere sta andando molto bene, siamo i primi per diffusioni in edicola», commenta Raimondo Zanaboni, Direttore Generale Advertising & Communication Solutions di RCS. Aumentato anche l’impatto sulle diffusioni del settimanale Oggi, grazie al riposizionamento dello scorso autunno e agli investimenti sul restyling dell’allegato Cucino. «Il momento è positivo per noi, compatibilmente con le condizioni del mercato di riferimento, e con il rallentamento testimoniato dai dati Nielsen in chiusura 2016», dice ancora Zanaboni, intervenuto al convegno “Newsbrand” organizzato da GroupM con Manzoni, System24, Piemme e RCS ieri a Milano. «La ricerca presentata oggi (ieri, ndr) è importante per ribadire ancora una volta il valore dei brand editoriali in questo momento in cui si parla tanto di fake news. Con tutta la spazzatura che gira, in rete e su tutte le piattaforme, abbiamo l’opportunità di dimostrare che i brand sono fondamentali e certificano la qualità. Infatti, la pubblicità digitale veicolata attraverso brand editoriali genera risultati migliori di quella su siti non accreditati».

  • Media RadioRai: adv in crescita del 7,5% nel 2016 grazie alla riorganizzazione di Rai Pubblicità nell’area dedicata

    DailyMedia 31/01/2017

    RadioRai ha chiuso il 2016 con un fatturato pubblicitario in crescita del 7,5% sul 2015, contro una media complessiva del comparto del +2,3%, grazie all’apporto importante delle iniziative speciali, cresciute del 17% sempre nei dodici mesi. Ma non solo: Rai Pubblicità ha messo in campo una serie di iniziative che prendono spunto dalla riorganizzazione della concessionaria stessa, in ambito radio, capaci di dare una spinta essenziale ai risultati. Spiega Francesco Barbarani, Direttore Area Radio e Web di Rai Pubblicità, che ha ideato la riorganizzazione: «Cruciali sono stati la creazione di un nuovo comparto dedicato alla gestione dei rapporti con i centri media e il potenziamento dell’area progetti speciali tramite l’inserimento di una figura dedicata. La rete commerciale è stata riorganizzata con l’introduzione di nuovi ruoli di coordinamento nazionale e di raccordo territoriale sul fronte della divisione clienti del Nord Italia e contemporaneamente con la designazione di un nuovo responsabile per tutta l’Italia. Abbiamo operato una rivisitazione della politica commerciale in aree tematiche più in linea con le richieste del mercati». Dopo un dicembre chiuso con una crescita a due cifre, definita «importante», il trend positivo si ripropone anche a gennaio 2017, nonostante sia un mese più corto dal punto di vista pubblicitario: «Abbiamo realizzato un bel segno “più”, sebbene gennaio 2016 sia stato molto forte rispetto a quello dell’anno precedente. Inoltre, avremmo potuto rischiare di perdere qualche investimento a favore del Festival di Sanremo, che quest’anno è stato anticipato. La raccolta del Festival sta andando bene, è un evento che suscita molto interesse». A proposito di eventi, dove RadioRai riesce a sviluppare una buona crossmedialità con il mezzo tv, Rai Pubblicità ha lavorato sul tema con offerte dedicate, progetti tailor made e attività sul territorio. Tra i più importanti figurano: su Radio1, gli Europei di calcio e le Olimpiadi, il Giro d’Italia e il Tour de France, la Formula 1 e il MotoGp; su Radio2, gli appuntamenti con “M’illumino di meno” e “Caterraduno”, il Festival di Sanremo e il Lucca Summer Festival, oltre all’“Earth Day”, l’Eroica, la Barcolana, “Comics” e il “Maker Faire”; su Radio3, Il Festival della Filosofia di Modena, quello della Letteratura di Mantova e “Materadio”. Secondo i dati Radio Monitor del primo semestre 2016, sono cresciuti gli ascoltatori RadioRai sui target di canale, registrando su Radio1 un incremento del 12% sul target trade, del 15% su Radio2 sui 25-54 anni e del 7% su Radio3 sui dirigenti. Nonostante fare previsioni sia difficile, data la rapidità di pianificazione che interessa anche il mezzo radio, gli andamenti delle prime settimane sono promettenti. Vanno bene il calcio su Radio1 e la campagna “M’illumino di meno” del programma “Caterpillar” del prossimo 24 febbraio, oltre al Festival, «su cui abbiamo un outlook positivo» conclude Barbarani. Intanto, si segnala il passaggio di Marco Lazzarone dalla concessionaria all’editore, per collaborare nell’ambito del nuovo piano editoriale approntato da Roberto Sergio, direttore ad interim di RadioRai – in odore di conferma alla direzione -, e dal direttore artistico Carlo Conti.